Milano
Il compito più difficile per un figlio, davanti alla morte di chi lo ha messo al mondo, è quello di portarne avanti l’opera, trasmetterne il pensiero alle nuove generazioni, soprattutto se quel figlio si sente erede e parte attiva non solo di una storia familiare, ma anche di un tragico destino che lo accomuna a un popolo intero. Un popolo che ha subìto la più grande persecuzione del Ventesimo secolo. Ma è questo il mandato di cui si fa carico col suo ultimo saggio Sempre con me. Le lezioni della Shoah (Piemme) Emanuele Fiano, per lunghi anni parlamentare Pd, oggi presidente del movimento Sinistra per Israele, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz.
Amico fraterno di Liliana Segre, Nedo è stato per anni uno dei più infaticabili testimoni dell’O…
Milano
Il compito più difficile per un figlio, davanti alla morte di chi lo ha messo al mondo, è quello di portarne avanti l’opera, trasmetterne il pensiero alle nuove generazioni, soprattutto se quel figlio si sente erede e parte attiva non solo di una storia familiare, ma anche di un tragico destino che lo accomuna a un popolo intero. Un popolo che ha subìto la più grande persecuzione del Ventesimo secolo. Ma è questo il mandato di cui si fa carico col suo ultimo saggio Sempre con me. Le lezioni della Shoah (Piemme) Emanuele Fiano, per lunghi anni parlamentare Pd, oggi presidente del movimento Sinistra per Israele, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz.
Amico fraterno di Liliana Segre, Nedo è stato per anni uno dei più infaticabili testimoni dell’Olocausto. Fino a quando le forze glielo hanno consentito, quel signore dal marcato accento fiorentino e dalla capigliatura candida ha fatto piangere generazioni di ascoltatori, raccontando di quando, appena diciottenne, venne separato sulla rampa di arrivo dei treni a Birkenau dalla mamma Nella, destinata alle camere a gas. È il primo dolorosissimo capitolo della sua personale esperienza in quell’inferno che fu il più grande campo di sterminio nazista, simbolo del Male che fu inflitto a sei milioni di ebrei tra il ’38 e il ’45. «Il giorno che papà è morto io ho pensato che aveva vinto e aveva vissuto con forza, contro ogni violenza e ingiustizia, e che questa era l’eredità che ci lasciava, da tramutare in lezione», si legge nelle prime pagine di questo nuovo saggio, che sembra riprendere il filo del discorso interrotto nell’opera precedente, Ebreo. Una storia personale dentro una storia senza fine (Piemme).
In questo nuovo testo c’è un passo in più. Ci sono i racconti atroci — pagine sulle quali è difficile fermarsi — di alcune tappe dello sterminio sistematico del popolo che viveva in villaggi e città dell’Europa orientale, centinaia di migliaia di persone trucidate col fuoco e con i proiettili, costrette a scavare le loro fosse prima di essere mitragliate, private dell’identità e della dignità umana, ridotte a oggetti di sadismo indicibile. Immagini che il pogrom del 7 ottobre in Israele ha fatto esplodere di nuovo nella coscienza collettiva. C’è un immenso dolore, ma anche un “messaggio di vita” fra queste pagine, grazie alle parole di Primo Levi, Sami Modiano, Edith Bruck, Shlomo Venezia, Goti Bauer, oltre che naturalmente a quelle di Liliana Segre. La senatrice a vita, presentando questo volume, con Fabio Fazio, al Memoriale della Shoah di Milano, ha voluto ricordare il rapporto speciale che aveva con Nedo: «Era una vera fratellanza: lui è stato un maestro di vita per me, sempre. Perché lui aveva già raccontato tutto il raccontabile, quando ho cominciato a farlo io».
Anche Emanuele Fiano, fin da bambino, ha saputo qual era la storia di suo padre, ha visto la casacca a righe che Nedo mostrava a chi lo andava a trovare a casa, ha sentito sulla sua stessa pelle «le urla, i latrati, i brividi, l’urina sparsa sul corpo per riscaldarsi, la fame che impazzisce, le patate crude e sporche mangiate a morsi». Fin da allora ha dovuto fare i conti con questa tragedia immane e con il dovere di trovare il modo di tramandarne il racconto. Era questa la «preghiera laica a noi tutti, perché la loro memoria divenisse la nostra e divenisse poi una lezione universale».
Di qui, questa nuova opera, che ha un andamento altalenante: da una parte saggio storico che rivela molti episodi inediti, narrati con un linguaggio crudo — senza risparmiare i dettagli della macelleria nazista —, dall’altra analisi sulla natura e la psicologia dei carnefici, che in qualche modo riparte e perfeziona le teorie della Banalità del Male di Hannah Arendt. «Non erano stranieri, non erano mostri, non erano diversi da noi. È la crepa in quel modo istintivo di definire diverso da noi un criminale, che è il punto da cui partire per capire. È proprio il loro appartenere allo stesso genere umano a cui apparteniamo noi, sono proprio le loro doppiezze e le loro contraddizioni inspiegabili che ci mostrano il lato umano, difficilmente valutabile, dei peggiori criminali, è il loro lato umano», si legge nella lunga parte dedicata a questo tema.
I capitoli più emozionanti sono quelli dedicati al dialogo intimo con il padre e con gli altri sopravvissuti che hanno insegnato come si debba guardare avanti, comunque. E battersi perché questo non accada mai più. «Fu questa la vittoria, dimostrare che, se vuoi e se puoi, riesci addirittura a resistere a questa forza travolgente del progetto di deumanizzarti. Di renderti uguale ai carnefici. Questo il loro testamento, ad Auschwitz, a Sobibor, a Treblinka, a Varsavia, a Vilnia. Resistere si può. Ribellatevi. Si può sempre dire di no, ci urlano. È la loro lezione».
Il libro
Sempre con me. Le lezioni della Shoah di Emanuele Fiano (Piemme, pagg. 176 euro 18,90)