Paesaggio Italia. Garfagnana, terra di lupi e di briganti

Paesaggio Italia. Garfagnana, terra di lupi e di briganti
L'omaggio a un territorio di grande bellezza e ricchezza storica, rimasto per lungo tempo ai margini dei circuiti turistici che hanno interessato la Toscana. Una terra in cui una natura selvaggia e aspra si coniuga a sorprendenti testimonianze artistiche e alla memoria dei grandi artisti che ne hanno plasmato l’identità.
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“Terra di lupi e di briganti”, si intitola il pezzo che apre questo volume di Paesaggio Italia dedicato alla Garfagnana. La non lusinghiera definizione del luogo appartiene a Ludovico Ariosto, che fu delegato lì nel 1522 dal suo signore, Alfonso I d’Este, in qualità di governatore. Orfano della sua veste di chierico e delle incombenze letterarie, l’Ariosto mal sopportava le “accuse e liti sempre e gridi” e i “furti, omicidii, odi, vendette et ire” che affollavano la sua giornata a Castelnuovo Garfagnana.

E men che mai digeriva il fatto che gli Estensi si avvalessero dei briganti per garantirsi un appoggio contro le pressioni dello Stato pontificio. Il secondo capoverso dello stesso articolo riporta i versi che Giovanni Pascoli dedica alla sonorità delle acque del Serchio e allo splendore all’alba della Pania della Croce, una delle vette più alte delle Apuane. Alla ricerca del “nido” ove portare a compimento l’infanzia che gli era stata prematuramente strappata, il poeta si rintanò a Castelvecchio, una frazione di Barga, nel 1895, e qui rimase fino alla fine, componendo quei Canti che restituiscono mirabilmente il tessuto finissimo del mondo naturale e la sua capacità ipnotica di fermare il tempo. Chiunque abbia letto, studiato (e magari imparato a memoria) L’ora di Barga, sa come l’attitudine lirica di questo poeta gli consentisse di far risuonare meravigliosamente le parole, affidandole all’altalena delle rime e conferendo agli accenti la percussione del batacchio di una campana. Inconciliabili all’apparenza, la visione ariostesca e quella pascoliana della Garfagnana sono in realtà complici, come la copertina e il dorso di un libro: contengono questo incredibile luogo e ne definiscono il carattere segreto, ne racchiudono l’anima letteraria.

Lo stesso fanno, del resto, gli Appennini a est e le Alpi Apuane a ovest, guardiani di un territorio che non ha eguali nel nostro Paese. Varcando una di queste porte, si ha la sensazione di entrare in un racconto, dove le sorprese alimentano l’immaginazione del lettore in viaggio. I rigogliosi boschi di castagni, che nei secoli nutrirono gli abitanti, i borghi bellissimi e le rocche che svettano, i toni del verde, le forme e i colori delle acque, i faggi, le nocciole, le rose canine.... Tutto concorre all’incanto dello sguardo, e non solo per la bellezza: c’è una dimensione favolistica nel grandioso Duomo di Barga, così fuori scala rispetto al paese che sovrasta, mentre un’aura poetica avvolge le case dell’Isola Santa, sommerse e riemerse dall’acqua smeraldo; nel fitto dei castagni, da un qualunque metato (essiccatoio) ci si aspetta di veder spuntare un folletto, o un leprecauno; e i bellissimi ponti ad arco che valicano i fiumi sembrano la promessa di piccoli universi di persone solidali fra loro. Poi le caverne, le grotte, perfino i nomi: il Baratro dei Giganti, la Sala delle Voci, il Ponte del Diavolo, il Monte Freddone. Neppure Dino Buzzati avrebbe saputo far meglio. Di qui, non a caso, prima di Ariosto transitarono Dante e Boccaccio.

 

E se, in epoche più recenti, si dà un’occhiata all’elenco degli ospiti di Bagni di Lucca, si comprende come una simile fascinazione non abbia lasciato scampo a menti eccelse: da Byron a Shelley, da Carducci a Verdi, da Rossini a Puccini, fino a Montale. Un grande romantico, Heinrich Heine, se ne invaghì perdutamente (“una valle più incantevole io non l’ho mai vista”), mentre a Puccini, che continuò a vagabondare e a comporre per anni fra gli Appennini e la Valle del Serchio, è riservata una casa museo a Celle di Pescaglia. Per non parlare infine di Carlo Lorenzini, il papà dell’immortale Pinocchio, che si volle chiamare Collodi, in omaggio al borgo della Valdinievole dov’era nata sua madre. Forse nella Garfagnana, terra o libro che sia, non è sufficiente un breve giro, di quelli che riempiono gli occhi e la memoria. Forse bisognerebbe tornarci, e ritornarci negli anni. Meglio ancora: sarebbe opportuno cercar casa, da queste parti, per godere del piacere che ti danno le letture che si rinnovano. Proprio come fece Pascoli, che nell’autunno della vita giocò a ricominciare, abitando una fiaba per sognarsi bambino.

Garfagnana, terra di lupi e briganti  è l'undicesimo volume della collana Paesaggio Italia, che va in edicola, ad ogni inizio mese, con la Repubblica e National Geographic, per 12 mesi. Ecco il piano editoriale della collana.

1)  Umbria preziosa, da Città della Pieve a Montefalco

2) Sicilia, Mediterraneo barocco

3) Terre di Siena, il Medioevo perfetto

4) Puglia, la Daunia tra mito e natura

5) L'altro Lago di Como

6) Gallura e Barbagia, oltre il mare

7) Langhe, tra nebbie e tradizioni

8) Tuscia, città di tufo e giardini di delizia

9) Veneto d'acqua e di terra, dai Colli Euganei al Polesine

10) Ponente ligure di pietra e di mare

11) Garfagnana, terra di lupi e briganti

12) Nelle Marche, tra storia e Infinito