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Vita da influencer, Samara Tramontana: “Il successo da piccola mi aveva dato alla testa. Vittima di cyberbullismo, ho avuto la mia rivalsa”

L’influencer lombarda: “A nove anni ho iniziato a fare la fotomodella, in futuro sogno il cinema”
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Quando lo racconta la gente non le crede, ma a ispirare il suo nome è stata la protagonista del film horror The Ring. “I miei genitori lo hanno guardato prima della mia nascita e gli è piaciuto molto”, racconta Samara Tramontana, 20enne del piccolo paesino lombardo di Valera Fratta, in provincia di Lodi. Ad oggi ha più esperienze che anni, se si contano le partecipazioni ai programmi televisivi, l’esperienza in radio, il libro, il podcast. Di certo ha molti più follower: oltre due milioni tra i suoi coetanei.

Quando era piccola le bambine non sognavano ancora di fare le influencer. Lei cosa voleva diventare?

“A nove anni chiesi a mio padre di iscrivermi in un’agenzia per fotomodelle. Lui mi accompagnava ovunque per fare i casting e di tanto in tanto rimediavo anche qualche lavoretto. A 14 anni mi piaceva l’idea di portare a casa dei soldini, anche perché in famiglia mio padre è sempre stato l’unico a lavorare”.

Era una bambina, non era troppo presto?

“I miei genitori mi dicevano che s…

Quando lo racconta la gente non le crede, ma a ispirare il suo nome è stata la protagonista del film horror The Ring. “I miei genitori lo hanno guardato prima della mia nascita e gli è piaciuto molto”, racconta Samara Tramontana, 20enne del piccolo paesino lombardo di Valera Fratta, in provincia di Lodi. Ad oggi ha più esperienze che anni, se si contano le partecipazioni ai programmi televisivi, l’esperienza in radio, il libro, il podcast. Di certo ha molti più follower: oltre due milioni tra i suoi coetanei.

Quando era piccola le bambine non sognavano ancora di fare le influencer. Lei cosa voleva diventare?

“A nove anni chiesi a mio padre di iscrivermi in un’agenzia per fotomodelle. Lui mi accompagnava ovunque per fare i casting e di tanto in tanto rimediavo anche qualche lavoretto. A 14 anni mi piaceva l’idea di portare a casa dei soldini, anche perché in famiglia mio padre è sempre stato l’unico a lavorare”.

Era una bambina, non era troppo presto?

“I miei genitori mi dicevano che se era una cosa che mi faceva stare bene potevo continuare. Così come altri bambini chiedevano di giocare a calcio, io ero felice di partecipare ai casting”.

Quindi i social sono stati un’evoluzione naturale.

“Avevo iniziato a pubblicare video ironici su Musical.ly, antecedente di TikTok, alle medie. Ma ogni volta che andavo a scuola mi prendevano tutti in giro, è un paesino piccolo. Allora avevo solo mille follower, tra cui anche i miei genitori e delle amiche di mia mamma”.

E poi?

“Ho continuato a creare contenuti ogni giorno, finché un giorno mi contattarono da Stardust per propormi di lavorare con loro. Pensavo fosse una truffa e non risposi. Fu poi mio padre a capire che era l’offerta era vera, perché controllava di tanto in tanto i messaggi per sicurezza. Allora mi accompagnò alla Stardust House, non avevo mai visto niente del genere”.

Com’era?

“Ti ritrovi in mondo fantastico, dove non ti manca niente. C’erano delle cose che non avevo mai nemmeno sognato, come un autista che veniva a prendermi in auto per portarmi agli eventi. Sembrava di vivere in un film”.

Le ha dato alla testa?

“All’inizio sì, perché mi ero ritrovata immersa in uno stile di vita mai avuto. I primi soldi che guadagnavo li spendevo tutti e a un certo punto mi allontanai anche dalla mia famiglia e dai miei amici del paese. Fino a quando i miei genitori mi riportarono con i piedi per terra, ricordandomi da dove vengo e che stavo commettendo un errore. Ora metto riesco a mettere dei risparmi da parte”.

Non è un guadagno eccessivo?

“Sono d'accordissimo, sono tanti soldi. Ma è come il lavoro del calciatore, anche lì si guadagna tanto perché il mercato sposta tanto denaro. Allo stesso modo c’è chi paga tanto per far comparire la propria pubblicità tra il video di un creator e un altro, perché tutti ormai stanno sui social”.

Non è troppo anche rispetto all’impegno richiesto?

“Chi la pensa così non cambierà mai idea. Io non credo che fare l’influencer sia una cosa facile, altrimenti lo farebbero tutti. Ovviamente non è come andare in fabbrica, però può essere mentalmente difficile. A partire dal fatto che devi pubblicare continuamente, altrimenti rischi di buttare via il lavoro di un anno”.

