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L' "Onorata sanità" calabrese: dai medici uccisi agli ospedali fantasma, da Gino Strada snobbato alla rivolta dei cittadini

Storia dell'incrocio fra malapolitica e organizzazioni criminali in una Regione che destina il 70% del proprio bilancio alla Salute, ma ha un punteggio di 125 nei Livelli essenziali di assistenza, quando la sufficienza è 160
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La Sanità è spesso un incrocio fra malapolitica e organizzazioni criminali. Come per i lavori pubblici, non c'è subappalto per le pulizie o grande opera che non scateni un certo appetito. Anche le nomine rispondono spesso a criteri di fedeltà e non di competenza. La Calabria in questo è un caso di scuola: la Regione destina una cifra intorno al 70% del suo bilancio (che supera i sei miliardi) alla Salute, il risultato è il punteggio di 125 nei LEA (Livelli essenziali di assistenza), quando la sufficienza è 160. Ma le "locali" di 'ndrangheta (le consorterie che si spartiscono il territorio) considerano zona loro anche gli ospedali, anche se non sempre li conquistano: e nello stesso luogo puoi trovare i molti medici schiena dritta e i pochi collusi che però fanno notizia.

Il viale che porta al Pronto Soccorso di Locri è intitolato ai dottori ammazzati nell'esercizio delle loro funzioni, Domenico Pandol…

La Sanità è spesso un incrocio fra malapolitica e organizzazioni criminali. Come per i lavori pubblici, non c'è subappalto per le pulizie o grande opera che non scateni un certo appetito. Anche le nomine rispondono spesso a criteri di fedeltà e non di competenza. La Calabria in questo è un caso di scuola: la Regione destina una cifra intorno al 70% del suo bilancio (che supera i sei miliardi) alla Salute, il risultato è il punteggio di 125 nei LEA (Livelli essenziali di assistenza), quando la sufficienza è 160. Ma le "locali" di 'ndrangheta (le consorterie che si spartiscono il territorio) considerano zona loro anche gli ospedali, anche se non sempre li conquistano: e nello stesso luogo puoi trovare i molti medici schiena dritta e i pochi collusi che però fanno notizia.

Il viale che porta al Pronto Soccorso di Locri è intitolato ai dottori ammazzati nell'esercizio delle loro funzioni, Domenico Pandolfo e Girolamo Marino: non fecero il miracolo in sala operatoria. E a Locri fu ucciso nel 2005 Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale che i guasti della sanità aveva combattuto. Come ha rivelato la moglie Maria Grazia Laganà, i suoi documenti sono stati ritrovati in un armadio della Procura, venti giorni prima che i reati denunciati andassero in prescrizione. E nello stesso ospedale non sono riusciti a spendere 14 milioni stanziati negli ultimi anni per il suo risanamento.

Dagli sprechi ai tagli indiscriminati

Come siamo arrivati a questo, è la domanda che un milione e ottocentomila cittadini si fanno ogni mattina. Vivono sulla propria pelle la carenza di strutture, figlia di un deficit che sta intorno ai due miliardi. C'è stato un tempo in cui si costruivano ospedali a Gerace, Locri e Siderno: guardatele sulla mappa per capire quanto siano vicine. Gerace non ha mai aperto, la struttura di Siderno è stata chiusa, l'ospedale di Locri cade a pezzi.

Siamo quindi passati dalla stagione degli sprechi a quella dell'emergenza e dei tagli indiscriminati. In dieci anni i dipendenti sono scesi almeno del 15%, impossibile che una situazione del genere non pesi sulla qualità del servizio. Può capitare che il bando per dei posti al Pronto Soccorso di Cosenza vada deserto, anche i più giovani medici scelgono altre sedi, più garantiti da un contratto a tempo indeterminato. Ad aprile 2021, il Commissario straordinario aveva fatto solo 17 assunzioni di questo tipo.

Il 19 novembre dell'anno scorso fu occupato l'ospedale chiuso di Cariati, jonica cosentina. Un posto pubblico cancellato da un momento all'altro, serviva ottantamila abitanti d'inverno e duecentomila d'estate. In quell'ospedale nascevano i bambini di tutta la zona, c'è Cariati sulla carta d'identità di due campioni d'Europa come Berardi (calcio) e Lavia (pallavolo). Un gruppo di cittadini ha dormito per mesi nella sala delle conferenze, invocando Gino Strada come il Salvatore.

