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Claudia Koll: “Ho fatto l’attrice grazie a mia nonna. Una volta dissi di no ad Al Pacino. Oggi ho due figli adottivi. E mi occupo dei meno fortunati”

Non ama parlare di una parte del suo passato. Ed è appagata dal suo presente. Claudia Koll, pseudonimo di Claudia Maria Rosaria Colacione, 57 anni, nella sua carriera è stata amata protagonista di film, ha presentato Sanremo, ed è diventata volto di serie tv di successo. Oggi la sua vita è cambiata. Sul Me Too dice: "Rischiai di essere usata solo come una bella cornice, le donne siano più rispettate"
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Claudia Koll, quando decise di fare l’attrice?
"Guardando la tv con mia nonna, da ragazzina. Era cieca, io le descrivevo quello che accadeva mentre gli attori non parlavano. Lei mi spiegava le parole difficili dei dialoghi. Mi appassionai ai film, alle storie, all’umanità dei personaggi. La decisione l’ho poi maturata dopo la fine delle superiori".

Lei venne lanciata dal film con Tinto Brass nel 1992, ma poi ha parlato malissimo di quella esperienza. Ha detto di essere stata usata. Perché?
Preferisco non rispondere.

È vero che pensò di smettere? Perché poi decise di continuare?
"A un certo punto ho pensato di riprendere gli studi all’università, ma poi sono arrivate proposte teatrali interessanti e da lì sono ripartita".

Durante la fiction Valeria medico legale 
Dopo il caso americano, in questi gi…

Claudia Koll, quando decise di fare l’attrice?
"Guardando la tv con mia nonna, da ragazzina. Era cieca, io le descrivevo quello che accadeva mentre gli attori non parlavano. Lei mi spiegava le parole difficili dei dialoghi. Mi appassionai ai film, alle storie, all’umanità dei personaggi. La decisione l’ho poi maturata dopo la fine delle superiori".

Lei venne lanciata dal film con Tinto Brass nel 1992, ma poi ha parlato malissimo di quella esperienza. Ha detto di essere stata usata. Perché?
Preferisco non rispondere.

È vero che pensò di smettere? Perché poi decise di continuare?
"A un certo punto ho pensato di riprendere gli studi all’università, ma poi sono arrivate proposte teatrali interessanti e da lì sono ripartita".

Durante la fiction Valeria medico legale 
Dopo il caso americano, in questi giorni anche molte attrici italiane hanno raccontato a Repubblica di aver subito delle molestie per poter fare il loro lavoro. A lei è capitato? E cosa pensa del Me Too?
"A me non è capitato. Ci sono, però, tante maniere di molestare le attrici e di condizionare le loro carriere. Quando ho visto che il rischio era quello di essere usata come una “bella cornice” a fianco di attori uomini, considerati invece per le loro capacità, ho scelto di lavorare molto sul mio talento artistico e di studiare con Susan Strasberg, che poteva comprendere bene il problema, dato che l’aveva conosciuto con Marylin Monroe (le due attrici erano amiche intime, ndr). Per quanto riguarda il movimento Me Too, mi auguro che le donne siano sempre più rispettate nella loro dignità".

Negli ultimi anni si è dedicata ad aiutare le persone meno fortunate. Quando ha sentito il richiamo della fede?
"È stato un percorso iniziato nel 2000 che si è rafforzato durante un viaggio in Africa, nel quale sono stata testimonial delle Missioni Salesiane. Ero lì con una troupe: regista, parrucchiere, truccatore... Dovevo registrare dei video. In un villaggio ho visto un ragazzino che portava un bimbo piccolo in braccio: aveva gli occhi chiusi a causa di un'infezione. Non avevano acqua per aprirglieli. Ho preso un fazzolettino imbevuto, gli ho aperto gli occhi. E lui li ha aperti a me".

Cosa le dà fastidio del suo passato? C'è un film che non rifarebbe?
"A dire il vero quello che mi dispiace è che le interviste siano diventate copioni nei quali sono invitata a interpretare sempre la stessa parte e con le stesse battute. Preferirei parlare di quello che non mi viene mai chiesto, di quello che rifarei".  

Per quale motivo secondo lei nelle interviste le fanno sempre la solita domanda?
"Perché vogliono la solita risposta, che già pensano di conoscere". 

Cosa rifarebbe, dunque?
"Ricordo con gioia l’aver potuto lavorare con attrici e attori della grande tradizione italiana come Nino Manfredi, Anna Proclemer... e poi le esperienze con Susan Stransberg e Geraldine Baron dell’Actor’s Studio di New York. Inoltre ricordo con emozione la tournee teatrale de “Il prigioniero della seconda strada” con la regia di Attilio Corsini".

In Così fan tutte (fotogramma)
Ci sono anche delle parti che ha rifiutato. Perché non le accettò?
"Io sono un’attrice che vive quello che interpreta. Se vado a interpretare un personaggio negativo, attivo in me delle parti negative. E allora dico di no. Questo me lo insegnò Susan Stransberg. Avevo superato il primo provino de “L’avvocato del diavolo” con Al Pacino (avrei dovuto sospendere le riprese di Linda e il brigadiere se fossi andata in America per il film). Ne parlai con Susan e lei mi disse: 'Non devi fare quel film. Con la sensibilità che hai non puoi interpretare quel personaggio. Ti farebbe male'".

