La prova di latino per la Maturità: “Quella di Seneca è un’invettiva contro l’orgia collettiva dei nostri giorni. Ai ragazzi sarà sembrato un messaggio da Marte”

Ivano Dionigi

Ivano Dionigi

 
Intervista al latinista ex rettore dell’università di Bologna Ivano Dionigi: il commento alla epistola “Chi è saggio non segue il volgo”
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“Siamo al Seneca morale di Dante e i ragazzi credo abbiano avuto un certo sollievo nell’aver incontrato il più familiare Seneca e non l’ostico Tacito o l’argomentativo Cicerone”. Ivano Dionigi, latinista, ex rettore dell’università di Bologna, saggista - il suo ultimo libro è Benedetta parola (Il Mulino) – commenta la prova di latino nei licei classici. Una versione di Seneca, uno degli autori latini che va per la maggiore alla Maturità (proposto per 16 volte, l’ultima nel 2017) tratta dall'opera Lettere morali a Lucilio e intitolata Chi è saggio non segue il volgo (epistola 94 del 15 libro).


Professore una versione affrontabile?
“Il compito non è difficile per chi ha fatto decorosamente un liceo classico, c’è un ragionamento unico che poi si snoda in concetti semplici e consequenziali. I periodi sono brevi, si tratta delle famose Sententiae senecane giocate sull’antitesi, sulle anafore e la ripetizione degli interrogativi. E questo agevola. Inoltre, per quanto riguarda il lessico non ci sono né parole rare né parole dal significato ambiguo. Eccetto un falso amico: impotentia che va correttamente tradotto con strapotere”.

Le difficoltà sono nel contenuto?
“Il contenuto è interessante, parla di noi. Quella di Seneca è un’invettiva contro l’orgia collettiva dei nostri giorni. C’è una polemica contro l’ostentazione, l’apparire, la ribalta (scaenam) e il mettersi in mostra. Seneca usa verbi come monstrari, ostendere. E poi c’è la polemica contro gli pseudo valori: ambizione, lusso, strapotere, la gratiam (la popolarità), il potere. Senza dire del caos delle città (fremitus urbium). E poi c’è il contrasto tra la vita autentica del sapiens contrapposta alla vita del populus, inteso come vulgus, che si accontenta delle frumentatiònes”.


Come cambia il concetto di popolo in questo dialogo con Lucilio?

"È il populus che non ha più anima, che affida il potere al turpe e ne gode come dirà nella Fedra”.


Un brano che sferza sui valori, lei dice che parla a noi.
“Due sono i valori proposti: la lode di colui che è ricco del poco, ovvero della parsimonia, e l’elogio dell’otium garantito dallo studio. L’otium è la vita ritirata, la formazione, è l’esaltazione della Scholé, da cui deriva la scuola. C’è l’invito a rientrare in sé stessi ed uscire dalle cose esteriori. È tutta la filosofia senecana dove c’è un fuori e un dentro e i valori sono nel dentro.


Come avrebbe commentato nei panni di un maturando?
“Credo che il maturando si chiederà dove è tutta questa saggezza oggi, pare un messaggio che viene da Marte, perché oggi i giovani sperimentano tutto l’anti-decalogo di Seneca. Sarebbe una vittoria di tutti se i ragazzi alla domanda dove è oggi che si impara a vivere con l’essenziale e senza spettacolo e populismi, rispondessero che i valori li trovano solo nella scuola che, insisto nel dirlo, è l’unica palestra dei fondamentali nei crocevia del futuro. Io tradurrei ‘i giovani e la scuola’ al posto di ‘chi è saggio non segue il volgo’”.


Il Seneca morale non è il solo Seneca, non è così?
“È un’invettiva sui valori che sono quelli propagandati oggi dalla nostra società e dalla non politica. A questi Seneca oppone la vita del saggio. Questo contrasto con quello che suggerisce non deve meravigliare: anche Seneca era così, c’è un Seneca della predica e c’è un Seneca reale, della vita e della condotta che è tutta una contraddizione. Era un accumulatore di capitali, aveva accumulato 300 milioni di sesterzi ci dice Tacito, era un usuraio, ha dedicato tutta la vita alla politica e solo quando non ha più potuto si è dato allo studio. Seneca è homo duplex, campione di incoerenza. Non sono saggio, si difendeva, ma sono uno che aspira alla saggezza. E diceva: bisogna badare agli insegnamenti e non agli esempi. I ragazzi in realtà oggi avrebbero bisogno di entrambi. Ed è quello che manca”.

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