Abbiamo letto con piacere l'articolo pubblicato su La Repubblica il 1 marzo 2021, dedicato alla costellazione di piccoli borghi che sta tornando prepotentemente alla ribalta. Il nostro piacere nel leggere l'articolo è stato condito anche da un pizzico d'orgoglio quando abbiamo visto che la foto scelta a corredo ritrae la nostra Casperia, in particolare Via Garibaldi con la porta d'entrata al borgo della prima cerchia muraria, risalente all'XI . Casperia ha un borgo medievale che – grazie all'amore degli abitanti – ha conservato l'architettura storica. Non si entra in auto, non per legge ma per natura: lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius fu ospite ad Aspra (questo è l'antico nome del paese) per consultare il ricco archivio storico e così scrisse: « Giungemmo dinanzi alle mura. Qui il cocchiere si arrestò, e mi spiegò che il paese non aveva strade praticabili. Scesi allora e mi avviai verso la porta. Qual luogo spaventosamente solitario e selvaggio! Strettissime e oscure vie fra case ammonticchiate e soffocantesi a vicenda, o piuttosto che vie, letti di torrenti montani: ecco Aspra».
Casperia, dal soggiorno dello storico tedesco nel 1864, non è cambiata molto nell'aspetto. Ovviamente la cura del borgo è decisamente migliore, tanto che nel 2004 è stato attribuito il marchio “Bandiera arancione” del Touring Club Italiano perché « la località si distingue per l’integrità e l’omogeneità del nucleo abitativo antico, ristrutturato e curato. Da segnalare la pedonalizzazione delle vie del centro storico pulitissime, ben curate e ricche di strutture ricettive, ristorative e negozi». Nel territorio di Casperia è possibile svolgere molteplici attività all'aria aperta (così importanti in questo periodo) come equitazione, trekking, arrampicata immersi nei boschi dei Monti Sabini.
In paese è viva l'arte sartoriale con alcune realtà che spiccano per qualità, per esempio: l’Accademia di alta sartoria “Maria Antonietta Massoli”, nata dalla collaborazione tra la locale impresa artigiana, Fendi e il Comune di Casperia; “Stefania Pochesci slow living” attività di design e artigianato che unisce arte, moda e illustrazione tenute insieme dal filo della eco sostenibilità. Imprese al femminile che rendono viva la comunità.
Infine, segnaliamo gli importanti investimenti che porta avanti l’Amministrazione comunale sue due asset: tutela e valorizzazione dei beni culturali, transizione ecologica. Con le nostre modeste risorse di comune che conta 1200 abitanti, stiamo restaurando pezzo dopo pezzo l'intero patrimonio culturale, rappresentato soprattutto dall’arte sacra. Un paese ancorato alla tradizione ed orgoglioso della propria identità, felice di aprirsi al mondo come “villaggio globale” con un occhio sempre attento all’ambiente: così abbiamo completamente riconvertito a led l'impianto dell’illuminazione pubblica, installato delle postazioni di ricarica per la mobilità elettrica ed altri investimenti che su grande scala appaiono minori ma per la nostra realtà sono significativi. Tutto ciò ha reso Casperia ancora più attrattiva, registrando una maggiore presenza di turisti durante la scorsa estate ma soprattutto nel mese di febbraio appena passato. Per conoscerci meglio vi invitiamo a visitare i nostri canali social su Facebook ed Instagram “Visit Casperia” ed il sito web www.visitcasperia.it
Lorenzo Capanna
Cairano (Avellino), il borgo della felicità, è uno splendido paese di 300 abitanti in Alta Irpinia di origini antichissime (età del ferro, civiltà arcaica del VIII sec. a.c.) che rappresenta il tipico villaggio rurale inserito in un paesaggio incantevole ed unico. Si erge sulla valle dell’Ofanto e sul lago di Conza e li domina dall’alto dei suoi 813 metri.
Straordinaria ed irripetibile è l’emozione che si prova affacciandosi dalla rupe posta alla sommità del paese da dove è possibile ammirare l’orizzonte a 360° e ascoltare il suono dell’organo a canne azionato naturalmente dal vento, strumento unico al mondo!
Nel borgo, sapientemente restaurato (progetto “Borgo Biologico, vincitore di numerosi premi di architettura dalla Biennale di Venezia al premio INARCH 2021) oggi sono ospitati artisti, intellettuali, scrittori, c’è un teatro all’aperto dedicato al cairanese Franco Dragone (uno dei creatori di spettacoli più grandi al mondo e co-fondatore del Cirque du Soleil), è in fase di allestimento un museo delle “Relazioni Felicitanti”; nelle 100 antichissime cantine ipogee si sta attuando un progetto di vinificazione naturale con tecniche arcaiche a cura dell’associazione “Fabrica del Vino”. Cairano è un vivacissimo laboratorio di progetti culturali e visionari, un luogo da visitare in un cammino esperienziale dove la grande emozione non è data solo dall’incontro visivo col luogo ma dal contatto e la relazione con le persone che hanno storie bellissime da raccontare e sorrisi meravigliosi da regalare.
Vi consiglio di visitare il paese soprattutto nel periodo tardo primaverile dove il borgo si veste di fiori e il mare verde della valle avvolge l’abitato preparandosi ai grandi eventi culturali che ospita in estate come lo Sponz Fest diretto da Vinicio Capossela e il Festival “Cairano 7x, rassegna di arte e spettacoli in collaborazione con Franco Dragone.
