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Diamanti, struzzi e acque minerali: in Sudafrica il tesoro del cassiere di Riina. Ancora bloccata l'inchiesta di Falcone

La storia e i misteri di Vito Roberto Palazzolo, il finanziere che il grande magistrato voleva arrestare già nel 1988 accusandolo di riciclare in Svizzera i fondi della Pizza Connection. In carcere ci finirà solo nel 2012 per sparire di nuovo sette anni dopo. Si dice che ora sia in Thailandia e nessuno risponde ai pm di Palermo
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I misteri finanziari di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa nostra morto nel 2017, portano ancora al Sudafrica, al rifugio dorato del manager siciliano Vito Roberto Palazzolo. Questa è la storia dell'indagine più lunga e travagliata dell'antimafia: nel 1988 l'allora giudice istruttore Giovanni Falcone chiese di arrestare il finanziere originario di Terrasini, piccolo paesino affacciato sul mare di Palermo, aveva scoperto che c'era lui dietro la colossale operazione di riciclaggio messa in piedi in Svizzera per ripulire i soldi della Pizza Connection, il traffico di droga gestito da Cosa nostra fra il Medio Oriente, la Sicilia e gli Stati Uniti. Ma, all'epoca, Vito Roberto Palazzolo non arrivò mai davanti al giudice Falcone. E' stato arrestato solo nel 2012, a Bangkok. Estradato in Italia, per scontare una condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è rimasto in cella fino al 2019, poi ha ottenuto l'aff…

I misteri finanziari di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa nostra morto nel 2017, portano ancora al Sudafrica, al rifugio dorato del manager siciliano Vito Roberto Palazzolo. Questa è la storia dell'indagine più lunga e travagliata dell'antimafia: nel 1988 l'allora giudice istruttore Giovanni Falcone chiese di arrestare il finanziere originario di Terrasini, piccolo paesino affacciato sul mare di Palermo, aveva scoperto che c'era lui dietro la colossale operazione di riciclaggio messa in piedi in Svizzera per ripulire i soldi della Pizza Connection, il traffico di droga gestito da Cosa nostra fra il Medio Oriente, la Sicilia e gli Stati Uniti. Ma, all'epoca, Vito Roberto Palazzolo non arrivò mai davanti al giudice Falcone. E' stato arrestato solo nel 2012, a Bangkok. Estradato in Italia, per scontare una condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è rimasto in cella fino al 2019, poi ha ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali. Evidentemente, per la sua buona condotta. E qualche mese dopo è tornato un fantasma, con tutti i misteri del suo tesoro mai sequestrato.

Si dice che sia in Thailandia. Perché in Sudafrica ci sono troppi riflettori accesi su di lui. Ma il tesoro è comunque al sicuro. Non è arrivata alcuna risposta alle richieste di rogatoria firmate dai magistrati della procura di Palermo. Eppure, tre anni fa, sembrava essersi aperto uno spiraglio nella difficile inchiesta avviata dal giudice Falcone. Un importante percorso di cooperazione giudiziaria fra l'Italia e il Sudafrica aveva consentito ai magistrati e agli investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo di consultare alcuni documenti. Per la prima volta, il tesoro di Robert Von Palace Kolbatschenko, come si fa chiamare in Sudafrica, aveva preso forma in una girandola di società e miniere di diamanti in Namibia. Ma quei documenti non sono mai arrivati in Italia. Insomma, ufficialmente, il tesoro del cassiere della mafia non esiste. I magistrati hanno provato a scrivere anche alla Namibia, ma non è arrivata alcuna risposta. E questa storia è tornata ad essere la più grande beffa all'antimafia. Una beffa anche alla memoria del giudice Falcone, che negli ultimi mesi della sua vita, da direttore degli Affari penali del ministero della Giustizia, aveva provato a sbloccare la richiesta di estradizione per arrivare all'arresto del finanziere siciliano.   

