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Collaboratori di giustizia: ecco come potrebbe cambiare la normativa

L’ultima relazione della Commissione Antimafia al Parlamento suggerisce una più puntuale delimitazione dello status di “testimone”
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Il nostro ordinamento prevede da 30 anni uno speciale programma di protezione e assistenza per coloro che forniscono un importante contributo per contrastare le organizzazioni mafiose e risultano perciò esposti a “grave e attuale pericolo” a seguito della loro collaborazione con la giustizia (collaboratori di giustizia, i cd. “pentiti”); la tutela è estesa ai loro familiari. Nel corso degli anni (in particolare con la legge n. 6 del 2018 - che trae origine dal lavoro della Commissione Antimafia della XVII legislatura) sono stati approvati specifici benefici per i testimoni di giustizia: si tratta dei cittadini (e i loro familiari, amici e dipendenti) che rendono dichiarazioni utili alle indagini giudiziarie in qualità di persona offesa dal reato (testimone vittima) o come testimone (testimone terzo).

Le relazioni semestrali del Governo al Parlamento (l’ultima risale a luglio 2022) consentono di avere un quadro dettagliato in ordi…

Il nostro ordinamento prevede da 30 anni uno speciale programma di protezione e assistenza per coloro che forniscono un importante contributo per contrastare le organizzazioni mafiose e risultano perciò esposti a “grave e attuale pericolo” a seguito della loro collaborazione con la giustizia (collaboratori di giustizia, i cd. “pentiti”); la tutela è estesa ai loro familiari. Nel corso degli anni (in particolare con la legge n. 6 del 2018 - che trae origine dal lavoro della Commissione Antimafia della XVII legislatura) sono stati approvati specifici benefici per i testimoni di giustizia: si tratta dei cittadini (e i loro familiari, amici e dipendenti) che rendono dichiarazioni utili alle indagini giudiziarie in qualità di persona offesa dal reato (testimone vittima) o come testimone (testimone terzo).

Le relazioni semestrali del Governo al Parlamento (l’ultima risale a luglio 2022) consentono di avere un quadro dettagliato in ordine alla concreta attuazione della normativa e alle principali problematiche emerse. Dal 2000 ad oggi hanno usufruito dei benefici di legge oltre 150.000 persone; di queste, poco meno di 2.000 sono i testimoni di giustizia (6.400 i loro familiari). Il picco è stato raggiunto nel 2016; a partire dall’anno successivo, si registra una costante diminuzione. Le Direzioni Distrettuali Antimafia che negli anni scorsi hanno avanzato il maggior numero di proposte di protezione sono quelle di Napoli (dove il tempo medio di permanenza sotto protezione è di 10 anni, con punte che superano i 16 anni), Bari, Catania e Palermo. L’ultima relazione segnala la recente crescita del numero dei collaboratori nella zona di Roma (anche se con una durata media della protezione inferiore ai 3 anni).

Le principali misure di protezione

La legge è volta innanzitutto a preservare l’incolumità dei collaboratori e testimoni di giustizia, assicurando loro una scorta, documenti di “copertura” ed il trasferimento in una “località protetta”; e poi a sostenerli nel processo di reinserimento socio-lavorativo, attraverso speciali misure di sostegno economico utili a mantenere una condizione economica analoga a quella preesistente. In particolare, chi svolge attività imprenditoriale potrà usufruire del supporto di organismi specializzati in materia. E’ prevista anche la possibilità di assunzione nelle pubbliche amministrazioni, sulla base di intese fra il Ministero dell'interno e le Amministrazioni interessate. Di rilievo le forme di sostegno psicologico, soprattutto ai minori, che soffrono particolarmente il nuovo status e l’abbandono della propria località di origine, ciò che condiziona frequentemente il loro percorso scolastico.

La Commissione incaricata dell’applicazione della legge detta periodicamente linee di indirizzo volte ad assicurare uniformità nelle decisioni e una parità di trattamento tra tutti i soggetti coinvolti: tra i documenti recentemente approvati si ricordano quelli riguardanti la specificazione dei requisiti per l’ammissione al programma di protezione, le modalità del cambiamento delle generalità e per la fornitura dei documenti di copertura e della revoca delle misure tutorie.

Il Servizio centrale di protezione svolge una delicatissima attività di valutazione delle singole situazioni al fine di valutare il diritto di accedere ai programmi di protezione (o di continuare ad usufruirne) e alle misure di sostegno previste dalla normativa. Non mancano però i casi di contestazione in ordine alle decisioni assunte dall’Amministrazione, che talora hanno anche eco nelle aule parlamentari (vedi la recente interrogazione riguardante un imprenditore calabrese). Ne può nascere un contenzioso di fronte ai giudici amministrativi, che sono chiamati a decidere sui ricorsi presentati dai diretti interessati (vedi, tra le altre, la sentenza del Consiglio di Stato su un caso di mancata proroga del programma di protezione e di richiesta di ulteriori benefici economici).

Le possibili modifiche della normativa

L’ultima relazione al Parlamento, sulla base della concreta esperienza, ritiene innanzitutto necessaria una più puntuale delimitazione dello status di “testimone di giustizia”, escludendo i soggetti condannati per gravi reati e che risultino perciò contigui ad ambienti criminali. La relazione evidenzia altresì il fenomeno di coloro che non rispettano le regole di sicurezza e riservatezza previste anche in caso di cessazione del programma di protezione (ad esempio svelando la propria identità originaria), sottolineando la necessità di una sempre maggiore responsabilizzazione dei protetti, affinché acquisiscano la consapevolezza di essere sì titolari di diritti ma anche di precisi doveri.

Al tempo stesso, la relazione auspica un miglioramento della normativa per assicurare i documenti di copertura anche al termine del programma di protezione, soprattutto quando il tutelato intende svolgere un’attività lavorativa; attualmente sono invece costretti a rivelare la propria identità. Inoltre appare indispensabile garantire la continuità dell’accesso al credito e adeguate forme di sostegno per coloro che, a causa delle loro testimonianze, hanno subito gravi danni economici e che trovano spesso difficoltà ad ottenere linee di credito da parte degli istituti bancari.

Su alcuni aspetti problematici dell’attuale disciplina vedi anche la recente discussione presso la Commissione Giustizia della Camera.