La fuga impossibile di Lea Garofalo e il coraggio di stare dalla parte giusta
di Lucio Luca , di Lucio LucaQuando nasci a Petilia Policastro, in provincia di Crotone, e a soli nove mesi ti uccidono il padre in un agguato di ‘ndrangheta, la tua vita probabilmente è segnata per sempre. Se i tuoi fratelli, tuo zio, si intestano una assurda vendetta che porterà soltanto a una faida e tanti altri morti ammazzati, capisci che prima o poi da lì devi fuggire se solo vuoi dare un senso alla tua esistenza.
Lea Garofalo cresce in una famiglia ‘ndranghetista. La nonna le ripete sempre che “il sangue si lava con il sangue”. A nove anni scopre che il fratello nasconde le armi in camera sua, a tredici si innamora di un ragazzo più grande e decide di seguirlo a Milano. Ma anche in questo caso la realtà non cambia. Carlo, l’uomo che ama, è un trafficante di droga. Per conto della famiglia Garofalo gestisce lo smercio di eroina e cocaina nella zona di via Paolo Sarpi. A diciassette anni Lea rimane incinta e nel 1991 nasce Denise, che c…
Quando nasci a Petilia Policastro, in provincia di Crotone, e a soli nove mesi ti uccidono il padre in un agguato di ‘ndrangheta, la tua vita probabilmente è segnata per sempre. Se i tuoi fratelli, tuo zio, si intestano una assurda vendetta che porterà soltanto a una faida e tanti altri morti ammazzati, capisci che prima o poi da lì devi fuggire se solo vuoi dare un senso alla tua esistenza.
Lea Garofalo cresce in una famiglia ‘ndranghetista. La nonna le ripete sempre che “il sangue si lava con il sangue”. A nove anni scopre che il fratello nasconde le armi in camera sua, a tredici si innamora di un ragazzo più grande e decide di seguirlo a Milano. Ma anche in questo caso la realtà non cambia. Carlo, l’uomo che ama, è un trafficante di droga. Per conto della famiglia Garofalo gestisce lo smercio di eroina e cocaina nella zona di via Paolo Sarpi. A diciassette anni Lea rimane incinta e nel 1991 nasce Denise, che cresce nello stabile di via Montello, dove il clan del compagno e dei fratelli subaffitta illegalmente stamberghe agli immigrati.
Lea Garofalo, l'ultima passeggiata prima del sequestro
La beffa, però, era ancora dietro l’angolo: per lo Stato Lea Garofalo non è una vittima di mafia, perché ai suoi assassini, per “problemi burocratici”, non è stato applicato durante il processo l’aggravante di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ma almeno nel 2013, grazie all’aiuto dell’Associazione Libera, anche per Lea Garofalo è stato possibile celebrare funerali civili e pubblici. C’erano don Ciotti, il sindaco Pisapia e la stessa Denise, anche se a distanza e protetta dalle forze dell’ordine.