Con Nino Manfredi durante la presentazione di Linda e il brigadiere 
Dove vive attualmente?
"Roma, che è la mia città natale. Abito nella casa di famiglia dove sono cresciuta. Poter vivere qui è uno dei più bei regali che mi abbiano fatto i miei genitori, che oggi non ci sono più". 

Con chi vive?
"Con i miei figli affidatari. Natanaele, di 6 anni. E Jean Marie, che ha 25 anni. Entrambi mi chiamano “mamma”". 

Che rapporto avete?  Qual è l'insegnamento più grande che vorrebbe lasciare loro?
"La fede in Dio e l’attenzione ai bisogni degli altri. Jean Marie ha già tutto questo dentro di sé. È sempre premuroso nel farmi notare le necessità di qualcuno. Ha scelto di restare con me anche dopo la scadenza naturale dell’affidamento, in passato ha avuto un’esperienza difficile".  

Quanti anni aveva quando è arrivato? 
"Sedici. Aveva problemi di salute. Oggi lavora. Il nostro è stato un rapporto che si è sviluppato nel tempo e ha richiesto un percorso importante da parte di entrambi. Ora abbiamo raggiunto una profonda familiarità e naturalezza".

Ha un compagno?
No.

Come è organizzata la sua giornata?
"La mattina mi alzo e, se possibile, prego. Quando Natanaele si sveglia con me, invece, mi occupo di lui e lo accompagno a scuola. Dopo vado a messa e mi fermo mezz’ora per l’Adorazione Eucaristica".  

E poi?
"Lunedì e il giovedì mattina svolgo un servizio di ascolto per le persone povere. Gli altri giorni della settimana accompagno il bambino a fare le terapie. Poi lavoro (insegna recitazione e dizione, ndr). Infine, dopo aver letto la rassegna stampa, recito il Rosario e vado a letto". 

Quali sono le persone che le stanno più vicino?
"Jean Marie, Natanaele, Abeba (la fidanzata di Jean Marie), mia sorella e la sua famiglia, i volontari dell’Associazione Le Opere del Padre". 

Di cosa si occupa l'associazione? 
"Si occupa di evangelizzazione e di aiuto alle persone povere, spesso senzatetto e famiglie disagiate, in Italia e all’estero. In modo particolare in Africa. Cerchiamo di fare venire in Italia i bambini che non possono ricevere cure adeguate".

In una intervista ha parlato del diavolo, dal quale sarebbe stata aggredita. Si sono più verificati episodi del genere?
"La cosa importante è aver fatto l’esperienza di Dio e aver incontrato il Suo Amore che ha cambiato la mia vita". 

Cosa pensa di Papa Francesco?
"È il Papa della Misericordia, annunciata e vissuta con l’attenzione verso i più deboli. C’è una frase che mi risuona sempre dentro: “Non dimenticatevi: Gesù perdona sempre!". Inoltre è il Papa del dialogo, cerca sempre di costruire dei ponti".  

Al di là della sua attività in favore dei bisognosi, ci sono progetti artistici nel suo futuro? In passato ha fatto film, serie tv, anche Sanremo...
"In questi ultimi anni non ho potuto lavorare in questi circuiti perché non ho ricevuto proposte accettabili. Ho però continuato a lavorare in ambiti diversi dove ho scoperto una capacità interpretativa più raffinata, frutto anche della mia esperienza di preghiera. L’essere cristiana non esclude la possibilità di essere un’attrice. Anzi, la valorizza". 

A Sanremo con Pippo Baudo e Anna Falchi nel 1995 (fotogramma)

La recitazione dunque secondo lei può avere un effetto terapeutico? 
"Sì. Una ragazza che seguo ha potuto intercettare il suo bisogno più profondo di emanciparsi da un ambiente culturale soffocante, interpretando il ruolo di Giulianella (Sabato, domenica e lunedì di Eduardo de Filippo). Questo le ha permesso di scoprire un’altra strada, ha trovato il coraggio di essere se stessa fino in fondo. Insegnando e interpretando posso aiutare le persone a stare meglio".

Quindi ha aiutato tante persone. Qual è un sogno che ha realizzato? E uno che vorrebbe realizzare?
"Un sogno che si è concretizzato è stato poter costruire un servizio docce e lavanderia per le persone senza tetto. Ho capito che per loro l’igiene è un’emergenza come il cibo. Grazie alla donazione di una persona siciliana questo sogno è diventato realtà in una parrocchia di Roma, in zona Fidene. Il sogno che vorrei realizzare è una scuola d’infanzia per bambini disagiati".

I suoi sembrano tutti bisogni spirituali. C'è invece qualcosa di più frivolo che ama? Cosa non può mancare nella sua casa?
"I detersivi profumati. E quando sono in macchina mi piace ascoltare le trasmissioni di musica jazz. E Radio Vaticana".

In questa intervista lei dà l’idea di avere una vita piena e soddisfacente. Ma c’è qualcosa che le manca? Il mestiere di attrice? La grande popolarità? I guadagni?
"Quello che faccio mi appassiona. Vorrei soltanto avere più tempo".