Morire di lavoro

Stefano Zanni, giù da un'impalcatura a Orta Nova: diceva sempre "meglio un amico in più che un euro in più"

Operaio sessantenne, è morto mentre faceva la manutenzione di una cappella cimiteriale nella cittadina del foggiano
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Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. Una Spoon River che racconta le vite di ciascuna vittima, evitando che si trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro Paese una media di due lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e “Morire di lavoro” vuole essere un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fino a quando avrà termine quello che è stato definito “un crimine di pace”.

"Preferisco avere un amico in più che un euro in più". Chi conosceva Stefano Zanni lo vuole ricordare con quella sua frase che spunta da un angolo dei social. La fotografia di una persona generosa e onesta. Stefano, operaio sessantenne, è morto giovedì precipitando da cinque metri mentre lavorava alla manutenzione di una cappella cimiteriale a Orta Nova, cittadina del Foggiano. Guardi il suo viso, lo incroci con l'età, e pensi a quanti operai e muratori sono costretti ancora ad arrampicarsi sulle impalcature dei cantieri in una fase della vita nella quale sarebbe più giusta un'esistenza tranquilla.

"Una tragedia per tutta la nostra comunità. Nel 2021 non si può ancora morire di lavoro", ha detto il sindaco di Orta Nova, Domenico Lasorsa. "Ci tocca ancora aggiornare questo terribile elenco che ,solo in Puglia, nei primi tre mesi del dell'anno, ha registrato circa 6000 denunce di infortuni sul lavoro, 63 al giorno, e 13 casi mortali", commentano i sindacati edili della Capitanata. "In alcune occasioni nelle quali ne avevamo avuto necessità, il caro Stefano ci aveva sempre dato la sua disponibilità a titolo di volontariato", racconta sui social la Misericordia Orta Nova.

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