E Gino Strada è arrivato: prendendo una macchina a nolo a Lamezia, ha fatto il giro dei paesi e delle istituzioni per poi dire serenamente: "Se volete, siamo pronti a gestire una struttura, per esempio quella di Cariati". Che avrebbe bisogno di minimi rifacimenti. Nessuno rispose allora al fondatore di Emergency, forse troppo bravo e troppo pericoloso in un settore dove l'equilibrio fra pubblico e privato non esiste, e magari esiste il pubblico controllato dalla mafia e il privato vessato, ma il risultato è sempre uno: la carenza del servizio, le attese, l'odioso turismo sanitario anche per interventi a basso rischio.

La Regione Calabria ha un saldo negativo di 280 milioni di spesa (dati 2019), ne versa una settantina alla Lombardia. Basti solo l'esempio dei trapianti: su 186 pazienti in lista, solo 68 hanno scelto l'intervento nella loro regione. Per puro paradosso, proprio per via del deficit, i cittadini calabresi pagano Irpef e Irap più alte. Quindi, una doppia disuguaglianza, che si traduce in peggiore qualità della vita. Gino Strada non c'è più, ma rimane l'idea/proposta di Emergency, che intanto gestisce un ambulatorio a Polistena, al pianterreno di un palazzo confiscato: qualcuno risponderà?

Ora una corrente di pensiero parla di cancellazione del debito, la Calabria non ce la farà mai a risanarlo. Eppure c'è del dolo anche una richiesta del genere, perché farebbe tabula rasa di un periodo in cui il debito è stato creato, e bisognerebbe sapere, sarebbe molto utile, a vantaggio di chi. Santo Gioffrè, ex commissario dell'Asp di Reggio Calabria, fatto fuori da un cavillo targato M5S, dice senza troppa serenità: "Chiedere l'appianamento del debito della sanità è proprio quello che stanno aspettando tutti quelli che hanno depredato e rubato negli ultimi sedici anni: potentati della sanità privata legati a logge massoniche e di 'ndrangheta, studi professionali, fornitori di ogni tipo di merce, protetti dallo Stato. E che protezioni, visto che non venivano presentati nemmeno i bilanci".

Che questo poi si traduca in vita e morte delle persone, è una ovvietà da ricordare. Morti di malasanità per un black-out, per un'ambulanza che non arriva ce ne sono stati tanti. Troveremo mai il colpevole?

La figlia che ha capito tutto

L’ultima inchiesta sulla Asp di Reggio (che raccoglie gli ospedali della provincia, non il Grande Ospedale Metropolitano) ha portato nell’agosto scorso a 17 misure cautelari. I clan avevano messo le mani sugli appalti delle pulizie, prorogati contro ogni regola, grazie all’interessamento del consigliere regionale Nicola Paris (Udc), la cui campagna elettorale è stata sostenuta da alcuni degli indagati. Era così disinvolto il direttore della Asp, da creare una lista prioritaria per i suoi amici, vaccinati prima del personale medico e paramedico. Agli atti dell’inchiesta, lo scoramento della figlia del pizzaiolo Vincenzo Grasso, ucciso per non aver voluto pagare il pizzo nel 1989, medaglia d’oro al valor civile. Funzionaria amministrativa dell’azienda sanitaria a Locri, si trovava ogni mattina in ufficio il membro di una cosca delegato alle riscossioni. Nelle intercettazioni, il direttore amministrativo definisce Stefania Grasso “una carabiniera a cavallo”.  Lei aveva il sospetto che dietro quella persona ci fossero proprio gli assassini del padre, e ogni mattina doveva riceverlo. Storie che fanno venire voglia di arrendersi: poi incontri il sindaco di Locri che fa i blitz a sorpresa nel Pronto Soccorso, e la speranza resta.

Finalmente i cittadini si arrabbiano

C’è infatti una novità, in questi anni di palude e violenza: i cittadini si sono arrabbiati. Non solo a Cariati: a Catanzaro hanno fatto il drive-in intorno alla Regione, a Cosenza il collettivo Fem.In ha occupato il tetto dell’ospedale e calato un enorme striscione, nella Piana di Gioia sono scesi in piazza. A Siderno hanno fatto i sit-in ogni domenica per avere almeno la Casa della Salute, con i soldi già stanziati. “13 sulla carta in Calabria, contro le 124 dell’Emilia Romagna” scrive Rubens Curia, medico e portavoce di Comunità competente, un raggruppamento di sindacati e associazioni che lavorano sul territorio. E che suppliscono con un welfare di comunità, a quello che le strutture pubbliche non possono garantire: consultori, centri per la cura della disabilità, case-famiglia.

