Lo scorso marzo per aiutare il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo travolto dal Covid, tra i cento fotografi che avevano donato cento stampe da vendere a cento euro l’una c’era anche Oliviero Toscani. Stavolta per finanziare il bando di ConFine e promuovere progetti contro razzismo e discriminazione Toscani, che pure sull’argomento ha costruito una carriera, non c’è. Ma tornano, tra i tanti, Benedusi e Galimberti insieme a una pletora di esordienti di talento.
Si chiama Open Edition Gallery la nuova piattaforma online appena inaugurata dove oltre 180 firme mettono in vendita fino a tre scatti a testa, quasi tutti disponibili in tre formati. Per la versione 25 per 25 sono 120 euro, 250 per la media da 40 per 40, infine 350 per la large da 60 per 60. L’ideatore è come a marzo Sebastiano Leddi, fondatore e direttore di Perimetro, rivista che dal 2018 esplora Milano in immagini. E proprio grazie alle rete di sguardi e reporter intessuta attorno alla testata, Leddi è riuscito a costruire il format della galleria virtuale a fin di bene. « A marzo alla fine i fotografi erano arrivati a 200 » dice per spiegare in sostanza che la formula funzione.
La differenza sta nel respiro del progetto, destinato diversamente dal “ pilota” di marzo legato dall’emergenza, a durare. E a generare ricavi. Solo il 10% andrà infatti a finanziare ConFine, la prima call messa a punto con l’ong Live in Slums, mentre il 50% resterà agli artisti e il resto sarà investito per il mantenimento e lo sviluppo della piattaforma. Dove l’elenco dei nomi in vendita rimarrà fisso ma dove saranno gli stessi fotografi resident, ogni due mesi, a decidere se lasciare in vetrina gli stessi scatti o a esporne di più freschi. « Diciamo che sono vendite a tempo, è un modo di dare più peso all’acquisto in termini di collezionismo essendo le stampe in open edition, non cioè serie limitate » . E sempre per conferire un pizzico di rarità alle inquadrature, si è stabilito di adottare il formato della stampa quadrata, non certo il più diffuso e per questo più ricercato.
Per quel che invece riguarda il compenso degli artisti, non si tratta per ora di cifre in grado di dare una svolta al momento no che tanti attraversano, tra gallerie chiuse e investimenti pubblicitari al ribasso. « Però è un modo corretto di gratificare la loro generosità, oltre che di portare avanti una politica democratica che per una volta mette in tasca a tutti la stessa somma, famosi e non» conclude Leddi.
Data la massima libertà concessa ai fotografi sulla scelta di immagini e soggetti e vista la quantità di autori e autrici, orientarsi nell’album a schermo della galleria non è semplice. Nudi, umanità, paesaggi, la spiaggia di Camogli, architetture di Le Corbousier. Un piccolo aiuto arriva almeno dai curatori che ogni mese si occuperanno di segnalare il meglio secondo loro. A novembre è toccato a Michele Lupi, ammiratore per esempio della vista dell’Artico dall’oblò di un mercantile raccolta da Davide Monteleone. Fotografo ormai famoso soprattutto per i reportage al di là degli Urali, oltre ad essere ospite del negozio ne è anche editor at large.
La scelta di applicare un tariffario fisso comunque incoraggia davvero a scorrere la pagina senza l’ossessione per la celebrità. Anche se lì, tra tante sorprese, è inevitabile che Sergio Castellitto ritratto nel 2008 in bianco e nero mentre a un tavolo sembra discorrere col cane dalmata che gli è seduto di fronte, rubi l’occhio anche prima di scoprire che l’autore è Maki Galimberti. O dalla torre piezometrica arcobaleno della ferrovia che l’ombra di un uomo in controluce osserva dietro a un brutto e solitario palazzo dal cavalcavia di via Farini, prima di vedere di fianco la firma di Gabriele Basilico.
Si chiama Open Edition Gallery la nuova piattaforma online appena inaugurata dove oltre 180 firme mettono in vendita fino a tre scatti a testa, quasi tutti disponibili in tre formati. Per la versione 25 per 25 sono 120 euro, 250 per la media da 40 per 40, infine 350 per la large da 60 per 60. L’ideatore è come a marzo Sebastiano Leddi, fondatore e direttore di Perimetro, rivista che dal 2018 esplora Milano in immagini. E proprio grazie alle rete di sguardi e reporter intessuta attorno alla testata, Leddi è riuscito a costruire il format della galleria virtuale a fin di bene. « A marzo alla fine i fotografi erano arrivati a 200 » dice per spiegare in sostanza che la formula funzione.
La differenza sta nel respiro del progetto, destinato diversamente dal “ pilota” di marzo legato dall’emergenza, a durare. E a generare ricavi. Solo il 10% andrà infatti a finanziare ConFine, la prima call messa a punto con l’ong Live in Slums, mentre il 50% resterà agli artisti e il resto sarà investito per il mantenimento e lo sviluppo della piattaforma. Dove l’elenco dei nomi in vendita rimarrà fisso ma dove saranno gli stessi fotografi resident, ogni due mesi, a decidere se lasciare in vetrina gli stessi scatti o a esporne di più freschi. « Diciamo che sono vendite a tempo, è un modo di dare più peso all’acquisto in termini di collezionismo essendo le stampe in open edition, non cioè serie limitate » . E sempre per conferire un pizzico di rarità alle inquadrature, si è stabilito di adottare il formato della stampa quadrata, non certo il più diffuso e per questo più ricercato.
Per quel che invece riguarda il compenso degli artisti, non si tratta per ora di cifre in grado di dare una svolta al momento no che tanti attraversano, tra gallerie chiuse e investimenti pubblicitari al ribasso. « Però è un modo corretto di gratificare la loro generosità, oltre che di portare avanti una politica democratica che per una volta mette in tasca a tutti la stessa somma, famosi e non» conclude Leddi.
Data la massima libertà concessa ai fotografi sulla scelta di immagini e soggetti e vista la quantità di autori e autrici, orientarsi nell’album a schermo della galleria non è semplice. Nudi, umanità, paesaggi, la spiaggia di Camogli, architetture di Le Corbousier. Un piccolo aiuto arriva almeno dai curatori che ogni mese si occuperanno di segnalare il meglio secondo loro. A novembre è toccato a Michele Lupi, ammiratore per esempio della vista dell’Artico dall’oblò di un mercantile raccolta da Davide Monteleone. Fotografo ormai famoso soprattutto per i reportage al di là degli Urali, oltre ad essere ospite del negozio ne è anche editor at large.
La scelta di applicare un tariffario fisso comunque incoraggia davvero a scorrere la pagina senza l’ossessione per la celebrità. Anche se lì, tra tante sorprese, è inevitabile che Sergio Castellitto ritratto nel 2008 in bianco e nero mentre a un tavolo sembra discorrere col cane dalmata che gli è seduto di fronte, rubi l’occhio anche prima di scoprire che l’autore è Maki Galimberti. O dalla torre piezometrica arcobaleno della ferrovia che l’ombra di un uomo in controluce osserva dietro a un brutto e solitario palazzo dal cavalcavia di via Farini, prima di vedere di fianco la firma di Gabriele Basilico.