"Alinari, nel futuro oltre la tradizione"

Firenze, Giorgio van Straten (presidente della Fondazione) e i piani per il museo della fotografia: "Realtà virtuale, grandi spazi e la collaborazione di professionisti di oggi"

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 La nomina a presidente della Fondazione Alinari per la Fotografia (Faf), nata dal salvataggio da parte della Regione dell’imponente archivio (si parla di circa 5 milioni di immagini) dei Fratelli Alinari, segna il ritorno a Firenze dopo 15 anni di assenza, di Giorgio van Straten. La " separazione" lo ha visto prima a Roma, alla guida delle Scuderie del Quirinale e poi a New York, dove ha diretto l’Istituto italiano di cultura. Un curriculum che ha fatto riconoscere in lui la persona adatta per lavorare ad un’istituzione ancora in fieri: « Abbiamo varato il lavoro di licensing dei diritti fotografici non appena, a dicembre, siamo entrati in possesso dell’archivio digitale; presto avremo il direttore. Dalle selezione pubblica, sono emersi tre nomi - designati da un’apposita commissione su cui il consiglio d’amministrazione dovrà esprimersi » . Eccoli: Claudia Baroncini, già alla curatela e alla gestione dei musei civici di Imola; Antonio Carloni, direttore del festival di fotografia "Cortona on the move" e Monica Maffioli, che è stata direttrice del Museo Alinari.

 

La sede della Fondazione c’è. Villa Fabbricotti, agevole per contenere lo sterminato archivio ( oggi in sicurezza nei depositi " art defender" a Calenzano) ma non per ospitare un Museo « che immaginiamo in una sede più centrale. La stiamo cercando, con l’aiuto del Comune. Il mio sogno? Uno spazio di almeno 1500 metri quadri, che possa ospitare anche mostre temporanee. Penso a Santa Maria Novella, dove si va creando un’area culturale significativa grazie al Museo Novecento e al futuro Museo della Lingua. Ma anche, perché no, alla Manifattura Tabacchi ». Gli anni a New York hanno insegnato a van Straten «che la grande capacità innovativa americana in materia d’esposizione spesso cade nell’errore di sopravvalutare l’involucro rispetto al contenuto. Insomma, operazioni immobiliari sovrastimate per cattedrali nel deserto. Noi abbiamo la fortuna di non dover costruire una sede ex novo, ma per l’allestimento ci affideremo, tramite bando, a chi ha altissime competenze museografiche».

 

Il Museo nazionale della fotografia storica dovrà essere una struttura su solide basi scientifiche « ma con una grande capacità evocativa, appoggiandosi alla forza trasmessa da immagini e oggetti del passato, ma anche ai nuovi mezzi tecnologici. Poter entare nell’antico studio Alinari grazie alla realtà virtuale ha tutto un altro sapore rispetto all’ammirarne la foto». Traghettare la tradizione nel presente, dunque: « Dovremo dar conto che l’archivio è qualcosa di più complesso dell’oleografia della vecchia Firenze. Che la sua nascita è legata alla documentazione del patrimonio artistico su cui hanno studiato generazioni di storici dell’arte. Tutto questo bagaglio dovrà interagire con la contemporaneità in modo non pretestuoso. C’è una storia di importanti commissioni fotografiche andata avanti fino ai nostri giorni - prosegue van Straten - e sarebbe interessante mettere in relazione importanti fotografi di oggi proprio sul materiale d’archivio ».

 

Una strada che, dice il presidente, sarà avviata dalla presenza di Alinari al centro di arte contemporanea all’ex Fiat di Novoli (anticipato ieri dall’assessore alla cultura Sacchi sulle pagine del nostro quotidiano), « senza contare le relazioni internazionali costruite dalla Regione in fase di ideazione della Fondazione. È utile lavorare con una struttura che non è precostituita ma si realizza pezzo per pezzo secondo ciò che effettivamente serve. Permette, ad esempio, di avvalerci di professionalità capaci sia nell’archivistica sia che in una comunicazione al passo con i tempi. Il web è il luogo ideale per mettere in pratica un’efficace narrazione della Fondazione ».

 

La Regione ha acquisito tutti i domini e i diritti di Alinari, « che è la Ferrari della fotografia. Per questo credo non sarà difficile godere di finanziamenti privati ovviamente legati a progetti specifici, concreti. La Regione ha assicurato per i primi 3 anni un contributo di 600 mila euro l’anno che copre i costi di struttura, a cui vanno aggiunti i proventi dell’attività di licensing».