Prunent, quel clone del Nebbiolo che fa grande la Val d'Ossola
di Lara De Luna , di Lara De LunaIncastonata tra le Alpi, la provincia di Verbano-Cusio-Ossola viene chiamata la provincia azzurra. L’azzurro del cielo così vicino e l’azzurro dei laghi, un colore che invade con la sua serenità e che eppure non è affatto l’unico caratterizzante questi luoghi lontani dalle strade del turismo di massa. E forse per questo molto affascinanti. Le città affascinanti come Stresa si affiancano sì ai lungo laghi, ma anche alle tante valli che compongono la provincia, come la Val d’Ossola. L’enogastronomia tradizionale è quella tipica dei luoghi di montagna, tra formaggi d’alpeggio e preparazioni a base di cacciagione e polenta. Ma due sono le produzioni di eccellenza di questi luoghi, il Bettelmat - un formaggio prodotto esclusivamente in alcuni alpeggio estivi delle valli superiori, e il Prunent, un vino che nasce dal clone omonimo del Nebbiolo, che con fatica viene coltivato in zone vocate sì alla viticoltu…
Incastonata tra le Alpi, la provincia di Verbano-Cusio-Ossola viene chiamata la provincia azzurra. L’azzurro del cielo così vicino e l’azzurro dei laghi, un colore che invade con la sua serenità e che eppure non è affatto l’unico caratterizzante questi luoghi lontani dalle strade del turismo di massa. E forse per questo molto affascinanti. Le città affascinanti come Stresa si affiancano sì ai lungo laghi, ma anche alle tante valli che compongono la provincia, come la Val d’Ossola. L’enogastronomia tradizionale è quella tipica dei luoghi di montagna, tra formaggi d’alpeggio e preparazioni a base di cacciagione e polenta. Ma due sono le produzioni di eccellenza di questi luoghi, il Bettelmat - un formaggio prodotto esclusivamente in alcuni alpeggio estivi delle valli superiori, e il Prunent, un vino che nasce dal clone omonimo del Nebbiolo, che con fatica viene coltivato in zone vocate sì alla viticoltura, ma non alla coltivazione facilitata delle valli e dei pendii più dolci.
Prosperò a lungo e fu solo verso la fine dell’800, con l’arrivo della piaga della fillossera e il conseguente uso di barbatelle innestate, che questo particolare vitigno autoctono (uno dei centinaia presenti in Italia), venisse messo da parte per altre produzioni più semplici e resistenti. Ad oggi ceppi di Prunent in vigne vecchie sono ancora presenti sul territorio, ma la maggior parte del vino in produzione proviene da vigne di recupero, reimpiantate a partire dagli anni '90.
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