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Cesare Ragazzi: "Da me sono venuti moltissimi vip, ma non lo ammetteranno mai. Il momento migliore per gli spot sui trapianti di capelli? Durante i film porno"

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L'inventore del celebre metodo per risolvere la calvizie si racconta: gli inizi difficili, i debiti e la povertà. Fino al successo, gli spot cult in tv, i guadagni. Solo in Italia è arrivato ad aprire 80 centri. "L'intuizione? Mi venne guardando i western: quando gli indiani sconfiggevano i cowboy, gli facevano lo scalpo". Oggi ha 82 anni e tre figli. Ha venduto l'azienda ma non si ferma mai. E dice: "In giro mi riconoscono ancora"
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Il suo nome è sinonimo di capelli. Capelli folti e resistenti. Nato nel 1941 a Bazzano, un piccolo comune vicino a Bologna, Cesare Ragazzi diventa famoso negli anni ’80 attraverso alcuni spot televisivi in cui pubblicizzava il suo metodo per risolvere il problema della calvizie con l’innesto naturale. Per fare vedere che funzionava, in una storica réclame riemerge dall’acqua mostrando la capigliatura ancora perfetta.

Cesare Ragazzi, il suo tuffo in mare è entrato nell’immaginario collettivo degli italiani.

Esatto. Diciamo che è entrato nella testa degli italiani. A tanti ho risolto un problema per cui non dormivano la notte. Tutto grazie alla mia idea meravigliosa. Si ricorda lo slogan vero?

“Tutto può succedere a un calvo che si è messo in testa un’idea meravigliosa”.

Proprio così. A essere sinceri questa frase è dell’agenzia di Milano che mi seguiva. Tutto il resto è mi…

Il suo nome è sinonimo di capelli. Capelli folti e resistenti. Nato nel 1941 a Bazzano, un piccolo comune vicino a Bologna, Cesare Ragazzi diventa famoso negli anni ’80 attraverso alcuni spot televisivi in cui pubblicizzava il suo metodo per risolvere il problema della calvizie con l’innesto naturale. Per fare vedere che funzionava, in una storica réclame riemerge dall’acqua mostrando la capigliatura ancora perfetta.

Cesare Ragazzi, il suo tuffo in mare è entrato nell’immaginario collettivo degli italiani.

Esatto. Diciamo che è entrato nella testa degli italiani. A tanti ho risolto un problema per cui non dormivano la notte. Tutto grazie alla mia idea meravigliosa. Si ricorda lo slogan vero?

“Tutto può succedere a un calvo che si è messo in testa un’idea meravigliosa”.

Proprio così. A essere sinceri questa frase è dell’agenzia di Milano che mi seguiva. Tutto il resto è mio, come la formula iniziale di tutte le telepromozioni: “Salve, sono Cesare Ragazzi”. Semplice e diretta. Ma soprattutto indimenticabile. Sono passati più di 40 anni e mi tocca ancora dirmi bravo, la trovo un’idea geniale. Anche quella di andare sott’acqua non era mica male.

Cesare Ragazzi in una pubblicità dei suoi centri 
Come le viene quell’intuizione?

Volevo dimostrare che quello che vendevo era reale, senza imbrogli. Perché se fai un lavoro sbagliato, appena ti lavi i capelli la chioma diventa come una pallina da tennis. Ecco allora la scelta del bagno.

Si ricorda quando l'ha girato?

Era il 1979 mi pare. Siamo andati a Genova, sugli scogli di Nervi, e via con le riprese. Poi non dimentichiamo lo spot con la sirena, una sorta di sequel.

La sirena si avvicinava a lei per baciarlo.

Siamo sempre in Liguria, all’albergo dei Dogi a Chiavari. Mi ricordo che pioveva tantissimo. L'attrice che doveva fare la sirena era tutta vestita, poverina stava morendo di freddo. Avrà avuto sì e no 18 anni ma aveva già fatto un paio di film. Una finlandese molto carina e simpatica.

In quel periodo era nel campo della tricologia già da una decina d’anni. Il successo vero arriva con la tv?

È innegabile. Solo davanti alla tv un uomo avrebbe ammesso di avere il problema della calvizie. Così cominciavano a telefonare. I nostri telefoni diventavano roventi. Ai tempi d'oro passare con uno spot su una rete nazionale, e parliamo di Fininvest, l’allora Mediaset, poteva farti avere più di cento chiamate al giorno. Erano in pochi quelli che rinunciavano a fare il colloquio. Un 20% poi li convincevi a fare il trattamento.