Non le pesa mai?

“A volte sì. A volte penso sia fuori luogo e vorrei non farlo. Infatti quando posso mi ritaglio delle giornate fuori dai social per fare attività con la famiglia, escursioni, serate con gli amici. Tutto senza cellulare”.

Per lei è un lavoro a tutti gli effetti?

“Sì, al cento per cento da due anni ormai”.

E lo studio?

“Quando mi sono trasferita nella House c’era la pandemia, quindi la mattina seguivo le lezioni in Dad e poi creavo contenuti. L’ultimo anno l’ho finito da privatista”.

L’università non le interessa?

“Non ci sto pensando. Ma non perché credo sia inutile, anzi, ma perché al momento ho un solo piano A e mi sto focalizzando tantissimo per raggiungerlo con corsi di recitazione, dizione, eventi. Mi auguro sia così tutta la vita, poi in futuro si vedrà”.

A un certo punto si allontanò dalla Stardust House per cyberbullismo dopo l’attacco di una delle sue colleghe.

“Mi ero fidanzata da poco con uno dei componenti della casa, Christian d'Aloi. Anche la sua ex ragazza viveva con noi e si erano lasciati da circa sei mesi. Ma lei non prese bene la nostra relazione e decise di fare una live in cui disse che ero stata a letto con sette ragazzi della casa e che avevo infranto amicizie e relazioni. Questo video raggiunse centinaia di migliaia di persone, rilanciato anche da altre influencer che volevano cavalcare l’onda. E così iniziò la shitstorm”.

Che le dicevano?

“Mi davano della t**, mi dicevano che dovevo morire. Il problema è che erano davvero tanti e arrivavano ovunque, sui social, dal vivo. Smisi di uscire di casa, ma iniziarono ad arrivare anche le minacce alla mia famiglia e i miei amici. A un certo punto pensai al peggio”.

Cioè?

“Un giorno mi andai in uno dei miei posti preferiti di Valera Fratta, su un ponte, e per un attimo pensai di farla finita, che sarebbe l'unico modo per avere un po' di giustizia e finire quella tortura. Sono quei pensieri che vengono quando il cervello dà di matto, ma la vita è bellissima e ci sono un sacco di persone che adoro e che non lascerei mai, i miei amici e la mia famiglia. Da lì ho ripreso in mano la mia vita”.

Ha denunciato?

“Sì, già tre anni fa. Non vorrei dirlo, ma non è servito assolutamente a niente. Mi hanno detto che non era così grave e hanno archiviato in fretta”.

E a chi si trova nella stessa situazione che consiglia?

“Può essere banale, ma la chiave è parlarne con qualcuno, non tenersi i propri mostri testa. Se non si ha un buon rapporto con i propri genitori, ci si può confidare con gli amici, i cugini, gli insegnanti. E se non si sta bene può essere utile farsi seguire da uno psicologo”.

Ha paura possa ricapitarle?

“Sì, perché ci ho messo tantissimo a riprendermi e a ripulirmi l’immagine. Per mesi non ho lavorato. Ora ho una vita normale, ma le relazioni non le vivo bene come prima, tendo a nasconderle perché non voglio che le persone sappiano nulla del mio privato”.

Pensa che a un uomo sarebbero arrivati gli stessi insulti?

“Credo che gli avrebbero fatto i complimenti. Le donne invece vengono definite delle poco di buono se hanno una vita sessuale attiva. Io non ero davvero stata a letto con tutte quelle persone, non ho mai avuto avventure nella mia vita, ma anche se fosse successo non vedo cosa ci sarebbe di male”.

Le persone della sua età avrebbero bisogno di educazione alla sessualità?

“Sì, soprattutto i ragazzi, perché c’è l’abitudine a credere che il porno abbia a che fare con la realtà, invece è giusto sapere come funziona davvero. Anche semplicemente come è fatta una vagina, una cosa che neanche io lo sapevo prima di prendere parte al progetto social di Vagina Academy. Ma anche usare un sex toy per scoprire il proprio corpo: è una cosa normalissima, anche perché se non ci si conosce da sole non si può pretendere che lo faccia il partner”.

Lei è stata anche in televisione, a Ciao Darwin e al Grande Fratello Vip, ha scritto un libro e un podcast sulla sua storia di cyberbullismo. Non ha paura di aver bruciato delle tappe?

“No perché il mondo è imprevedibile, potrebbe finire tutto domani oppure no. E poi sono convinta di aver fatto delle esperienze che mi torneranno utili e spero di farne altre ancora. Alla fine sono giovane, ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. In futuro sogno una carriera nel cinema”.

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