Al Festival di Venezia 'Zapatos Rojos', Elina Chauvet: la sorella uccisa e l'arte che si fa politica

Al Festival di Venezia 'Zapatos Rojos', Elina Chauvet: la sorella uccisa e l'arte che si fa politica
(ansa)
L'artista 63enne ideatrice dell'installazione in Laguna per 'Zapatos Rojos' dell'esordiente Carlos Eichelmann Kaiser
1 minuti di lettura

Sono in tutto il mondo e sono arrivate anche a Venezia. Con lei, la donna e l'artista che per la prima volta nell'agosto del 2009 li ha lasciate lì a terra per condannare la piaga dei femminicidi in Messico e dare una voce universale al dolore che l'aveva colpita: l'uccisione della sorella, ammazzata dal marito a 22 anni. Da allora le scarpe rosse sono diventate il simbolo della lotta alla violenza contro le donne, emblema della Giornata internazionale del 25 novembre.

Elina Chauvet, 63 anni, l'artista messicana che ha ideato l'installazione è arrivata al Festival di Venezia per accompagnare il film 'Zapatos Rojos' dell'esordiente Carlos Eichelmann Kaiser (in concorso nella sezione Orizzonti Extra), una co-produzione Messico-Italia, distribuito in Italia da 102 Distribution.

Un film che racconta i femminicidi dalla prospettiva di un padre in un terra, il Messico, tristemente nota per il numero indicibile di donne sequestrate, stuprate e uccise, in particolare a Ciudad Juarez, lì dove l'installazione di Chauvet è apparsa per la prima volta. Erano 33 le paia di scarpe allora, portate dalle famiglie delle giovani donne, sparite e poi ritrovate senza vita, violate e mutilate, tanto che alcune delle loro scarpe insaguinate sono servite in alcuni casi a riconoscere le vittime. Un centinaio quelle verniciate di rosso lasciate intorno alla Sala Giardino al Festival del cinema prima della proiezione del film.

 

"Per me è stato un processo di guarigione - ha detto Chauvet - io sono passata dalla pittura all'installazione nel 2009 perché vivendo allora a Ciudad Juarez notavo quanto stesse crescendo il numero di femminicidi e questo mi ha fatto venire in mente l'idea. Di certo il primo pensiero è venuto dall'assassinio di mia sorella".

Quelle scarpe rosse esposte nelle strade, piazze, scuole, palazzi istituzionali, in risposta all'ondata di femminicidi in Messico ha dato vita a un movimento, e nel 2020 un gruppo di attiviste ha dipinto 300 paia di scarpe rosse e indetto uno sciopero di 24 ore durante il quale le donne si sono assentate dai luoghi di lavoro e dalla vita pubblica utilizzando l'hashtag #UnDiaSinNosotras.

"La relazione tra arte e attivismo è molto stretta - ha spiegato ancora l'artista - Red Shoes è diventato un movimento socio-politico, non solo una protesta, il mio è un pezzo di arte che è politico e sociale allo stesso tempo".