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Carolina Kostner: "Ho trovato l'amore, adesso voglio un figlio. Ma i pattini non li toglierò mai"

Carolina Kostner con il fidanzato e la nipotina 
La campionessa azzurra si racconta: "La prima volta sul ghiaccio avevo due anni. A 13 mi sono trasferita da sola in Germania per allenarmi. Tornerò presto ad esibirmi, a Torino. Oggi, per la prima volta dopo 30 anni, mi sento libera. E sarò ambasciatrice per Milano-Cortina 2026. Ma soprattutto voglio diventare mamma"
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Carolina Kostner, classe 1987, bronzo olimpico nel 2014, oro mondiale nel 2012, medagliata altre cinque volte ai Campionati del mondo, cinque volte campionessa europea.

Come sta?

"Bene, è un periodo sereno".

Si allena? Cosa fa durante il giorno?

"Per 30 anni la mia vita è stata programmata. Oggi ho la possibilità di sentirmi più libera. In alcune giornate mi alleno nei palazzetti, in palestra o in sala danza. Ma se è bel tempo vado a sciare. Tutta questa libertà è una cosa nuova per me, che ho sempre avuto le giornate pianificate. E poi sto con i miei amici, la mia famiglia… Per troppi anni mi hanno visto poco, visto che per allenarmi vivevo soprattutto all’estero".

Quando iniziò a pattinare?

"La prima volta che ho messo i pattini avevo due anni. Mio papà era tornato dal mondiale di hockey e mi aveva portato un regalo: un mini tutù. Ho voluto provarlo subito, dov…

Carolina Kostner, classe 1987, bronzo olimpico nel 2014, oro mondiale nel 2012, medagliata altre cinque volte ai Campionati del mondo, cinque volte campionessa europea.

Come sta?

"Bene, è un periodo sereno".

Si allena? Cosa fa durante il giorno?

"Per 30 anni la mia vita è stata programmata. Oggi ho la possibilità di sentirmi più libera. In alcune giornate mi alleno nei palazzetti, in palestra o in sala danza. Ma se è bel tempo vado a sciare. Tutta questa libertà è una cosa nuova per me, che ho sempre avuto le giornate pianificate. E poi sto con i miei amici, la mia famiglia… Per troppi anni mi hanno visto poco, visto che per allenarmi vivevo soprattutto all’estero".

Quando iniziò a pattinare?

"La prima volta che ho messo i pattini avevo due anni. Mio papà era tornato dal mondiale di hockey e mi aveva portato un regalo: un mini tutù. Ho voluto provarlo subito, dovevo farlo vedere a tutti. E ho iniziato le lezioni di pattinaggio quando ero ancora all’asilo. Una volta a settimana la mamma veniva a prendermi prima a scuola, e io ero tanto orgogliosa. La gioia di quel tutù è rimasta ancora oggi".

Carolina Kostner a tre anni 
È vero che era anche una campionessa di sci?

"Sì, ho sciato fino alla terza media, fino a quel momento riuscivo a organizzarmi, a fare insieme i compiti, le gare di sci e di pattinaggio. Un giorno pattinavo, l’altro sciavo".

E poi perché poi scelse il pattinaggio?

"Non ho scelto io il pattinaggio, è il pattinaggio che ha scelto me. Io me lo portavo a casa, mi mettevo i pattini in cameretta, facevo le acconciature delle pattinatrici alle bambole, indossavo il tutù, ballavo per strada, mettevo la musica. Era evidente che la mia strada era quella".

Uno dei primi trofei. Carolina Kostner è la prima da sinistra 

Lei è figlia d’arte, sua mamma era una pattinatrice, suo padre un campione di hockey. E sua cugina è Isolde Kostner, campionessa di sci

"Sì, ma i miei genitori non mi hanno imposto nulla. Ero io che volevo pattinare a tutti i costi. In casa poi  guardavamo sempre le gare di Isolde, la incontravo in paese (Ortisei, ndr), sono cresciuta con lei che era una campionessa olimpica, e mi ero quindi convinta che vincere una medaglia non era una cosa impossibile. Mio nonno inoltre era direttore dell’Accademia d’arte di Ortisei, e quindi ho vissuto in mezzo a questi due mondi, arte e sport: un connubio perfetto per il pattinaggio".

