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Quelle donne dei boss innamorate fino all'incoscienza

Alba, la protagonista di Negazione, nuovo romanzo del giornalista dell'Espresso Enrico Bellavia, sostiene che il suo grande amore, accusato di mafia e omicidio, poi assolto e risarcito da tutto, non sia mai stato realmente un boss
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Cosa sappiamo noi di loro? Cosa sappiamo veramente delle donne dei boss? Poco o nulla a parte la convinzione, cementata da decenni di cronache e di saggi, romanzi e serie televisive, che siano eroine tragiche: pietose, vendicatrici, salvifiche, sanguinarie... Le immaginiamo eredi di una tradizione che non lascia possibilità: madri, figlie, mogli, amanti di uomini d'onore, che quando prendono in mano le redini degli affari di famiglia si dimostrano lucide, spietate, irremovibili. Oppure remissive fino all'annullamento. Ma non è così semplice. Niente è mai semplice a Palermo. La donna del boss, a volte, è solo una donna innamorata. Fino all'incoscienza.

Alba, la protagonista di Negazione, nuovo romanzo del giornalista dell'Espresso Enrico Bellavia, sostiene che il suo grande amore, accusato di mafia e omicidio, poi assolto e risarcito da tutto, non sia mai stato realmente un boss. E poco importa che a condannarlo senza appello alla fin…

Cosa sappiamo noi di loro? Cosa sappiamo veramente delle donne dei boss? Poco o nulla a parte la convinzione, cementata da decenni di cronache e di saggi, romanzi e serie televisive, che siano eroine tragiche: pietose, vendicatrici, salvifiche, sanguinarie... Le immaginiamo eredi di una tradizione che non lascia possibilità: madri, figlie, mogli, amanti di uomini d'onore, che quando prendono in mano le redini degli affari di famiglia si dimostrano lucide, spietate, irremovibili. Oppure remissive fino all'annullamento. Ma non è così semplice. Niente è mai semplice a Palermo. La donna del boss, a volte, è solo una donna innamorata. Fino all'incoscienza.

Alba, la protagonista di Negazione, nuovo romanzo del giornalista dell'Espresso Enrico Bellavia, sostiene che il suo grande amore, accusato di mafia e omicidio, poi assolto e risarcito da tutto, non sia mai stato realmente un boss. E poco importa che a condannarlo senza appello alla fine sia stata una scarica di proiettili, due sicari in moto una sera di febbraio del 2013. Lui per lo Stato non era un boss, ma lei - bella e giovane, assistente sociale e giudice popolare - è rimasta inchiodata al ruolo che la città le cucì addosso al tempo dello scandalo, quando lui era latitante e inseguito da una condanna in primo grado: donna del boss, appunto.

Che cosa significa lo racconta solo oggi, affidando la sua confessione a un giornalista che da sempre indaga, negli articoli come nei libri, le zone d'ombra di Palermo, quelle in cui le contraddizioni si sommano fino a disegnare trame oscure e sopraffazioni: "Ho commesso tanti errori. Molti. Mi sono spinta dove non avrei dovuto, ma il mio resta il caso limite che manda in frantumi la cattedrale ortodossa dell'antimafia. Senza processo, la nuova inquisizione ha emesso comunque il verdetto. Per difendere un sistema, ha preferito cuocermi al fuoco lento del sospetto e poi bruciarmi al rogo del ricordo perenne che è un marchio di infamia". È la strega, "senza delitto ma con castigo". E Negazione è la sua lettera scarlatta.

Il racconto di Alba (nome di fantasia per una storia fin troppo vera) inizia da un letto sfatto. È l'ora delle confidenze, e quell'uomo così diverso da lei sta cercando di spiegarle perché non si difenderà dalle accuse che un pentito gli ha scagliato addosso. Non del tutto almeno: dirà che non c'entra nulla, ma non farà il nome di chi invece c'entra. È una questione di dignità e attorno a quella parola, ai suoi significati obliqui, si misura la differenza tra i due: lei è laureata, la chiamano dottoressa, un giudice le assegna incarichi su incarichi come assistente sociale, crede nella giustizia. Lui appartiene a un mondo in cui la soluzione dei conflitti è fatta di azioni, di forza e di protezioni da cercare.

È cresciuto in una borgata ad alta densità mafiosa, un angolo di Palermo che come negli anni Ottanta continua a fabbricare vittime e killer, dove l'adolescenza è fatta di rabbia e frustrazione, dove il successo si misura sui soldi arraffati e sulla paura che si riesce a incutere. Lei appartiene all'altra città, quella che si crede immune dalla violenza ma che continua a scambiare favori e conoscenze. Mentre lui si fa strada - un distributore di benzina, poi concessionarie di auto, traffici in case e mediazioni e chissà che altro - lei studia e si perde in storie sbagliate: un fidanzato stalker e poi un marito inetto e dalle mani bucate.

Quando il matrimonio è alla fine, arriva Sandro e tutto cambia: anche lui è sposato, ma non ha bisogno di nasconderla. Anzi... Il giorno della sentenza di primo grado che lo condannerà a otto anni, Alba entra in scena dalla porta principale. Gli avvocati, i giudici, tutti la osservano: cosa ci fa in aula quella donna? Non è forse un'assistente sociale che lavora con il tribunale e che adesso è pure stata nominata giudice popolare in un processo di mafia? La sentenza è già scritta: lei è la donna del boss.

Poi va solo peggio: lui è latitante, vive come un uomo braccato. Lei lo incontra di nascosto, impara a seminare la polizia e a scrivere messaggi in codice. Tra amore e favoreggiamento la linea è sottile. Il giudizio della città è implacabile. Scrive Bellavia: "Come da copione Palermo, riesce a essere tutto e il suo contrario ". Con la donna del boss sarà spietata. Così tanto che anche oggi, alla fine di un romanzo sorprendente, in grado di scavare in una storia d'amore folle e incosciente, rendendo giustizia all'opacità dei sentimenti e pure della giustizia, la sensazione è che Alba da quel marchio non si libererà più. Castigata a vita per un delitto che non ha commesso. Lei, assistente sociale e giudice popolare, lui accusato per omicidio e poi assolto. Ma la città non ha perdonato ed è per tutti la donna del boss

 

La scheda

Negazione

di Enrico Bellavia

Laurana

pagg. 208, euro 17