Durante la giornata, quali erano i momenti migliori dove inserire gli spot?

All’ora di pranzo. Poi sicuramente in mezzo agli eventi sportivi e di notte.

Scusi ma a notte fonda davanti alla tv chi c’era?

Un sacco di uomini che si guardavano i film porno o erotici. E in mezzo chi saltava fuori? Io! “Salve, sono Cesare Ragazzi”. Quanti ne ho incontrati che mi han confessato di aver deciso di farsi vedere proprio a notte fonda. “Mi hai rovinato”, mi dicevano. Poi mi ringraziavano soddisfatti.

Pubblicità di Playboy, primi anni '80 

Quanto costava andare in onda?

Per l’epoca, nei primissimi anni ’80, le cifre erano già abbastanza importanti. All’incirca 30-50 mila lire se andavi su Fininvest. Però si potevano fare anche dei pacchetti da 150-200 spot da usare in un anno e si arrivava a uno sconto di 25-20 mila lire a promozione. Questi duravano circa 30 secondi. Noi puntavamo molto anche su quelli di 15 secondi prima delle partite di calcio. E costavano sulle 10-15 mila lire.

Le tv di Silvio Berlusconi le hanno dato una grossa mano.

È stata la mia grande fortuna perché senza rovinarti riuscivi a farti conoscere in tutta Italia.

E il Cavaliere l’ha conosciuto?

Ovvio. Quando veniva per le sue convention in Emilia, a Palazzo Albergati, aveva già la riga da una parte con il riporto.

Di sicuro non ha resistito.

Infatti per ben due volte ho provato ad attaccarlo. A cercare di convincerlo di passare da me. Ma non voleva. Ancora oggi mi piacerebbe metterlo a posto. Non c’è niente da fare, io sono così. Quando andavo a Mediaset era tutto un fuggi fuggi di presentatori perché sapevano che so riconoscere un trapianto o qualcosa andato così così da lontano un miglio. E non riesco a stare zitto.

La sua è proprio una passione. Ha sempre pensato di fare questo lavoro?

Assolutamente no. Ho deciso di occuparmene quando intorno ai 20 anni ho iniziato a perdere i capelli. Ero un calvo anche io. Sa allora cosa mi è tornato alla mente?

Racconti.

Quando avevo 7-8 anni vendevo le noccioline al cinema. Davano sempre un mucchio di western americani. Quando gli indiani sconfiggevano i cowboy come trofeo gli facevano lo scalpo. Allora mi sono detto: se si possono togliere i capelli a un morto si possono anche mettere a uno vivo. Da allora sono cominciati i miei studi per l’innesto naturale sul cuoio capelluto che sono poi approdati a realizzare la base della protesi con materiali polimerici e traspiranti. Era il 1968.

Un momento di grande fermento e contestazione.

C’è chi faceva la rivoluzione nelle piazze. Io come Steve Jobs invece mi sono preso una cantina a Zola Predosa, vicino a Bologna, pagata 19 milioni con un cambiale da un milione al mese. E poi pian piano ho iniziato a insegnare il mio metodo in giro per l’Italia dove sono arrivato ad aprire circa 80 centri. Più 8 all’estero. Insomma per farla breve: per circa 40 anni abbiamo avuto 700 stipendi più l’indotto. Ma prima di arrivarci ho sofferto la fame e lavorato come un pazzo.

Che famiglia era la sua?

Mio padre e mia madre erano braccianti e in casa c’era una fame che non si può immaginare. Così mi sono dovuto rimboccare subito le mani. Tra gli 8 e i 20 anni ho fatto più di dieci lavori.

Per esempio?

Il meccanico, il venditore porta a porta di padelle che non si appicciano, il rappresentante, ho gestito un bar. Ho avuto anche un complesso musicale dove cantavo e suonavo: i Vagabondi. Ne ho fatte di ogni, c’è stato un momento che addirittura facevo tre lavori al giorno.

La giornata tipo qual era?

Dalle 6 di mattina alle 14 in un’azienda meccanica che dava da mangiare un po’ a tutto il paese. Il pomeriggio alla Casa del popolo con mia madre e poi la sera a suonare. Spesso facevo molto tardi e avevo il tempo solo per tornare a casa, cambiare pantaloni e andare in fabbrica.

Non si fermava mai.