Adesso come sta fisicamente, ha superato gli infortuni degli ultimi anni?

"Dopo tanti anni di sacrifici, di sport, bisogna trovare un nuovo equilibrio, il mio fisico sta recuperando dopo il problema all’anca, ma certamente non potrò tornare a quando avevo 15 anni".

Ma il 25 febbraio prossimo parteciperà al Cinema On Ice, al PalaVela di Torino, uno spettacolo sul ghiaccio ispirato al cinema.

"Sì, è sempre un grande onore partecipare ad eventi come questo. Il PalaVela di Torino è una struttura storica, lì poi ho fatto la mia prima Olimpiade. Tornare è una cosa meravigliosa".

Ci sono gare nel suo futuro?

"La priorità ora è legata a stare bene fisicamente. Ho vinto tutto quello che non avrei mai azzardato sognare, ho conquistato le medaglie più importanti. E vedere le nostre leve che gareggiano e trionfano è motivo di grande orgoglio. Ho ispirato e motivato questi ragazzi e ora saranno loro a portare avanti il movimento".

20 febbraio 2014: bronzo alle Olimpiadi di Soci 

Vorrebbe fare l’allenatrice?

"Non lo escludo. Di certo continuerò a far parte di questo mondo. Già adesso ho un ruolo di supervisore. Posso contribuire con la mia esperienza. 20 anni fa in Italia questo sport non era quello che è ora. Abbiamo aperto la strada".

Tra tre anni ci saranno le Olimpiadi invernali: Milano-Cortina 2026. Lei è coinvolta nel progetto?

"Sì, sono ambasciatrice di Milano-Cortina 2026. Se poi ci saranno ulteriori opportunità per un mio coinvolgimento, le valuterò con enorme piacere".

E qual è il suo prossimo obiettivo arrivata a questo punto?

"Diventare mamma".

Meraviglioso. Ha un compagno?

"Sì (ride, ndr). Si chiama Fabrizio (Vittorini, ndr)".

È un atleta anche lui? Cosa fa?

"È stato il mio fisioterapista alle Olimpiadi del 2018. Ma avevamo solo un rapporto di lavoro. Finita quell’esperienza ci siamo riavvicinati".

Quanti anni ha, è della sua zona?

"Ha qualche anno più di me, è bello, ma non voglio dirlo troppo (ride). È laziale, dell’alto lazio, più precisamente".

Pensate di sposarvi?

"Non lo escludo".

Con il fidanzato Fabrizio Vittorini 
Parlando di oggi. Come giudica Giorgia Meloni?

"Dal punto di vista politico non giudico, ma di certo il fatto di avere un premier donna è una svolta importante.  Che poi, in realtà, perchè stupirsi più di tanto: noi donne siamo piene di risorse e abbiamo la capacità incredibile di incastrare ogni aspetto della vita, come dei giocolieri".

Sanremo. Perché il Festival piace ai giovani?

"Il fatto che quest’anno ci siano diversi cantanti particolarmente amati dai giovani gioca a favore del suo successo: è un buon modo per riavvicinare i ragazzi e far sì che non il Festival non invecchi".

A proposito di spettacolo: se glielo proponessero farebbe l’attrice?

"Amo tutte le forme di arte e il cinema è sicuramente una di quelle, ma preferisco andare al cinema a vedere un bel film anziché farlo".

Tornando al pattinaggio: c’è stato un momento che ricorda come il più significativo della sua carriera?

"A Soci, prima del programma corto delle Olimpiadi, è calato un silenzio totale. In quell’istante ho percepito chiaramente l’importanza del momento. Ho capito che avevo fatto tutto quello che dovevo fare, avevo combattuto, ero cresciuta, e che l’importante non era il risultato, ma il fatto che ero lì. Appena ho mosso un braccio, è esploso il boato del pubblico. Come se avesse sentito quello che stavo provando. È stato un momento incredibile di amore condiviso".

