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Il racconto dei mesi nelle chiese medioevali

Il racconto dei mesi nelle chiese medioevali

La ricerca di Jenny Bawtree nel libro "Il ciclo dei mesi", presentazione di Salvatore Settis, Terra Nuova Edizioni

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Raffigurano artigiani che riparano le botti, cavalieri con abiti festivi, contadini che zappano la terra, potano le viti, pestano l’uva nei tini o scannano il maiale: sono le rappresentazioni delle stagioni e dei mesi, talvolta accompagnate dai segni dello Zodiaco, che l’arte medievale dispiega nei portali delle cattedrali, nelle fontane, nei capitelli di chiese e chiostri, nei mosaici pavimentali o negli affreschi, immagini del tempo ciclico diffusi da nord a sud che Jenny Bawtree ha ripercorso in un viaggio e in un libro (" Il ciclo dei mesi", presentazione di Salvatore Settis, Terra Nuova Edizioni) spingendosi sino in Sicilia. È il tempo tra romanico e gotico in cui l’Europa si rimette in moto, e le attività lavorative che raccontano lo scorrere del tempo mettono in scena una dimensione quotidiana che sottintende comunque una allegoria religiosa: il tempo infatti è di Dio, e per questa ragione il tema dei mesi si ritrova in chiese, abbazie e battisteri.

 

In Sicilia, il motivo dei mesi giunge alla fine del XII secolo in due luoghi dell’Isola tra loro distanti. Il primo è Monreale, in quel chiostro benedettino che affianca la grande cattedrale di Guglielmo e che costituisce un eclatante repertorio della scultura medievale; qui, nei capitelli delle colonne d’angolo che delimitano il recinto quadrato della magnifica fontana con il motivo a zigzag del fusto di palma stilizzato, si susseguono ad altorilievo cavalieri che conducono il cavallo a pascolare, contadini che mietono l’erba, pestano l’uva o portano il maiale. Si tratta del repertorio usuale che viaggia da settentrione a mezzogiorno attraverso le maestranze itineranti in gran parte rimaste anonime all’opera nei grandi cantieri dell’epoca, e che per il chiostro normanno si pensa siano di formazione provenzale o campana; rotte tirreniche quindi, che in Sicilia si intrecciavano con quelle provenienti dall’Oriente bizantino o dal nord Africa.

 

L’altra testimonianza siciliana si trova invece a Lentini, nella Chiesa Madre; adesso è una acquasantiera, ma in origine era un capitello, probabilmente dell’abbazia di Santa Maria di Roccadia, fondata alla fine del XII secolo, contemporanea quindi del Duomo monrealese, di cui rimangono oggi pochi ruderi. Qui, per maggiore chiarezza didascalica, ogni mese è accompagnato da un cartiglio che ne specifica il nome.