Quando hai fame e vuoi toglierti anche qualche soddisfazione non c’è altro da fare: lavorare. Mi ricordo ancora quando comprai il primo motorino. A un certo momento dovevo diventare un pilota.

Perché ha cambiato idea?

Non cadevo mai, tiravo via il gas troppo presto. Ho capito presto che non faceva per me. Però i motori li ho sempre amati, in Emilia poi è inevitabile che sia così.

Prima auto acquistata?

Una 500 familiare che costava 30mila lire. E anche lì cominciai con le cambiali che a forza di firmarle mi si infuocava il braccio. Però allora era tutto diverso, bastava una stretta di mano e una parola e via che si partiva.

Non sarà rimasto tutta la vita con la 500.

Be’ Maranello è qua vicino, qualche cavallino sotto il sedere l’abbiamo avuto. La Testarossa, un paio di Dino. Enzo Ferrari una volta l’ho anche incontrato.

In che occasione?

Facevano i Ferrari day a Modena, delle tre giorni stupende. Nel 1980 c'ero anche io e arrivò anche il drake. Che emozione. Ho una foto a testimoniare il momento.

1981, Cesare Ragazzi a un Ferrari day a Modena 

Facciamo un piccolo passo indietro: studiare non le interessava?

Ho la seconda media, le mie lauree le ho prese per strada.

Quindi arriva nella famosa cantina.

Un periodo durissimo ma allo stesso tempo indimenticabile. Dovevo pagare la famosa cambiale di 19 milioni. Lavoravo 16 ore e dormivo in auto perché non potevo spendere un soldo. Ero già nel settore del pelo, come lo chiamo io. E giravo in lungo e in largo nei saloni. Partivo presto e la mattina ero già dal primo parrucchiere di Genova poi a Sanremo. Poi la sera partivo per Montecarlo. Nonostante ami tanto la mia terra ho sempre avuto l’ambizione di allargarmi e portare il mio marchio all’estero. Il mondo per fortuna non si ferma a Bazzano o Bologna.

E ce l’ha fatta.

La soddisfazione più grande è stata aprire il centro a New York fa sulla 47esima strada, a un passo dalla Quinta. Non sapevo nemmeno dire buongiorno o buonasera in inglese. Avevo imparato solo poche parole: bere, mangiare, dormire, lavorare, taxi e volare. Quaranta anni fa mi sono bastate.

Che ricordi ha dell’esperienza americana?

Mi ha impressionato molto che un mucchio di ricconi di mezza età venivano a New York dalla Florida per affidarsi a me. Avevano in testa dei carciofi impresentabili.

Cesare Ragazzi a New York a inizio anni '80 

Con il successo e i soldi si sarà un po’ goduto la vita finalmente.

Noi emiliano romagnoli siamo una specie rara: grandi lavoratori e allo stesso tempo goderecci. Quindi anche quando mi spaccavo la schiena tutto il giorno riuscivo a ritagliarmi dei momenti per divertirmi. Con il successo negli anni ’80 mi sono divertito un po’ di più. Anche se sono un tipo a cui piace tenere la testa bassa e i piedi ben per terra.

Col tempo il suo personaggio diventa quasi mitologico.

Ho iniziato ad andare un po’ in tv a fare delle comparsate. Mi hanno citato in decine di canzoni. All’epoca sono anche finito al cinema, con una controfigura, nel film Arrapaho di Ciro Ippolito. Da poco ho fatto un nuovo film firmato da Mario Chiavalin. È una commedia gialla dove faccio il maresciallo che indaga su una truffa. Si chiama La banda del Buffardello.

Cesare Ragazzi durante le riprese del film "La banda del Buffardello" nel 2022 

In tutti questi anni di attività chissà quanti vip sono passati dai suoi centri.

Tanti personaggi noti sono venuti da me: giocatori di serie A e di serie B, gente che correva in bicicletta o in moto. Protagonisti della tv.

Ci faccia qualche nome.

Non posso. In tutti questi anni non ho incontrato nessuno capace di ammettere di essersi sottoposto all’innesto di capelli. Avrebbero confessato con più facilità un omicidio. Un po' lo capisco, anche io ci sono rimasto male quando ho cominciato a perdere i capelli. Per esempio il grande Marco Pantani ci soffriva all'inizio, poi si è inventato la bandana e ha lanciato la moda. Un grande!

Quindi niente nomi?