Il rifugio dorato

Il suo Sudafrica Palazzolo se l'è costruito poco a poco, quando ancora era in Svizzera. A immagine e somiglianza della Sicilia degli anni ruggenti. "Tra il luglio e il settembre 1986, in carcere veniva a trovarlo  Peet De Pontes, parlamentare del Partito nazionalista sudafricano", raccontò ai magistrati Stelio Domenico Frappoli, un italiano conosciuto in cella. Il 26 dicembre 1986, Palazzolo ebbe un permesso premio di 36 ore, in occasione delle festività natalizie: non tornò mai più dentro. Con il passaporto di Frappoli, su cui aveva apposto la sua foto, riuscì a prendere un volo Francoforte-Johannesburg. Poco importa che qualche tempo dopo, il Sudafrica lo dichiarò "persona indesiderata", per la condanna in Svizzera, l'accusa era riciclaggio. Palazzolo si comprò la cittadinanza del Ciskei, piccola repubblica indipendente all'interno del Sudafrica. Fu sufficiente una "donazione" a titolo di "contributo personale a scopi caritativi". Una cospicua mazzetta, destinata chissà a chi. Intanto, ottenne anche il cambio di identità. In Robert Von Palace Kolbatschenko.

Era l'inizio della scalata. Un anno dopo, Vito Roberto Palazzolo acquistava numerose proprietà immobiliari in Sudafrica. Anche quella che sarebbe diventata la sua residenza: la fattoria 'Terre de Luc', una grande azienda agricola in località Franschhoek, vicino Città del Capo. Le sorgenti che sgorgano rigogliose nei suoi terreni hanno fatto la fortuna del finanziere siciliano: l'acqua minerale, marca 'Le Vie', è stata offerta per anni ai viaggiatori della compagnia aerea nazionale. Per gli amici sudafricani il manager ha aperto anche un elegante night, che ha chiamato 'Hemingway club', e ha comprato un'esclusiva riserva di caccia.

Totò Riina 
Hanno scritto i giudici di Palermo che l'hanno condannato nel 2006: "Palazzolo ha goduto in Sudafrica di potenti coperture politiche, essendo stato in un primo tempo in stretto contatto con il partito nazionalista e subito dopo avendo sostenuto - in tutti i modi possibili (compreso un riferito e supposto traffico di armi) - l'Africa National Congress e cioè il partito dell'ex presidente Mandela (e dell'attuale presidente 'Nbeki) che avrebbe poi preso il potere circa un decennio fa. Oltretutto - hanno scritto anche questo i giudici di Palermo - Palazzolo risulta essere da anni uno dei più influenti uomini d'affari dell'intero Sudafrica, proprietario di numerose miniere di diamanti, di estese aziende agricole, di un'industria per l'imbottigliamento dell'acqua minerale, di allevamenti di struzzi e di cavalli da corsa, di svariate concessioni per l'estrazione di preziosi e di un consistente patrimonio immobiliare e finanziario".

I pubblici ministeri Domenico Gozzo e Gaetano Paci scoprirono che Palazzolo aveva corrotto persino il capo dell'unità speciale appositamente costituita dal governo per indagare su di lui, l'allora generale Andre Lincoln. Al processo, in trasferta in Sudafrica, la difesa citò pure un giudice della Corte Suprema, Von Lieres und Wilkau: "Venne a rendere un pubblico elogio delle virtù e della nobiltà d'animo (e sinanco di nascita) di Palazzolo - ricorda il tribunale di Palermo - salvo chiarire che la sua testimonianza non si basava su fatti constatati o accertati personalmente, ma solo su notizie autobiografiche fornitegli con una nota scritta dallo stesso imputato".

E' ancora un potente Vito Roberto Palazzolo in Sudafrica? Di sicuro, gestisce molte società laggiù, come risultava dall'esito dell'attività di cooperazione giudiziaria svolta tre anni fa.  Società intestate anche al figlio Christian o alla moglie Tirtza. Ma è solo la punta di un iceberg ritengono gli inquirenti. A coordinare l'ultima inchiesta, il sostituto procuratore Dario Scaletta e i colleghi Roberto Tartaglia (oggi vice capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) e Francesco Del Bene (oggi alla Direzione nazionale antimafia).

