Camorra, il fantasma di Antonio Bardellino: storia del boss scomparso nel nulla
di Dario Del PortoBuzios, Stato di Rio de Janeiro, Brasile. Fine maggio del 1988, pomeriggio. Un uomo rientra a casa. E' italiano, da un pezzo fa la spola fra la provincia di Caserta, Santo Domingo e il Sudamerica. Parcheggia l'auto, apre il cancello del villino affacciato sull'oceano. All'interno lo aspetta un vecchio amico appena arrivato dall'Europa che si è fatto accompagnare da un tassista di San Paolo. Ma non è una visita di cortesia. Nascosto dietro al portoncino, l'ospite stringe fra le mani una mazzola da muratore. Quando l'uomo entra, lo colpisce alla testa. La vittima cade a terra, l'aggressore continua a colpire. Una, due volte. Lo uccide. Poi gli prende i documenti, gli sfila la pistola dalla cintura e porta via i soldi dalla tasca. Avvolge il cadavere in lenzuolo, insieme al tassista lo caricano in macchina. Si dirigono sulla spiaggia dove, qualche ora prima, avevano già scavato una buca. Buttano giù il corpo senza vita e c…
Buzios, Stato di Rio de Janeiro, Brasile. Fine maggio del 1988, pomeriggio. Un uomo rientra a casa. E' italiano, da un pezzo fa la spola fra la provincia di Caserta, Santo Domingo e il Sudamerica. Parcheggia l'auto, apre il cancello del villino affacciato sull'oceano. All'interno lo aspetta un vecchio amico appena arrivato dall'Europa che si è fatto accompagnare da un tassista di San Paolo. Ma non è una visita di cortesia. Nascosto dietro al portoncino, l'ospite stringe fra le mani una mazzola da muratore. Quando l'uomo entra, lo colpisce alla testa. La vittima cade a terra, l'aggressore continua a colpire. Una, due volte. Lo uccide. Poi gli prende i documenti, gli sfila la pistola dalla cintura e porta via i soldi dalla tasca. Avvolge il cadavere in lenzuolo, insieme al tassista lo caricano in macchina. Si dirigono sulla spiaggia dove, qualche ora prima, avevano già scavato una buca. Buttano giù il corpo senza vita e coprono la fossa con la sabbia e il terreno. Prima di lasciare il Brasile, l'assassino telefona in Italia, a Casal di Principe: "E' tutto fatto, Antonio Bardellino è morto".
Le 22.26 del 27 luglio 2019. In un luogo imprecisato, un soggetto imprecisato apre sul web una pagina Wikipedia usando il nickname di "Peppe 589" e racconta una storia inedita: quella di Santino Laudicino, nato a Casal di Principe il 7 maggio del 1933 e morto a New York il 18 novembre del 2017, capo storico e fondatore del clan camorristico dei Casalesi. La pagina viene modificata più volte fino al novembre successivo. Ma Santino Laudicino non esiste. Non è mai esistito.
Qual è la vera storia di Antonio Bardellino, padrino della camorra casertana, legato a Cosa Nostra siciliana e progenitore di quello che sarebbe poi diventato il clan dei Casalesi? E' stato ammazzato nel maggio 1988 in Brasile e sepolto da qualche parte sotto la sabbia, come racconta il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone? Oppure è rimasto in vita sotto falso nome ancora per molto tempo, dopo la sua scomparsa dal territorio campano e il trasferimento in America del Sud, come ancora oggi non esclude una nuova, delicatissima, inchiesta della Procura di Napoli?
La verità giudiziaria
Il 14 giugno del 2018, il tribunale di Napoli Nord decide sull'istanza dei familiari e dichiara la morte presunta di Antonio Bardellino. Il provvedimento arriva a trent'anni esatti dalla scomparsa del boss e dalla data indicata come quella del suo omicidio: 31 maggio 1988. Il pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, e altri collaboratori di giustizia raccontano che il boss è stato ammazzato da un altro esponente di spicco dell'organizzazione casertana, Mario Iovine, che sarà a sua volta assassinato tre anni dopo a Cascais, in Portogallo.
Il dubbio
E se non fosse stato ucciso? Il cadavere non è mai stato ritrovato e sin da quando Bardellino non si è fatto più vedere in provincia di Caserta, le voci su una sua scomparsa volontaria non si sono mai fermate. Anche Tommaso Buscetta non è mai stato del tutto convinto che il suo ex socio in affari sia stato ammazzato. I dubbi entrano anche nelle audizioni dell'Antimafia. Nella seduta del dicembre 1992, il parlamentare Carlo D'Amato chiede al generale Cesare Pucci, allora direttore del Sismi, il servizio segreto militare: "Lei ritiene che ci siano elementi precisi per asserire che Bardellino sia stato ucciso, o è possibile che sia ancora in attività?". Lo 007 risponde così: "Credo che occorra, quanto prima, trovare Bardellino, possibilmente vivo. Francamente non ho elementi per fornire una risposta esaustiva, mi riservo di farlo in futuro qualora dovessi venire a conoscenza di notizie più precise".
