Alessandra Petrucci: “Da noi, un’esperienza formativa a 360 gradi, in una città unica al mondo”
di Sara FicocelliLaureata in Ingegneria Civile, professoressa di Statistica sociale, Alessandra Petrucci è la Rettrice dell’Università di Firenze dal 1 settembre 2021. L’abbiamo intervistata per capire quali sono le ultime novità dell’offerta formativa dell’Ateneo fiorentino.
Come si prepara l’Ateneo al nuovo anno accademico nel centenario della sua istituzione?
“Quello fiorentino è un Ateneo consapevole della propria storia, una storia ricca di personaggi che hanno dato un contributo fondamentale alla cultura italiana e allo sviluppo del nostro Paese. Basti ricordare figure come Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Giorgio La Pira, solo per citarne alcune. Una storia anche travagliata, dal momento che l’Ateneo, nato a Firenze nel 1321 come Studium generale, fu trasferito dai Medici a Pisa, per poi rinascere nel momento dell’Unità d’Italia come Istituto Superiore di Studi Pratici e di Perfezionamento, nel 1924 riconosciuto come Università. Da un secolo, oltre. Come conferma lo slogan delle nostre celebrazioni. Il centenario ci consente di guardare al futuro con rinnovato slancio, per proporre – in stretto rapporto con il nostro territorio - un’offerta di quasi 150 percorsi formativi che, frutto di un’attività di ricerca di grande qualità, spaziano in tutte le aree scientifico disciplinari, capaci di affrontare alcune tra le sfide strategiche della nostra società, come la sostenibilità sociale e ambientale o la transizione digitale”.
In che modo le attività dell’Ateneo testimoniano la sua apertura alla società anche alla luce dell’impatto dei fondi del PNRR?
“Se da un lato l’Università interagisce con la società e il mondo produttivo per rispondere alla domanda di formazione, dall’altro la sua ricerca è chiamata sempre più ad avere un impatto sul territorio, in termini di trasferimento dell’innovazione. Stiamo parlando di un Ateneo che conta ben 7 dipartimenti di eccellenza, selezionati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo avuto ben 16 ricercatrici e ricercatori che hanno ricevuto un finanziamento dell’European Research Council, il più prestigioso aiuto alla ricerca europea su tematiche di frontiera. Un fortissimo impulso per una ricerca ad alto impatto sociale scaturisce dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che ci vede protagonisti: l’Ateneo è presente in tutti e cinque Centri nazionali su tematiche strategiche, è partner di quattro infrastrutture nazionali di ricerca, ma soprattutto coordina un’ecosistema dell’innovazione sulle scienze della vita in Toscana e guida Age-IT, un partenariato esteso per la ricerca sul fenomeno dell’invecchiamento, analizzato in una prospettiva pluridisciplinare. Ma il contributo alla costruzione economica e sociale si misura anche con l’azione quotidiana per supportare giovani talenti nella creazione di imprese innovative dalla ricerca accademica: penso, ad esempio, a “Impresa Campus”, un concorso per idee di business rivolto a studenti, laureati e giovani ricercatori, oppure al percorso gratuito di accompagnamento per testare e validare le idee di impresa che nascono dal mondo della ricerca, a cura del Centro di Servizi di Ateneo per la Valorizzazione della Ricerca e la gestione dell’Incubatore universitario (CsaVRI) e della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione, con il sostegno di Fondazione CR Firenze”.
Quali sono le dimensioni di sviluppo di un grande Ateneo contemporaneo come quello fiorentino?
“Senz’altro una didattica che accetti la sfida delle nuove tecnologie, non snaturando il carattere dell’Università come comunità, e una ricerca che si confronti con il futuro, capace di interloquire con il mondo delle imprese, il settore pubblico, la società civile. Ma didattica, ricerca e trasferimento tecnologico hanno bisogno di dialogare tra loro in una dimensione interdisciplinare e internazionale, richiesta dalle problematiche stesse di un mondo sempre più complesso e globalizzato. Non a caso, la nostra offerta formativa conta quasi 40 lauree internazionali e vari percorsi di studio in lingua inglese. Senza dimenticare la prospettiva della mobilità internazionale, rappresentata da oltre un migliaio di studentesse e studenti dell’Ateneo che vanno in Erasmus, per studio e tirocinio, o la partecipazione di Unifi al Consorzio EUniWell, una rete di undici atenei europei impegnati sui temi del benessere”.
Per quali motivi consiglierebbe a una ragazza o a un ragazzo di iscriversi oggi al suo ateneo?
“Iscriversi all’Università a Firenze offre la possibilità di maturare un’esperienza formativa a 360 gradi, in una città unica al mondo, ricca di proposte culturali di ogni tipo. Studiare in Unifi consente anche di poter accedere più facilmente al mondo del lavoro, come certificano i dati di AlmaLaurea. Il nostro Ateneo si propone come una comunità accogliente, con servizi di orientamento in entrata, in itinere e in uscita, con un sistema bibliotecario all’avanguardia, un patrimonio museale gratuitamente a disposizione di chi studia, un centro per imparare le lingue e molte occasioni per fare sport, teatro, musica. Ci tengo, in particolare, a sottolineare l’aspetto dell’inclusione: l’Università di Firenze ha potenziato negli ultimi anni i servizi in questo campo. E un’attenzione strategica è riservata alla parità di genere: fra tutte le misure a questo scopo ricordo le borse di studio per favorire le iscrizioni delle studentesse alle lauree STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Perché il mondo universitario e la società tutta hanno sempre più bisogno del contributo del genio femminile”.