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Il viandante contemporaneo

Non è un turista ma nemmeno uno da gita fuori porta o un pellegrino. La tesi di laurea di un lettore che punta sull’osservazione. In Trentino Alto Adige
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Negli ultimi anni, gruppi di persone dedicano periodi di tempo a vacanze itineranti. Le ragioni di questo vero e proprio boom, sono da ricercarsi in un desiderio di vivere una nuova esperienza comunitaria e di relazione. Il rapporto viandante contemporaneo - artefatto è stato l’innesco per approfondire la questione.

Come si pone il viandante contemporaneo di fronte all’arte? Un’arte ‘squadernata’, mostrata come una serie stratigrafica e dai molteplici aspetti e significati. Un’arte che sta anche nel paesaggio, poiché è da qui che ha tratto ispirazione. La forte interdipendenza fra arte e paesaggio è alla base, come una sorta di modello concettuale di riferimento, della mia tesi di laurea.

Il territorio preso in considerazione è alpino, di una parte del settore occidentale delle province autonome di Trento e Bolzano e di un piccolo lembo orientale del Cantone dei Grigioni in Svizzera, corrispondente alle Alpi Reti…

Negli ultimi anni, gruppi di persone dedicano periodi di tempo a vacanze itineranti. Le ragioni di questo vero e proprio boom, sono da ricercarsi in un desiderio di vivere una nuova esperienza comunitaria e di relazione. Il rapporto viandante contemporaneo - artefatto è stato l’innesco per approfondire la questione.

Come si pone il viandante contemporaneo di fronte all’arte? Un’arte ‘squadernata’, mostrata come una serie stratigrafica e dai molteplici aspetti e significati. Un’arte che sta anche nel paesaggio, poiché è da qui che ha tratto ispirazione. La forte interdipendenza fra arte e paesaggio è alla base, come una sorta di modello concettuale di riferimento, della mia tesi di laurea.

Il territorio preso in considerazione è alpino, di una parte del settore occidentale delle province autonome di Trento e Bolzano e di un piccolo lembo orientale del Cantone dei Grigioni in Svizzera, corrispondente alle Alpi Retiche meridionali. Un territorio baricentrico che già da tempi protostorici è stato percorso, abitato e infrastrutturato, caratterizzato da diversi paesaggi, risultato di una morfologia fortemente verticalizzata, che ha favorito il radicamento tanto di ambienti mediterranei che artici. Convivono due aspetti strutturali-ambientali: l’asta valliva principale del fiume Adige e il bacino idrografico del fiume Noce che, prima di confluire in Adige, ha formato quella specie di altopiano che corrisponde alla Val di Non.

Il periodo invernale 2020/21 è stato impiegato per definire meglio i contorni dell’idea iniziale, verificare aspetti quali-quantitativi e l’orizzonte cronologico di riferimento, concentrando l'attenzione sul cosiddetto romanico e parte del primo gotico, e selezionare un adeguato numero di edifici di culto, ospizi e castelli, nonché ricercare tracce e indizi delle rotte pellegrinali e degli itinerari possibili; attività preliminare che ha consentito la ‘messa in mappa’ dei diversi oggetti.

Ciò che si voleva assolutamente evitare era fornire un quadro conoscitivo composto di schede di edifici di culto di cui già esistono vari lavori, pubblicazioni scientifiche, bibliografia specifica e guide turistiche. Si vuole, al contrario, ricercare il senso introiettato dalla visione degli apparati iconografici e architettonici; era perciò necessario andare in loco e ‘farsi prendere’ senza essere condizionati da idee preconcette, nella consapevolezza che il territorio, prima o poi, avrebbe comunicato ciò che aveva da dirti. Le indagini in campo sono durate circa cinquanta giorni, per un periodo compreso fra il 10 giugno e il 20 agosto 2021, facendo base in una località baricentrica in alta Val di Non.

Sono state visitate decine di edifici di culto, ospizi e castelli e percorsi a piedi almeno un centinaio di chilometri. E’ stato verso la fine della campagna che è maturata l’idea dell’arte fra principio e intenzione e delle tipologie significanti prevalenti, come sintesi che attraversa in forma stratificata l’intero intervallo cronologico preso in considerazione.  Tale approccio, ha in sé il rischio di mettere in secondaria importanza la questione  dell’attribuzione, temporale e stilistica, ma, d'altronde, è proprio ciò che il viandante contemporaneo oggi vede: un insieme sovrapposto e stratificato di forme, ma che riportano comunque a tipologie significanti comuni.

Ma chi è il viandante contemporaneo? Via dalla quotidianità: motivazione che spinge per approdare ad una nuova destinazione, andare e venire dai confini, desiderio di cambiamento, scoprire l’altro da sé; camminare spostandosi, rimanendo in ascolto del circostante, adeguando il ritmo al nuovo stato, consapevoli di muoversi in uno spazio luogo di memorie, in un paesaggio articolato e complesso, risultante delle stratificazioni e interazioni ambientali, naturali, storiche, antropiche, urbanistiche, artistiche, in un territorio, prodotto culturale delle diverse componenti succedutesi nel tempo.

Il viandante contemporaneo non è un turista, non è interessato alle proposte depliantistiche, non è uno da gita fuori porta, neppure attirato dalle sirene salutistiche e sportivistiche, non è un neo-pellegrino, neppure un post-turista in cerca dei cosiddetti valori autentici. Egli è innanzitutto camminante, colui che percorre la via, attento e presente al luogo che temporaneamente abita e semplicemente usa quello che ha: il suo corpo.

Il viandante-camminante ha in sé qualcosa del peregrinus, colui che passa attraverso, alla ricerca della cosa intangibile; al tempo stesso ne differisce, poiché nel viandante convivono diversi aspetti del desiderio della conoscenza: esplorativo, solitario e silenzioso, senza meta, aperto allo stupore e alla meraviglia di un incontro inatteso perché non pianificato e programmato, poiché il cammino non è un genere turistico ma pratica significante. L’azione del camminare è quindi lo strumento che il viandante impiega per conoscere il territorio che attraversa. Le architetture, i dipinti parietali esibiti lungo la via, sulle facciate e all’interno delle chiese o sulle pareti delle case dei centri storici, sono il dispositivo che permette di accedere alle memorie custodite nei e dai territori.

In questo senso, il viandante contemporaneo non è distrattamente vagabondo, trasportato sbadatamente da una generica fascinazione di cose diverse e incomprensibili cui non riesce ad attribuire alcun significato; al contrario è affascinato dalla scoperta, dai dettagli, dalle ragioni storiche che hanno consentito alle antiche società, totalmente diverse da quella contemporanea, di produrre quelle forme significanti.