Ci sono delle persone che vorrebbe ringraziare?

"I miei genitori. Se penso solo alle trasferte in macchina, alle ore al freddo nei palazzetti... Ad appena 13 anni, poi, mi sono trasferita da sola in un collegio in Germania. Hanno dovuto sopportare anni di preoccupazioni".

Ha fratelli?

"Sì, due fratelli. Uno più grande e uno più piccolo. Il piccolo gioca a hockey come papà, il grande invece è capomeccanico delle funivie in Val Gardena. Quando c’è un problema agli impianti chiamano lui, in pratica porta le persone a sciare (ride, ndr). Ed è musicista per hobby".

Dove vivono?

"Tutti a Ortisei, io invece mi divido tra Ortisei e il Lazio. Dove vado per amore e per lavoro".

Qual è stato il suo salto più difficile?

"In senso metaforico il salto più grande è stato andare a vivere da sola a 13 anni. I miei dovevano fare 4 ore di macchina per raggiungermi. Non avevo un cellulare, per sentire al telefono mia madre usavo una cabina telefonica, mi chiamava il giovedì alle 17. Ma se arrivavo con 5 minuti di ritardo a causa degli allenamenti, o dei compiti, allora la telefonata saltava e ci risentivamo la settimana successiva. L’accordo era quello".

Ma la andavano a trovare?

"Certo. Se mi sentiva giù, mia madre prendeva la macchina e mi raggiungeva. Era felice di stare con me, ma spesso io ero presa dagli allenamenti e dai compiti. E lei restava lì, ad aspettarmi. I miei genitori non mi hanno mai fatto sentire sola. Certo, non è stato un periodo semplice, a volte la sera facevo tardi con gli allenamenti e trovavo la mensa chiusa. Così tornavo in camera dove avevo la scorta di ciambellone di mia madre. Li ricordo come anni duri, ma belli".

Mentre il salto più difficile proprio dal punto di vista tecnico?

"Il lutz: è sempre stato il più difficile per me. Ai mondiali di Nizza non ero riuscita a presentarlo".

Nel suo sport ci sono molte atlete donne. Ha seguito l’inchiesta sulle Farfalle, le ginnaste della ritmica?

"Ogni volta che si mina la trasparenza dello sport è una sconfitta per tutti. Io personalmente nel pattinaggio ho avuto la fortuna di non incontrare questi problemi".

E le altre pattinatrici?

"Non lo so".

Altro caso dolente, il caso Alex Schwazer. Il suo ex fidanzato venne squalificato nel 2013 per doping, e lei nel 2014 ricevette una condanna per complicità. In pratica lui le aveva chiesto di negare che fosse in casa.

"Se ne è parlato anche troppo. È stata dura, ma mi sono rialzata".

Lo ha più visto?

"No".

Lo ha perdonato?

"Non ne voglio parlare, ormai sono passati tanti anni ed entrambi siamo andati oltre".

Con Alex Schwazer 

Allora torniamo di nuovo al suo sport. Intravede una erede tra le atlete giovani?

"In realtà sono per investire nel movimento, bisogna alzare il livello di tutte le pattinatrici. E che vinca la migliore. Il pattinaggio in Italia sta crescendo, meglio evitare di fare l’errore di puntare su una sola".

Come la vedono le bambine della scuola di pattinaggio?

"A Selva (di Val Gardena, ndr), le bambine mi corrono incontro e mi abbracciano. La maestra è anche un po’ gelosa, dice che è come quando i bambini corrono dal papà dopo che la mamma ha fatto tutti i sacrifici. Ho un grandissimo affetto per le bambine".

E se avesse lei un figlio cercherebbe di trasmettergli l’amore per il pattinaggio?

"Non necessariamente, cercherei di seguire i suoi interessi"

Un rimpianto?

"Bisognerebbe fare due o tre carriere per evitare tutti gli errori che si fanno".

Quindi nessun rimpianto?

"Ho fatto tesoro di tutto".

E un sogno?

"Avere una famiglia mia".

Lo ha ancora quel tutù?

"Sì. E se avrò una bambina lo farò indossare anche a lei".