Non tutto il Prosecco è uguale, non tutte le colline lo sono. Quelle attorno ad Asolo sono due volte preziose: per il sigillo Unesco che da poco è calato a proteggere il Monte Grappa e le sue falde, e per il nettare che produce: qui il terreno è disegnato dalla mano dell'uomo, ça va sans dire, ma porta la poesia dei filari dolci e ordinati dove cresce la Glera che fa nascere il Prosecco Asolo DOCG.
Asolo, le immagini del borgo veneto
Definita da Giosuè Carducci la "Città dei cento orizzonti", Asolo è raccolta entro le antiche mura che si diramano dalla Rocca, fortezza del XII secolo.
Tutto attorno all'antico e bellissimo borgo di Asolo, legato a doppio filo, per storia, all'Asolo Prosecco. Fondata in epoca romana, Asolo si sviluppò notevolmente nel Medioevo e proprio allora, tra la fine del '100 e il '200 d.C, sulla cima del Monte Ricco venne costruita la Rocca che ancora oggi, stilizzata, vediamo sul simbolo del Consorzio di Tutela dell'Asolo Docg. Poco meno di un secolo dopo l'intera area fu annessa ai possedimenti della Serenissima e la cittadina divenne, architettonicamente e artisticamente, il borgo gioiello che è oggi. Con la ricchezza portata dalla Repubblica Marinara, arrivò anche la viticoltura, da subito di eccellenza: gli esattori del Doge li tassavano oltre 1/3 in più della media degli altri vini.
Qui in questo territorio, tra pendii e piccole valli, si fa un viticoltura eroica fatta su terreni scoscesi, con una resa nettamente minora a quella della media delle altre zone produttrici di Prosecco. Oggi come allora la vendemmia è, ça va sans dire, manuale e dopo un'attenta selezione delle uve, che sui cru di collina è in maggior parte Glera, il vitigno autoctono del trevigiano, secondo la storia erede dei primi vitigni impiantati qui durante l'Impero Romano, grande traduttore in vino della carattere di questo territorio. In minima parte, fino a un massimo del 15%, possono tagliare la Glera in una bottiglia di Asolo Docg altre varietà autoctone storiche: la Bianchetta Trevigiana (già presente e documentata in alcune carte notarili del XVI secolo); il Verdiso ( documentato in provincia di Treviso dai primi anni del '700) e la Perera di poco più giovane. Questa storia, il legame con il territorio e le colline, hanno permesso che nel 2009 venesse riconosciuto la Docg all'Asolo Prosecco.
Asolo, il borgo veneto ripreso dall'alto
Nel maggio 2012, tre anni dopo, è stata presentata la zonazione viticola - realizzata dal professor Attilio Scienza (Università degli Studi di Milano – DIPROVE) insieme a Davide Bacchiega, Jacopo Cricco, Luca Toninato e Alessandro Zappata (AGER SC.) - in modo che potesse essere analizzata la vera vocazione del territorio, in modo da valutare le risposte viticole-enologiche delle varietà utilizzate. Tutto per pigiare l'acceleratore e lavorare ancora meglio sul carattere territoriale identitario dell’Asolo Prosecco e gli elementi che lo identificano, preferendo il carattere del vino alla quantità.
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Per favorire tecniche viticole etiche e sostenibili è stato promosso presso i soci, stilato e depositato un documento programmatico, chiamato appunto Metodo Asolo Prosecco, per le linee guida necessarie alla salvaguardia del territorio e del paesaggio. Il testo è pensato per rivolgersi ai viticoltori conferitori, ai soci del Consorzio e ai consulenti: è una guida suddivisa in dieci schede tecniche che indicano e spiegano i processi di coltivazione e agronomici in vigneto a partire dal suo nascere, in un percorso che include tutte le fasi di sviluppo e mantenimento. A completare il utto vi è un “quaderno di campagna” dove annotare tutte le fasi di sviluppo.
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