Gli amici siciliani

Il pentito Francesco Di Carlo, un tempo fidatissimo del capo dei capi di Cosa nostra, ha ricordato al processo di Palermo di avere incontrato Vito Roberto Palazzolo nel suo ufficio di Berna: "Era il 1978, mi ci mandò Riina, per assistere un suo parente, Antonino Marchese, che doveva essere sottoposto a un intervento chirurgico. Palazzolo mi diede cinquanta milioni di lire, per tutte le spese". I soldi che avanzarono, Di Carlo li consegnò a Palazzolo: "Il finanziere li depositò su un conto che aprì per Riina". Dice la sentenza del tribunale: "Riina aveva confidato a Di Carlo che Palazzolo era a sua disposizione e che si occupava di riciclare in Svizzera i proventi dei traffici di sigarette e di droga attraverso varie operazioni, come ad esempio il commercio di pietre preziose, e altre forme di investimento. Palazzolo, sempre a detta di Riina, era anche compare e socio di Nino Madonia, il quale, attraverso di lui, riciclava all'estero i soldi derivanti dal traffico di sigarette fatto insieme al clan Nuvoletta di Marano".

Caccia al patrimonio di Vito Roberto Palazzolo. Sequestro in Thailandia per il tesoriere di Riina

Vito Roberto Palazzolo conosce i segreti più antichi dei Corleonesi. Lui, invece, ha sempre raccontato tutta un'altra storia. Ha sostenuto di essere stato addirittura vittima dei mafiosi e delle loro minacce. Nel 2014 aveva anche scritto ai magistrati della procura di Palermo per fare dichiarazioni. Esordì: "Non sono né un pentito, né un collaboratore, né qualcuno che accusa le persone, oppure un calunniatore... racconto le vicissitudini nelle quali mi sono ritrovato dal 1961". E poi aggiunse: "La mafia, ieri come oggi, mi fa schifo". Ma non ha convinto.

Gli affari in Angola

Bisogna tornare a ripercorrere le intercettazioni fatte dal Gico della Guardia di finanza di Palermo per comprendere il potere di Vito Roberto Palazzolo. Nel 2004, da latitante, promuoveva addirittura un incontro fra una delegazione di imprenditori italiani ed alcuni esponenti del governo dell'Angola. Ecco la sua mail: "Ho organizzato un incontro preliminare per il tuo amico qui in Sudafrica con la controparte angolana in via ufficiosa, naturalmente a livello ministeriale, anzi il più anziano e autorevole ministro mi consiglia il presidente personalmente. Lo scopo di quest'incontro sarà di organizzare il viaggio ufficiale come anche un invito ufficiale da parte del governo per la delegazione". Palazzolo aveva davvero tante relazioni: "Io mi permetto di anticipare alcuni progetti maturi per la loro realizzazione e che necessitano solo una firma da parte del consiglio dei ministri  -  scriveva - la delegazione potrà scegliere tra un cementificio, alcuni porti semi commerciali e per la pesca, qualunque infrastruttura nel quadro della pesca industriale e artigianale, costruzione di barche, studi riguardo il mare e quello che contiene, salvaguardia e sicurezza della costa marittima e delle acque territoriali, costruzione di vedette, elicotteri, piccoli motoscafi attrezzati per la salvaguardia delle coste e contro la pesca di frodo. Prospezioni di giacimenti diamantiferi con la presenza stabilita di diamanti, oro e platino, rame e cobalto ed altri minerali".

Una email che racconta molto del finanziere siciliano ormai diventato potentissimo in Africa. Non escludeva neanche altri investimenti. Parlava della  "realizzazione di una rete autostradale”, ma suggeriva investimenti anche “nel campo dell'educazione e in quello farmaceutico, quest'ultimo presenta una grandissima opportunità (...) E' solo quello che ho discusso in generale col governo". I misteri di Vito Roberto Palazzolo restano ancora ben custoditi in Africa.