Piano B, la storia di Stefania: “Ho provato un dolore troppo grande, in quell’istante ho capito che dovevo cambiare vita”
di Valeria Teodonio“È stato un dolore troppo grande. Dovevo cambiare strada”.
Stefania parla veloce, le frasi scivolano, si accavallano, non si fa in tempo a prendere appunti. Ha bisogno di urlare la sua sofferenza e, soprattutto, la sua nuova serenità.
Siamo a Gorizia. Qui Stefania Puzzo, 43 anni, due bambini piccoli e un marito vigile del fuoco, ha un impiego stabile e che la soddisfa. Un mestiere che si è costruita negli anni: è la responsabile dell’area prima infanzia della cooperativa sociale Codess Fvg. “Lavoravo tanto e bene, ho superato colleghi più anziani di me, sono una donna ambiziosa”, ammette con un sorriso dolce che le illumina gli occhi scuri. Ma resta fuori casa troppe ore al giorno, le manca occuparsi dei figli. E le manca la creatività.
Quando resta incinta del suo terzo figlio, una bambina, siamo in piena pandemia. Nonostante tutto, è un momento felice. Dopo nove mesi esce di casa con il pancione, la borsa per l’ospedale e il sorriso che non vuole andarsene.
Ma…
“È stato un dolore troppo grande. Dovevo cambiare strada”.
Stefania parla veloce, le frasi scivolano, si accavallano, non si fa in tempo a prendere appunti. Ha bisogno di urlare la sua sofferenza e, soprattutto, la sua nuova serenità.
Siamo a Gorizia. Qui Stefania Puzzo, 43 anni, due bambini piccoli e un marito vigile del fuoco, ha un impiego stabile e che la soddisfa. Un mestiere che si è costruita negli anni: è la responsabile dell’area prima infanzia della cooperativa sociale Codess Fvg. “Lavoravo tanto e bene, ho superato colleghi più anziani di me, sono una donna ambiziosa”, ammette con un sorriso dolce che le illumina gli occhi scuri. Ma resta fuori casa troppe ore al giorno, le manca occuparsi dei figli. E le manca la creatività.
Quando resta incinta del suo terzo figlio, una bambina, siamo in piena pandemia. Nonostante tutto, è un momento felice. Dopo nove mesi esce di casa con il pancione, la borsa per l’ospedale e il sorriso che non vuole andarsene.
Ma torna a casa da sola. La sua bambina muore a causa di difficoltà avvenute durante il parto. “La mia vita si è fermata in quel momento. In quell’istante ho capito che dovevo cambiare”.
Stefania attraversa l’inferno, all’inizio è circondata dall’amore di tutti. “Ma poi tutti hanno la loro vita”. E intuisce che deve riuscire a stare in piedi da sola. “L’unica cosa che mi dava sollievo era cucinare. Cucinare dolci. Dalla mattina alla sera. Crostate, meringhe, pasta frolla, cannoli”. Il cibo - ripete - è amore.
La nuova vita di Stefania ha la forma di una cheesecake ai frutti di bosco. Perché capisce che la sua strada verso la serenità è proprio la pasticceria. Così, apre la sua piccola attività. Si fa conoscere, prende contatti, studia.
È brava, Stefania. Sa cucinare, ma ha anche doti imprenditoriali. Si fa apprezzare subito da alcuni chef della zona. Organizza piccoli eventi privati. E oggi, dopo due anni, con la sua impresa alimentare domestica (Delizie a Go go), prepara ogni giorno il buffet della colazione di due hotel. Organizza catering per feste, compleanni, battesimi, comunioni, serve diversi bar e lavora con degli chef privati.
“Il mio brand sono io - ripete - e ora sono felice ben oltre le mie aspettative. La pasticceria è precisione, non puoi sbagliare neanche un passaggio, e io sono estremamente precisa. E poi c’è tutto il lato artistico, la parte creativa, la parte più bella”.
All’inizio ci sono state un po’ di spese per gli attrezzi e per le materie prime. Ma che sono state presto ammortizzate. “Cucino quando voglio, non ho orari - spiega sistemandosi i ricci castani - Posso farlo quando i bambini sono a scuola o dopo averli messi a letto. Magari lavoro anche più di prima, ma sono libera. E riesco a guadagnare lo stesso stipendio del vecchio impiego, circa 1000/1200 euro al mese.
I miei genitori sono siciliani: quando ero piccola la cucina era una parte fondamentale della giornata. E quando si stava a tavola ci si riempiva la pancia, ma soprattutto il cuore. Si stava insieme, si raccontavano cose. Non c’era la tv. E nei miei dolci mescolo i sapori della Sicilia come pistacchi e mandorle con i prodotti del Friuli Venezia Giulia, come le farine e le mele”.
Rimpianti zero. Indietro non si torna. “Quando ho lasciato la mia vecchia me, sentivo di abbandonare conquiste che avevo costruito con grande passione e fatica. E ho pianto tanto. Ma dovevo essere libera. E dovevo cambiare tutto, per forza. Perché sapevo che la mia vecchia vita non c’era più”.