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Dubai, provincia di Secondigliano: così dagli Emirati la Camorra governa il traffico di stupefacenti

Nel Paese arabo aveva stabilito da anni il proprio quartier generale l'uomo definito dagli inquirenti "il principale player degli equilibri del potere criminale": Raffaele Imperiale, ribattezzato dalle cronache il 'boss dei Van Gogh'
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Aeroporto di Capodichino, manca un giorno alla fine dell'anno 2021, il secondo dall'inizio della pandemia. Un imprenditore napoletano e la sua famiglia sono in procinto di partire per Dubai. Il volo è a mezzogiorno. Hanno i bagagli pronti, un bel po' di contanti, i biglietti in tasca. Sembrano tranquilli, ma in realtà sono in ansia. Due giorni prima, a Fiumicino, li avevano rimandati indietro e messi in quarantena: nella comitiva erano risultati due casi positivi al Covid-19. Non era stata una sorpresa per Luca Esposito, 42 anni non ancora compiuti, facoltoso commerciante di orologi e gioielli, perché la moglie, Maria Bosti, figlia di Patrizio, storico capoclan di una delle articolazioni del cartello camorristico denominato 'Alleanza di Secondigliano', aveva avvisato il marito del contrattempo. Così Luca, pur di partire alla volta degli Emirati, si era procurato un falso tampone negativo versando 300 euro a un laboratorio di analisi. Il …

Aeroporto di Capodichino, manca un giorno alla fine dell'anno 2021, il secondo dall'inizio della pandemia. Un imprenditore napoletano e la sua famiglia sono in procinto di partire per Dubai. Il volo è a mezzogiorno. Hanno i bagagli pronti, un bel po' di contanti, i biglietti in tasca. Sembrano tranquilli, ma in realtà sono in ansia. Due giorni prima, a Fiumicino, li avevano rimandati indietro e messi in quarantena: nella comitiva erano risultati due casi positivi al Covid-19. Non era stata una sorpresa per Luca Esposito, 42 anni non ancora compiuti, facoltoso commerciante di orologi e gioielli, perché la moglie, Maria Bosti, figlia di Patrizio, storico capoclan di una delle articolazioni del cartello camorristico denominato 'Alleanza di Secondigliano', aveva avvisato il marito del contrattempo. Così Luca, pur di partire alla volta degli Emirati, si era procurato un falso tampone negativo versando 300 euro a un laboratorio di analisi. Il controllo a campione effettuato a Fiumicino però li aveva costretti a rientrare a Napoli.

Ciò nonostante, l'imprenditore nonché genero del boss è determinato a partire, prenota un nuovo volo, stavolta a Capodichino, e cerca di procurarsi la documentazione del test fasullo. Solo che viene intercettato dalla polizia e stavolta lo arrestano per corruzione insieme alla moglie. Gli contestano, oltre al tampone farlocco, anche di essersi falsamente vaccinato contro il coronavirus, un paio di mesi prima, versando una mazzetta da tremila euro a un medico. Niente Capodanno davanti al Golfo Persico, dunque. Ma perché Esposito ci teneva tanto ad andare a Dubai, al punto da sfidare le norme sul Green Pass obbligatorio? Per le pm anticamorra Ida Teresi e Alessandra Converso, che considerano Esposito un imprenditore impegnato nell'attività di reinvestimento dei capitali dell'organizzazione camorristica diretta dal suocero, non era (solo) un viaggio di piacere, ma qualcosa di più ampio.

"Attraverso enormi giri di affari, soprattutto nelle frodi fiscali, è stato in grado di costruirsi un vero e proprio tesoro che era in procinto di esportare a Dubai", scrive la giudice Chiara Bardi nel decreto di sequestro emesso nei confronti di Esposito. Una storia in parte ancora da scrivere, perché il genero del boss, tuttora detenuto per corruzione anche se il Riesame ha annullato l'aggravante mafiosa, agli inizi di febbraio aveva cominciato a rendere dichiarazioni con i magistrati, pur senza assumere la veste di collaboratore di giustizia. Sulla base di una recentissima informativa della squadra mobile, la Procura ipotizza che dopo i primi verbali sia scattata una 'manovra' della famiglia della moglie per invitarlo al silenzio. Eppure ne avrebbe di cose da raccontare, Esposito. Anche riguardo a ciò che, nelle intercettazioni, dice riguardo ai suoi interessi su Dubai, località che oggi, nel gergo di uno scafato investigatore napoletano, prima ancora di essere una città degli Emirati, è diventata "provincia di Secondigliano".

Una meta scelta non solo per le vacanze, e sono tanti i personaggi riconducibili o comunque contigui alla camorra della periferia settentrionale di Napoli che amano trascorrervi un periodo lontano dal caos cittadino, ma soprattutto per fare affari. Forse anche perché a Dubai aveva stabilito da anni il proprio quartier generale l'uomo definito "il principale player degli equilibri del potere criminale" legato al traffico internazionale di stupefacenti: Raffaele Imperiale, ribattezzato dalle cronache il 'boss dei Van Gogh' perché fece ritrovare, nascosti in uno scantinato nella zona di Castellammare di Stabia, due dipinti del grande pittore olandese che erano stati rubati dal museo di Amsterdam. Da pochissimi giorni, Imperiale è tornato in Italia. Il 4 agosto scorso era stato arrestato a Dubai dal Gico e dalla Squadra Mobile napoletana, con il supporto dei Servizi Centrali della Guardia di Finanza e della polizia.