Il giallo del passaporto
Quando viene dichiarata la morte presunta di Bardellino, in Procura a Napoli comincia a serpeggiare qualche dubbio. Perché, se è stato ammazzato nel 1988, la richiesta viene avanzata solo dopo 30 anni? La Procura diretta da Giovanni Melillo apre un'inchiesta con l'ipotesi di falso. All'attenzione degli inquirenti finisce anche una vicenda che, secondo alcune ricostruzioni, potrebbe avere qualche collegamento con la fine del boss. E' la storia del vigile urbano Antonio Diana, ucciso a colpi di fucile a San Cipriano d'Aversa nel 1989. L'inchiesta, avviata a metà degli anni 2000, quando nuove collaborazioni si aggiungono a quella di Carmine Schiavone, individua nel gruppo Schiavone del clan dei Casalesi i responsabili dell'omicidio. Il delitto rappresenta un'altra puntata dello scontro interno alla confederazione. Per alcuni pentiti Diana aveva pagato con la vita una sua presunta vicinanza a Bardellino.
Ma non è tutto. Nelle carte finisce una circostanza mai chiarita, la voce secondo la quale il passaporto del vigile Diana era stato trovato tra i resti di un aereo precipitato pochi giorni prima nelle Azzorre mentre, dopo essere partito da Bergamo, faceva rotta su Santo Domingo. Ne parla il 5 ottobre del 2016 il pentito Cipriano D'Alessandro, che tre anni prima aveva confessato di aver fatto parte del commando. "Si diceva che il passaporto di Diana era stato rinvenuto in un disastro aereo di un volo diretto in Sud America", afferma. E non è l'unico.
Il 17 febbraio, un altro articolo pubblicato da Repubblica dà conto di un'interrogazione parlamentare firmata dai senatori del Movimento Sociale, Angelo Manna e Antonio Parlato, in cui riferisce un sospetto: e cioè che una delle vittime dell'incidente aereo "viaggiasse con il passaporto intestato a Luigi Diana, vigile urbano di Aversa assassinato in un agguato camorristico dieci giorni prima della tragedia". Ci sono delle incongruenze: il nome di battesimo, la città d'origine e la data dell'omicidio. Ma i fatti riferiti sono sostanzialmente quelli. Nell'articolo si parla di Bardellino, ci si chiede se sia stato ucciso. E si riporta che l'allora commissario straordinario per la lotta alla mafia, Domenico Sica, aveva usato un aggettivo ben preciso per definire l'interrogazione dei due parlamentari: "Circostanziata".
Nella primavera del 2019, la Procura di Napoli si rivolge alla Farnesina per avere l'elenco dei nominativi dei cittadini italiani residenti a Santo Domingo. L'obiettivo è capire se davvero, dietro le identità ufficiali, possa nascondersi quella di Antonio Bardellino. La verifica non sortisce gli effetti sperati. Ma poco tempo dopo, il 22 luglio di quello stesso anno, sull'enciclopedia on line Wikipedia compare una voce dedicata a un fantomatico boss dell'area casertana: Santino Laudicino, indicato come capo storico del clan di famiglia e poi dei Casalesi, nato a Casal di Principe il 7 maggio 1933 e morto a New York il 18 novembre del 2018. Questa enigmatica figura viene accostata a quella di Bardellino e alle sue alleanze con la mafia. La pagina web viene modificata più volte, fino alla definitiva cancellazione, nel novembre 2019, per inattendibilità delle fonti. Bastano pochi accertamenti mirati per appurare che Laudicino non esiste, come racconta anche un dettagliato servizio di Fanpage. Questa incursione nella rete però insospettisce in magistrati.
E se Santino, si chiedono in Procura, fosse stato "concepito" per mandare messaggi a qualcuno legato alla camorra o ad altre mafie, anche radicate all'estero, visto che come luogo di morte si indica New York? Tra le righe vengono citati due magistrati: l'attuale procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che aveva indagato sul clan dei Casalesi a partire dagli anni '90, e il pm Ardituro, che ha condotto le principali inchieste sulla cosca istruite nel decennio successivo e che aveva iniziato ad occuparsi di Bardellino proprio in quei giorni, nel riserbo più totale, per approfondire le circostanze della morte presunta del boss. A dicembre 2019, indagando sul nickname "Peppe589", viene perquisito un ingegnere informatico residente a Milano. Nulla di fatto, è un esperto di computer ma con la pagina web su Santino Laudicino non c'entra.
Epilogo
Che storia è, quella di Antonio Bardellino? Un efferato omicidio di camorra che chiude una pagina di storia del clan dei Casalesi e ne apre una nuova, segnata dalla fuga dei familiari del vecchio padrino, dallo sterminio dei suoi fedelissimi e dall'ascesa di nuovi capi, da Mario Iovine a Francesco Schiavone detto Sandokan? Oppure qualcosa di più complesso, che colloca in un contesto criminale una trama degna del "Fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello, con un uomo in fuga dalla legge e dalle cosche capace di farsi una nuova vita, sotto falso nome, dall'altra parte del mondo e morto, magari nel suo letto, solo pochi anni fa? E ancora: perché fu ucciso il vigile Diana? C'è qualcosa di vero nella voce di quel passaporto inviato a Santo Domingo? Perché viene pubblicata la pagina web su Santino Laudicino?
L'avvocato Michelangelo Fiorentino, che assiste Ernesto Bardellino, il fratello del boss, afferma: "La sentenza Spartacus ha stabilito che Antonio Bardellino è stato ucciso. Se qualcuno ci dimostrerà il contrario, ne prenderemo atto". L'inchiesta della Procura, affidata al pm Vincenzo Ranieri, è ancora aperta. Resta da scrivere ancora ultimo capitolo, prima di poter chiudere per sempre questo romanzo di sangue.