✕
(agf)

Roma, la scommessa della Quadriennale

Al Palazzo delle esposizioni "Tutta l’arte Fuori". Trecento opere negli spazi dell’edificio di via Nazionale. Tra giovani artisti e pioniere degli anni Settanta
2 minuti di lettura
Capitan Fragolone vive dentro una fragola gigante. È un pirata proveniente dal passato, passa le sue giornate appollaiato su una sedia nella semioscurità, lanciando sguardi spaesati ai visitatori, che da buchi praticati sul frutto posticcio possono spiarne la monotona esistenza. È spiazzante, ed è questo l’intento dell’artista classe 1988, Valerio Nicolai, che ha voluto creare un’opera fatta di incongruenze. Ma all’interno della Quadriennale — da oggi e fino al 17 gennaio al Palazzo delle Esposizioni — ricalca perfettamente lo spirito di un tempo in cui ci si sente rinchiusi in una bolla che sfugge a ogni logica: potrebbe chiamarsi capitan Zeitgeist.

Sebbene il percorso a senso unico tra 300 opere per 43 artisti, scandito da decine di "sale nelle sale" in cartongesso, voglia racchiudere, isolare, alienare (non a caso il sottotitolo è "Fuori"), la realtà riesce a infiltrarsi nei 4mila met…
Capitan Fragolone vive dentro una fragola gigante. È un pirata proveniente dal passato, passa le sue giornate appollaiato su una sedia nella semioscurità, lanciando sguardi spaesati ai visitatori, che da buchi praticati sul frutto posticcio possono spiarne la monotona esistenza. È spiazzante, ed è questo l’intento dell’artista classe 1988, Valerio Nicolai, che ha voluto creare un’opera fatta di incongruenze. Ma all’interno della Quadriennale — da oggi e fino al 17 gennaio al Palazzo delle Esposizioni — ricalca perfettamente lo spirito di un tempo in cui ci si sente rinchiusi in una bolla che sfugge a ogni logica: potrebbe chiamarsi capitan Zeitgeist.

Sebbene il percorso a senso unico tra 300 opere per 43 artisti, scandito da decine di "sale nelle sale" in cartongesso, voglia racchiudere, isolare, alienare (non a caso il sottotitolo è "Fuori"), la realtà riesce a infiltrarsi nei 4mila metri quadrati di un palazzo senza finestre. Irrompe nei fiori di Petrit Halilaj e Alvaro Urbano, che colorano una scalinata interne, intitolati " 7 aprile 2020", data del matrimonio della coppia annullato causa pandemia. La fuga forzata dalla socialità è al centro dell’opera della giovane Giulia Crispini, che stampa una sua struggente lettera (" dove vorresti che ci vedessimo?" è l’incipit) su migliaia di cartoni per la pizza, che verranno consegnati ai ristoranti del suo quartiere, il Pigneto, entrando nelle case della gente, in quell’incontro fugace che è il servizio a domicilio.

Il concetto di tempo è la chiave della mostra, curata da Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, ultimo grande evento culturale ad inaugurare in un momento in cui la città chiude. Con quasi un secolo di storia — la prima Quadriennale venne inaugurata nel 1931 — quest’anno offre una panoramica dell’arte italiana dagli anni ‘ 60 ad oggi, intrecciando le generazioni per far emergere percorsi alternativi. Così, accosta a Millennials e mid- career alcuni pionieri, sconosciuti o sottovalutati. Tutte donne: Cloti Ricciardi, Cinzia Ruggeri, Irma Blank, Lisetta Carmi, Nanda Vigo, l’italo americana Simone Forti e Lydia Silvestri. Tacciate di creare arte " oscena" — è il caso del potente reportage fotografico di un parto realizzato da Carmi nel 1968, oppure delle sculture falliche di Silvestri, datate tra ’ 66 e ‘ 80 — o troppo spesso derubricate a " mogli di", come nel caso di Nanda Vigo, legata a Piero Manzoni e Lucio Fontana, protagonista di una sala con due installazioni di neon e specchi rispettivamente del ‘ 74 e ‘ 76.

Non mancano stimolanti riflessioni sul passato coloniale dell’Italia, legato alla storia dell’edificio che nel 1931 ospitò anche una grande mostra sull’arte italiana nelle colonie d’Africa: tra queste spicca la videoinstallazione di Gianikian- Ricci Lucchi, " Pays Barbare", realizzata manipolando vecchie pellicole di inizio Novecento, e il progetto " Daar — Decolonizing architecture" di Sandi Hilal e Alessandro Petti, che creano un fittizio "Ente per la decolonizzazione".

E dopo due ore, il minimo indispensabile per riuscire a visitare la Quadriennale nella sua interezza, non si può lasciare il Palaexpo senza scendere al piano — 1, dove è in mostra " AccadeMibact": selezione dei migliori lavori dalle Accademie di Belle Arti. Artisti emergenti ma di grande talento: c’è da scommettere che qualcuno sarà protagonista del prossimo appuntamento, tra quattro anni.