Grottammare, culla della cucina di pesce (dell'Adriatico)

Grottammare, culla della cucina di pesce (dell'Adriatico)
Due ricette molto diverse tra loro per raccontare il matrimonio d'amore, riuscito e felice, tra questi luoghi e il mare
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Grottammare si affaccia sulla costa adriatica fregiandosi di mille colori: le pinete e le palme portano il verde, le spiagge l'oro, e il mare un blu che incanta, fanno parte del suo fascino accanto al borgo antico. Tutti elementi curati benissimo,tanto che sono valsi a Grottammare il riconoscimento del F.E.E.E. (Foundation for Environmental Education in Europe) per l’assegnazione della Bandiera Blu, che l’Unione Europea conferisce ogni anno alle amministrazioni che si sono distinte per la perfetta qualità delle acque, la cura dell’arredo urbano, la massima funzionalità dei sistemi di depurazione e l’ottima offerta dei servizi turistici.

Ogni luogo ha la sua storia e quella di Grottammare è concentrata, anche, nello stemma: le palme che vi campeggiano stanno a ricordare che il clima mite tipico di questo paesino permette la crescita di una particolare pianta originaria delle Isole Canarie che insieme alle piante di arancio non solo impreziosisce il panorama ma costituise parte dell'economia locale. Nello stesso stemma, accanto alle piante simbolo e al tratteggio delle mura medievali, fa bella mostra di sé l’antico faro del porto cittadino. Perché Grottammare è anche sinonimo di cucina di pesce, rigorosamente locale, che riesce a valorizzare in tante ricette diventate pietre miliari della gastronomia local. Perché non di sole olive all'ascolana vive il goloso. 

Due su tutte le ricette che identificano il rapporto d'amore di questa parte della costa marchigiana con il mare: da un lato una ricetta complessa, storica, da studiare e ristudiare, dall'altro un piatto semplice, vivace come le notti in costiera, facile da fare eppure talmente gustoso da diventare sinonimo di capacità di godersi la vita. Questo piccolo viaggio inizia dal Brodetto marchigiano. Ovvero la vera sintesi in rosso dei sapori e dei profumi del regno di Nettuno, piatto simbolo della cucina marinara dell'Adriatico che qui nelle Marche raggiunge lo status di venerabile. Nato come piatto povero dei pescatori dell'Adriatico che utilizzavano il pescato di qualità più bassa, a volte troppo piccolo o troppo poco, si è poi diffuso fino ad arrivare sulle tavole importanti. Tra le tante regioni che si affacciano su questo lembo di Mediterraneo, due in particolare si contendono la paternità di questo piatto: Romagna e Marche. Due porzioni della stessa costa, due pezzi dello stesso mare che raccontano due filosofie di brodetto diverso: a parità di ricchezza - almeno 9 o 10 i pesci da impiegare per chiamarlo Brodetto - in Romagna la Gallinella è imprescindibile, mentre invece nelle Marche è il San Pietro a essere insostituibile. 

E siccome alcuni tra i pesci più pescati e identitari di queste acque sono calamari, totani&Co, se volete un pasto tipicamente marchigiano non può mancare in tavola un fritto di pesce, rigorosamente dei molluschi sopracitati accompagnati, al massimo, da del pesce azzurro, come le alici di San Benedetto del Tronto. E se preferite qualcosa di più delicato, allora c'è la frittura di paranza, che non è nata come suggerisce la canzone di Daniele Silvestri a Ponza, bensì proprio su queste coste. La paranza era infatti un tipo di barca a vela che si utilizzava per catturare i pesci di piccola taglia, grazie a delle enormi reti a strascico, arrivando poi a identificare non più il mezzo ma la stessa modalità di pesca. E identifica Grottammare perché inizialmente questo vascello veniva utilizzato proprio per la sorveglianza delle coste del basso Adriatico, qui comparso nel lontano XIII secolo d. C. Nel tempo questi significati alternativi sono andati perduti e con paranza oggi intendiamo la frittura del pesce frutto del lavoro di questa nave: un piatto “povero”, ma talmente ricco di sapori e profumi da essere diventato un vero classico.