E’ lo Stato ad avere perso, i commissari non hanno funzionato, il piano delle assunzioni è andato a rilento. Non garantiti i servizi di prima necessità. Con finta ingenuità i ragazzi dell’ospedale di Cariati chiedevano: come mai i privati non investono nel Pronto Soccorso? Ed è evidente, le cosche hanno prosperato dove lo Stato lo ha permesso. Il rapporto della Commissione Antimafia dopo l’omicidio Fortugno mise su carta quello che sulla Jonica reggina tutti vedevano: i figli, i nipoti dei boss aveva studiato, aperto laboratori e studi dentistici. Sì, le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, a meno che i figli non mantengano la stessa arroganza, le stesse pretese.  In quel dossier, fu esaminata anche la posizione di 366 medici. Di questi, 24 avevano precedenti penali significativi, gli altri 342 hanno tenuto in piedi il servizio. Secondo Transparency International, il 70% dei casi di corruzione in questo settore si verifica in 4 regioni: oltre alla Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

L’Onorata Sanità

Nella terra che fu dei bruzi e dei greci, il controllo della ‘ndrangheta sulla Sanità è letteratura, fin dai tempi di Francesco Macrì detto Ciccio Mazzetta, padrone della Dc della Piana, che nella famosa Usl di Taurianova piazzò parenti, amici degli amici, uno che nemmeno Cossiga riuscì a fermare. Era un professore di francese che viaggiava in Rolls Royce. Fu poi travolto da una inchiesta per truffa, indimenticabili i racconti di giornalismo firmati da Joe Marrazzo, alla fine degli anni ’90. La chiamavano “Onorata Sanità” come ha scritto la ricercatrice Adelia Pantano, ora diventata giornalista alla Stampa, e l’espressione vale sempre. Sull’ospedale di Gioia ha sempre avuto mire di controllo la Famiglia dei Piromalli, intorno a quello di Polistena c’è un’inchiesta in corso. Alla Asp di Cosenza, il debito è una voragine, i commissari non l’hanno sanata. A Cetraro, dove Libera e amministratori valorosi hanno rilanciato un paese e un porto prima controllato dai boss del pesce, il direttore dell’ospedale diceva al telefono ai parenti: “Venite qui, vaccino tutti, portate anche i gatti”. E una volta l’ospedale di Cetraro chiuse per ferie. Torna così la solita Calabria in bianco e nero, i diavoli e i resistenti, terra sorella e feroce che non può essere cambiata solo per via giudiziaria, né condannata ad essere Ultima, dopo cento anni di emigrazione.

Sull’emergenza guadagnano gli speculatori. Che si parli di rifiuti, di acqua, depurazione, di cliniche, di Rsa. I cittadini sanno, perché in qualche caso è stata messa un paio di volte la prima pietra, che ci sono tre grandi ospedali di cui è stata deliberata la costruzione. In quello della Sibaritide, a due passi da Corigliano, si vedono le gru, i lavori sono più avanti. Quello della Piana, sulla circonvallazione di Palmi (460 milioni già stanziati), è uno spazio brullo con qualche cartello di protesta e gli spazi delimitati dalle strisce di plastica. Quello di Vibo è sulla carta, ma in certe intercettazioni, i membri del clan Mancuso, ora sotto inchiesta nel maxiprocesso Rinascita Scott, dicono: “Dobbiamo entrare anche noi in questo affare”. In ogni caso nessuno finirà entro i termini previsti, l’ennesima promessa non mantenuta.

Il presidente della Regione Occhiuto, scommessa da Commissario

C’è un dato politico nuovo che non dispiace nemmeno alla sinistra: il neo-presidente Roberto Occhiuto (Forza Italia) è stato nominato commissario alla Sanità dal governo. Sul suo tavolo dovrebbe stare il libro di Rubens Curia “Per una Sanità partecipata” (Città del Sole Edizioni), dove si sostiene che l’unica strada contro la criminalità è quella “della competenza, della trasparenza e della partecipazione”. Sembra poco, e invece: la buona Sanità è la più importante delle battaglie antimafia. Riuscirà Occhiuto a vincerla?