Luigi D'Angelis
Salve, leggendo la presentazione del viaggio tra l'Italia dei borghi con invito a segnalare i luoghi del cuore abbiamo subito pensato a Trebiano Magra (La Spezia): una frazione del comune ligure di Arcola che si snoda lungo un pendio dominato dai ruderi di un antico castello. La leggenda vuole che all'interno fosse nascosto l'originale manoscritto della Divina Commedia di Dante Alighieri, mai ritrovato. Di certo sappiamo che il sommo poeta davvero soggiornò da queste parti durante l'esilio. Nel borgo sono rimasti solo un centinaio di abitanti ma è un piccolo gioiello che offre spettacolari viste sulla piana del Magra, a pochi minuti dal Golfo dei Poeti.
Gabriella Baidotti
“Un giorno chiesero a mio padre che passeggiava nel bosco dove fosse la piramide. Lui, meravigliato, non ha saputo dare indicazioni in quanto la conosceva come Sasso del Predicatore o sasso con le scale". A parlare è Salvatore Fosci. Sono stati proprio i racconti di suo nonno e suo padre che hanno aiutato Salvatore nella riscoperta dell’antica piramide, il monumento rupestre più grande d' Europa. La cosiddetta Piramide Etrusca. MA Bomarzo è anche il Sacro bosco conosciuto come Parco dei mostri, la tagliata etrusca , il Duomo, il Palio, Palazzo Orsini. Tante storie incredibili, misteriose, uniche.
Questo è Bomarzo un luogo che è stato abitato fin dai tempi del neolitico. Sarà per la sua vicinanza al Tevere, oppure al lago di Vadimone, ma Bomarzo venne ripetutamente invasa nel corso dei secoli, forse per questo il suo nome in latino era “Polimartium” che significa “Città di Marte” “dove Marte era la divinità della guerra”. Bomarzo ha il suo Santo ed inevitabilmente anche lui è legato a storie di guerra o invasioni. Sant’Anselmo di Bomarzo , tracciando il segno della croce verso il cielo, avrebbe fatto piovere sui Goti delle ghiande di piombo, scongiurando così l’invasione di Bomarzo. Il 24 aprile di un non meglio precisato anno del VI secolo, se ne andò serenamente, e le sue spoglie mortali furono inumate nella Chiesa di Santa Maria di Bomarzo ovvero presso il Duomo di Bomarzo.
Le rive della roccia vulcanica di Bomarzo, che fiancheggiano le pendici della pianura, sono stati usati in vari modi dall’uomo fin dalla preistoria. Poi nel periodo etrusco, romano e medievale, essendo utilizzato nei modi più diversi e in relazione alla vita sociale ed economia, religiosa ed artistica. Questa pratica ha avuto il suo periodo di massimo splendore nel palazzo, intorno al XV secolo, e nel più famoso “Parco dei Mostri” fantastico sfruttamento artistico di blocchi di peperino personalmente commissionato dal principe Pier Vicino Orsini.
La sovrapposizione delle case nel corso dei secoli, rende difficile l’identificazione dei segni etruschi e romani: il nucleo etrusco più vicino è quello del Monte Casoli. Difficile raccontare le emozioni che si provano! Non si può descrivere il Palio di Bomarzo che si corre in onore del Santo il 25 aprile, oppure descrivere il corteo storico, sarebbe inutile, certe emozioni vanno vissute!!!
Roby Re
Siamo nel cuore della Valnerina e a dispetto del nome, il lago qui non c'è. Casteldilago è un piccolo borgo medievale, che sorge di fronte ad Arrone, di cui è frazione. Lo si raggiunge in auto, ma l'ultimo tratto si percorre rigorosamente a piedi. Stradine lastricate di pietre chiare, che si inerpicano verso la splendida chiesa di San Valentino. Pochi abitanti, sempre gli stessi, che incontri più volte al giorno e che più volte al giorno ti sorridono cordialmente, forse un po' incuriositi, perché non sono abituati ai turisti. Ti sembra di conoscerli tutti: c'è persino il cagnolino Gino, che si aggira per il borgo scodinzolando. Qui i social network sono le sedie fuori dalle porte sulle quali ci si racconta le novità della giornata.
Succede un giorno che Sir Timothy Clifford, storico dell'arte e direttore della Galleria Nazionale di Scozia, in vacanza in Umbria con la moglie, sbaglia strada e finisce a Casteldilago. E' amore a prima vista. Acquista casa nel borgo e durante i lavori di ristrutturazione trova resti di vasellame particolarmente sofisticati, un grande tesoro che viene accolto in un piccolo e affascinante museo.
Succede che il fotografo Marcello Serra realizza un reportage fotografico in bianco e nero, dove immortala volti, atmosfere, stili di vita. Succede che viene aperta l'Osteria dello Sportello, un ristorante dove ragazzi giovani e cordiali, propongono piatti della tradizione, gustosi e belli da vedere. Però non basta...qui il turismo non arriva. E chi arriva, è solo di passaggio per le Cascate delle Marmore.
E' un vero peccato...o forse no. Forse è invece una grande fortuna, per questo borgo dove il tempo si è fermato, dove le rondini fanno ancora i nidi sotto i tetti e se dimentichi la finestra aperta, te ne trovi una che gira per la stanza, dove il silenzio della sera è rotto solo dal bisbigliare dei clienti dell'Osteria che si avviano a piedi alle loro auto. Sono rimasta pochi giorni (anch'io turista di passaggio), ma mi sono innamorata di questo piccolo gioiello sconosciuto.
Rossana Gavazzeni
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