Va be' dai, un cliente super famoso che poi è diventato un amico: Lucio Dalla. È uno dei pochi che non soffriva per la calvizie e ci scherzava. Si è presentato da me quasi per gioco.

Cosa cercava?

Lucio non voleva una cosa bella, non gli interessava tanto coprire la pelata. Voleva divertirsi. Un giorno voleva essere biondo, un altro voleva le mèche. Una volta si era messo in testa di andare in tv e dire: “Salve sono l’apostolo di Cesare Ragazzi”. Mi manca molto.

Che amicizia era la vostra?

Bellissima. Lui era molto generoso. D’estate invitava tutti gli amici alle Isole Tremiti a fare baldoria per giorni interi poi faceva il suo concerto a San Nicola. Ci divertivamo tantissimo. Lucio non si può dimenticare.

Dopo tanto successo e quasi un milione di clienti, nel settembre del 2009 arriva una doccia fredda: il tribunale di Bologna dichiara fallita la sua Cesare Ragazzi Company.

Lasciamo stare, un momentaccio. Purtroppo, la gestione di alcuni centri è stata sbagliata dal punto di vista finanziario. Qualcuno se n’è approfittato guadagnandoci ma truffando l’azienda. Inoltre, le banche non sono state molto generose nei nostri confronti. Può capitare ma non mi sono mai demoralizzato. E sono ripartito subito. Più del fallimento mi han dato fastidio alcune ironie comparse sui media. Una su tutte.

Tipo?

Qualcuno ha scritto che sono il re dei capelli finti. Non esiste, il pelo finto lo vendono i cinesi al massimo. Con la mia azienda abbiamo sempre ricostruito il cuoio capelluto su cui innestare i capelli arrivati dai donatori: in un centimetro quadrato ci stanno circa 150 capelli. Guardi che ancora adesso ho un sacco di gente che mi scrive per ringraziarmi. Altro che storie di andare in Turchia per poi tornare con quattro peli intesta.

In che senso?

In Turchia, in quei pacchetti "tutto compreso", vanno a farsi al massimo il riporto. Se hai una calvizie estesa e ti mancano 40-50 mila capelli, in quei centri al massimo ti fanno innesti da 10mila capelli dove ne servivano più del triplo. In 40 anni ne ho viste di mode passare. Ora è il momento della tricopigmentazione, ovvero il tatuaggio in testa, o della polverina per non fare vedere la trasparenza. Ormai c’è più polvere in testa che negli angoli delle strade. Con il mio metodo invece i capelli sono veri. E tanti.

Ora però ha venduto tutto.

Sì, l’azienda è stata comprata sei anni fa da un fondo d’investimento inglese. Nel frattempo, ho brevettato un altro tipo di impianto di capelli sicuro e funzionale che vorrei vendere. In questo mi ha aiutato mia figlia Silvia.

Quanti figli ha?

Tre. Oltre a Silvia c’è Simona che fa la scultrice. La statua dedicata a Lucio Dalla in piazza Cavour a Bologna l’ha fatta lei. Poi c’è il maschio che ha una ditta di muratori.

Cesare Ragazzi a Bologna nella panchina con la statua dedicata a Lucio Dalla, opera della figlia 

Come passa le giornate? Non sembra un tipo da giardinetti.

Neanche per sogno. Ho 82 anni ma la vita mi piace e non mi arrendo: gioco a golf e a tennis e almeno tre volte a settimana faccio delle lunghe camminate. L’inverno poi vado a sciare. Per me è importante stare bene fisicamente e curo molto l’alimentazione. Dentro mi sento ancora un ventenne. Mi piace anche andare qualche volta in discoteca. L’altra sera ero in un locale a Bologna, a un certo punto qualche trentenne mi ha riconosciuto e il vocalist ha detto al microfono: “È qui con noi Cesare Ragazzi” e giù con gli applausi. Che ridere.

Ha qualche rimpianto?

Forse non aver imparato l’inglese, mi avrebbe aiutato in certe situazioni.

Spesso il suo nome viene accostato alle celebrità delle televendite come Guido Angeli, Wanna Marchi, Roberto da Crema e Giorgio Mastrota. Le fa piacere?

Eh no, piano. Loro vendevano delle cose, buone o cattive non sta a me dirlo. Io vendevo e vendo una mia invenzione che risolve un problema estetico. È un po’ diverso. Io vendevo la mia idea meravigliosa. Perché c'è poco da fare, che piaccia o no sono l’imperatore del pelo della cabeza.