Emma Pezemo, giovane studentessa camerunese, era iscritta al corso di laurea magistrale in Sociologia e servizio sociale a Bologna. Nella notte tra l'1 e il 2 maggio del 2021 è stata uccisa dal fidanzato, il suo corpo fatto a pezzi e gettato in un cassonetto. Una morte atroce che ha profondamente scosso l’Alma Mater. Pina Lalli è una delle docenti e coordina l'Osservatorio di ricerca sul femminicidio dell’ateneo. Qui un suo pensiero per la studentessa.
Cara Emma,
era una domenica mattina il 2 maggio di tre anni fa quando le tue compagne si sono accorte che non eri rientrata nella stanza dello studentato dove abitavi. Studentessa della laurea magistrale in Sociologia e servizio sociale all’Università di Bologna, non saresti più rientrata: eri stata barbaramente uccisa dal fidanzato e il tuo corpo dilaniato abbandonato in un cassonetto.
Attoniti e sgomenti, ti abbiamo ricordato e celebrato in Università, nei mesi e anni successivi: una panchina rossa a te dedicata nel giardino della residenza Er.Go dove alloggiavi: sai, sembra che la moglie dell’artigiano che la realizzava gli chiese insistentemente di farlo per te, senza chiedere compensi per il suo lavoro. Una prima solidarietà femminile verso una giovane donna ridotta al silenzio.
Il rettore consegnò alle tue amiche per farlo pervenire alla tua mamma il diploma di laurea magistrale alla memoria. L’anno dopo celebrammo il tragico anniversario con testimonianze e letture nel parco della residenza e ci ritrovammo in tanti, commossi e faticosamente impotenti. Ti è stata dedicata dal dipartimento di sociologia un’aula e ora avrà il tuo nome anche una sala studio e in tua memoria nascerà un fondo bibliotecario dedicato alla violenza di genere.
“Dobbiamo fare di più”, dissero in molte, per contrastare questo assurdo elenco di donne giovani, adulte e anziane che sono costrette a morire. Tuttavia, le cronache nazionali ti dedicarono poche notizie, solo le cronache locali descrissero quel che però chiamarono “omicidio”, e nessuna fiaccolata collettiva si organizzò per te; solo i tuoi amici camerunensi si riunirono intorno al famigerato cassonetto. Ma un gruppo di studentesse Erasmus incollò in piazza Verdi – la nostra simbolica piazza universitaria dove avevi celebrato la tua laurea triennale – il tuo nome a grandi lettere.
Tante cose sono accadute da quel fatidico inizio di maggio: nonostante il perdurare costante dei femminicidi, specie lo scorso novembre nuove sensibilità sono nate, dopo la barbara uccisione di un’altra giovane studentessa a Padova, Giulia. La sorella Elena, quasi coetanea, le ha finalmente dato voce, una voce forte, potente, che ha indicato il femminicidio come fatto pubblico e non privato, derivante dal potere che gli uomini pretendono di avere sulle donne, con il loro desiderio di possesso a tutti i costi.
Grazie a Giulia anche i nostri studenti bolognesi si sono accorti che può succedere a chiunque fra noi e fra loro, se non facciamo nulla per combattere queste pretese che di solito sono definite patriarcali e sistemiche: così quest’anno hanno partecipato in tanti e tante alle iniziative in tuo onore, cara Emma.
Che dirti ancora, Emma carissima, se non che il vuoto che avvertiamo non può essere in alcun modo colmato. Al dolore accompagneremo sempre il dovere di continuare a batterci affinché tutto questo non accada più.
Un abbraccio carissimo,
Pina.