Ma è stato finalmente estradato solo il 25 marzo, a conclusione di un lungo contenzioso diplomatico tra il nostro Paese e gli Emirati che aveva visto la ministra della Giustizia Marta Cartabia, dopo due dinieghi, consegnare personalmente al suo omologo degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah Al Nuaimi, la terza richiesta di far rientrare Imperiale nel nostro Paese, dove è stato condannato a 5 anni, 10 mesi e 20 giorni per droga ed è sotto inchiesta per le collusioni con gli Amato-Pagano. A Dubai è inseguito dalla giustizia anche un altro presunto esponente della stessa organizzazione, Raffaele Mauriello, e con lui un presunto broker trasversale della droga, non legato al clan, Bruno Carbone.

Un personaggio da romanzo, o almeno da fiction di alto livello, Imperiale. "Uno stratega che, al riparo da Dubai, manovrava e manovra le pedine sull'intero scacchiere dell'Area Nord di Napoli", scrive la Procura nelle carte dell'indagine, seguita dal procuratore capo Giovanni Melillo e dai pm antimafia Maurizio De Marco, Giuliano Caputo e Lucio Giugliano con il procuratore aggiunto Rosa Volpe, che lo vede accusato di collusioni con il clan Amato-Pagano, gli 'Scissionisti' usciti vincenti dalla faida del 2004-2005.

Un manager del crimine che aveva rapporti con i capi dei cartelli della droga coinvolti nella 'Mocro war' in Olanda e poteva contare, come racconta il collaboratore di giustizia Gennaro Carra, "su una disponibilità economica pazzesca ", al punto da sognare l'acquisto del calcio Napoli. Pur residente a Dubai per quasi dieci anni, Imperiale non aveva dimenticato gli amici di Secondigliano. Anzi, spesso erano suoi ospiti. A gennaio scorso 2021, racconta l'ultima inchiesta del pool anticamorra di Napoli, aveva ricevuto a Dubai la visita di un giovane esponente della famiglia Amato che sosteneva di essere in difficoltà economiche e gli chiese aiuto facendo leva su un accordo stretto dieci anni prima da suo padre. Imperiale, in una chat con Mario Cerrone, suo braccio destro e socio, scrive: "Ogni anno gli mando 650mila euro".

Già, ma se questo è vero, come arrivavano i soldi da Dubai a Secondigliano?  Gli inquirenti ipotizzano che il denaro sia stato trasferito con il sistema Hawala: un canale di depositi e prelevi attraverso banchieri non inseriti nei circuiti ufficiali che viene utilizzato in genere da immigrati e lavoratori all'estero per inviare piccole somme nei paesi d'origine, ma talvolta sospettato di essere impiegato anche per far transitare denaro sporco proprio perché fuori dai percorsi tradizionali. Nella ricostruzione dei magistrati, Imperiale e Cerrone, oltre a rifornire di droga gli Scissionisti, avrebbero pertanto gestito la "cassa comune" dell'organizzazione. "Sarebbe più corretto dire il fondo comune d'investimento - rileva la Procura - dividendo pro quota i profitti derivanti dalla vendita della sostanza stupefacente, che vengono poi reinvestiti attraverso una sofisticata opera di riciclaggio in asset immobiliari e finanziari". Tutto da Dubai.

Anche ora che la stella di Imperiale sembra volgere inesorabilmente al tramonto, c'è ancora chi lavora per trasferire i suoi affari da quelle parti. Ne parla diffusamente Luca Esposito, il genero del boss Bosti. In uno degli interrogatori sostenuti dopo l'arresto, Esposito assicura di avere negli Emirati "solo clienti che comprano orologi. Non ci sono mai stato". Sognava di trasferirsi da quelle parti, dice, per chiudere con quella famiglia troppo ingombrante. Nelle conversazioni intercettate dalla Procura, spiega il meccanismo così come gli è stato ricostruito da un suo amico, un italiano che è stato condannato a 7 anni di carcere negli Stati Uniti e ora vive stabilmente in riva al Golfo Persico: "Una persona che viene da fuori e arriva a Dubai - racconta Esposito - ha bisogno di un local che ti aiuti a entrare nel giro. I local sono gli arabi, i sultani, gli emiri. Se apri un business, gli paghi il 51 per cento".

Più importante è il referente local, meglio vanno gli affari e diminuisce il rischio di essere arrestati. L'amico si offre di presentare a Esposito le persone giuste e di aiutarlo ad ottenere la residenza negli Emirati. Ottenuta quella, "in mezz'ora ti faccio aprire il conto corrente", assicura. Però gli dà un consiglio: evitare le cattive compagnie: "Mi ha detto: qua è come a Napoli, ci sta un sacco di brutta gente, ma brutta gente seria". Persone che peraltro già conoscono tutto del genero del boss: "Ti sanno come il 7 di denari, ho sentito parlare di te in tre o quattro contesti". Benvenuti a Dubai, provincia di Secondigliano.