È questo il tempo in cui tutti siamo invisibili, e non tanto perché siamo coperti dalle mascherine ma piuttosto perché – negati gli incontri, gli abbracci, i concerti e gli spettacoli dal vivo – facciamo fatica a ristabilire un senso di comunità. Eppure c’è un festival, la quarta e ultima edizione di "Atlas of transitions", che adotta il claim " We the people" ( frase che apre la Costituzione degli Stati Uniti) per rimettere a fuoco un nuovo senso di appartenenza - a una città come all’Europa -, includendo le culture, le persone e le personalità che arrivano da altri Paesi, da altri orizzonti, da altre sensibilità.
La manifestazione prende il via oggi con un primo atto che si riappropria dello spazio fisico di Bologna. Si tratta di un nuovo intervento di arte pubblica del collettivo Cheap, che ha affisso nelle vecchie bacheche pubblicitarie della città i manifesti con le foto scattate da Michele Lapini, che ha ritratto adunanze, assemblee cittadine, proteste, azioni collettive, riti commemo-rativi, manifestazioni. Tutto ciò che oggi è interdetto. Come il teatro che ha ancora il sipario abbassato. L’azione di Cheap non a caso si intitola " Concertata" e riporta anche se solo virtualmente i corpi in piazza, ricordando che siamo prima di tutto esseri sociali che insieme fanno "politica". Nelle bacheche ci sono le donne che alzano le mani per rivendicare i propri diritti e ci sono i bolognesi che sfilano per non dimenticare la strage del 2 agosto 1980. C’è il corteo organizzato per commemorare l’uccisione di Francesco Lorusso e c’è quello in cui la città si è unita al movimento internazionale "Black Lives Matter".
« Il latino usa il verbo concertare per descrivere sia l’atto di lottare e opporsi che quello di riunire e accorpare. " Concertata" è una narrazione visiva del conflitto, delle aspirazioni al cambiamento e delle tensioni ideali collettive nello spazio pubblico», spiega Cheap.
Le aspirazioni al cambiamento sono anche la spina dorsale del festival "Atlas of Transitions" che oggi alle 21 si sposta su un palcoscenico virtuale. Sul profilo Facebook e sul canale YouTube del festival e di Emilia Romagna Teatro si terrà il primo incontro con Lola Arias, la regista argentina che da alcune settimane è rinchiusa all’Arena del Sole per preparare il suo nuovo spettacolo "Lingua Madre" che racconta l’immaginario della maternità contemporanea.
Il festival terminerà poi il 7 dicembre con un altro progetto che darà visibilità all’invisibile. Il coreografo bielorusso Arkadi Zaides presenterà la sua performance "Necropolis", nata dal tentativo di costruire una sorta di mappa dei cimiteri dei migranti che sono morti durante il loro viaggio, in mare come nei centri di accoglienza, ma che non hanno un nome. È la ricostruzione di una "Città dei Morti" che tenta di ricomporre i corpi di sconosciuti affondati nella modernità. Un rito laico che invita a non voltare lo sguardo altrove, a non chiudere gli occhi con indifferenza. Quelli ancora non li abbiamo coperti da mascherine.
La manifestazione prende il via oggi con un primo atto che si riappropria dello spazio fisico di Bologna. Si tratta di un nuovo intervento di arte pubblica del collettivo Cheap, che ha affisso nelle vecchie bacheche pubblicitarie della città i manifesti con le foto scattate da Michele Lapini, che ha ritratto adunanze, assemblee cittadine, proteste, azioni collettive, riti commemo-rativi, manifestazioni. Tutto ciò che oggi è interdetto. Come il teatro che ha ancora il sipario abbassato. L’azione di Cheap non a caso si intitola " Concertata" e riporta anche se solo virtualmente i corpi in piazza, ricordando che siamo prima di tutto esseri sociali che insieme fanno "politica". Nelle bacheche ci sono le donne che alzano le mani per rivendicare i propri diritti e ci sono i bolognesi che sfilano per non dimenticare la strage del 2 agosto 1980. C’è il corteo organizzato per commemorare l’uccisione di Francesco Lorusso e c’è quello in cui la città si è unita al movimento internazionale "Black Lives Matter".
« Il latino usa il verbo concertare per descrivere sia l’atto di lottare e opporsi che quello di riunire e accorpare. " Concertata" è una narrazione visiva del conflitto, delle aspirazioni al cambiamento e delle tensioni ideali collettive nello spazio pubblico», spiega Cheap.
Le aspirazioni al cambiamento sono anche la spina dorsale del festival "Atlas of Transitions" che oggi alle 21 si sposta su un palcoscenico virtuale. Sul profilo Facebook e sul canale YouTube del festival e di Emilia Romagna Teatro si terrà il primo incontro con Lola Arias, la regista argentina che da alcune settimane è rinchiusa all’Arena del Sole per preparare il suo nuovo spettacolo "Lingua Madre" che racconta l’immaginario della maternità contemporanea.
Il festival terminerà poi il 7 dicembre con un altro progetto che darà visibilità all’invisibile. Il coreografo bielorusso Arkadi Zaides presenterà la sua performance "Necropolis", nata dal tentativo di costruire una sorta di mappa dei cimiteri dei migranti che sono morti durante il loro viaggio, in mare come nei centri di accoglienza, ma che non hanno un nome. È la ricostruzione di una "Città dei Morti" che tenta di ricomporre i corpi di sconosciuti affondati nella modernità. Un rito laico che invita a non voltare lo sguardo altrove, a non chiudere gli occhi con indifferenza. Quelli ancora non li abbiamo coperti da mascherine.