Centuripe, la capitale dell'antichità

Segni rupestri nel sito del Riparo Cassataro presso Centuripe (En)   
Segni rupestri nel sito del Riparo Cassataro presso Centuripe (En)    
La cittadina in provincia di Enna è una meta storica e turistica molto ricercata per le sue pitture rupestri e un terzetto di teste romane
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Un nucleo di pitture rupestri e un terzetto di teste romane, compreso un ritratto marmoreo di Augusto rientrato per almeno cinque anni in città dopo un esilio durato 83 anni, rendono Centuripe in Sicilia una meta alquanto particolare se l’antichità più remota e la classicità romana sanno stupirvi e raccogliere il vostro interesse. Tanto più che questo paese di oltre cinquemila abitanti, a nord ovest da Catania e ad est rispetto ad Enna, si distende su dorsi collinari a 700 metri d’altitudine che dal cielo gli conferiscono una forma quanto mai singolare: quella di una stella marina. 

La Spina, sindaco e storico dell’arte

Come sindaco Centuripe ha Salvatore La Spina: cinquantenne, è uno storico dell’arte e comunicatore che prima di rientrare nel suo paese ha lavorato per anni nell’ufficio stampa degli Uffizi, poi dei musei di Siena e San Gimignano, per la società Opera Laboratori Fiorentini. Dalla Toscana ha lottato con altri contro una discarica che avrebbe inquinato il bel paesaggio e deturpato le presenze archeologiche. “Dopo quella battaglia vinta – ricorda - mi sono reso conto che un paese con questa bellezza aveva bisogno di una nuova visione, perciò mi sono candidato”. E i centuripini all’ultima tornata elettorale, nell’Ottobre 2020, hanno eletto lui.

Salvatore La Spina, sindaco di Centuripe
Salvatore La Spina, sindaco di Centuripe  
Incisioni rupestri a forma di stella e pitture di lotti

Centuripe, giusto per saperlo, significa “cento rupi”: si leva su un promontorio circondato da tre fiumi, quindi ricco di acqua, ed è in un’ottima posizione fin dall’antichità tra il mare e l’interno. Il che, spiega La Spina, ha permesso insediamenti di comunità agricole già nel Neolitico e nell’età del bronzo. Segni della loro presenza? “I più importanti sono a Pietraperciata, una collina di arenaria dove le grotticelle all’interno hanno incisioni rupestri a forma di stella. La colina è stata vincolata di recente e sovrasta la vallata di Muglia verso l’Ennese. La costruzione della discarica è stata scongiurata grazie al sito archeologico”.

Nella zona verso il catanese, non lontano dal fiume Simeto, “nel 1976 furono trovate incisioni rupestri colorate di nero, stavolta con rappresentazioni di animali come un toro. Risalgono all’età del bronzo, invece, alcune pitture rosso ocra che rappresentano figure antropomorfiche e una griglia che per gli archeologi probabilmente rappresenta un appezzamento di terreno suddiviso in lotti. In questo riparo sono state trovate anche coppette incise che per alcuni archeologi rappresentano costellazioni celesti, quindi forse era un luogo di culto. Questa zona è unica in Sicilia orientale per le testimonianze di pittura rupestre”.

I vasi centuripini trafugati e il falsario che ingannò Mussolini

L’area di Centuripe è rimasta sempre abitata. “In età ellenistica era soprannominata la “Tanagra di Sicilia”, una città famosa per le terrecotte, perché aveva una floridissima produzione di statuette fittili e maschere in terracotta. Era nota nel mondo antico per i vasi centuripini, probabilmente i primi policromi dell’arte occidentale, del II-I sec a.C. – racconta ancora La Spina –  decorati con figure con manti azzurri, rosa, gialli, legati a culti funerari o alla conservazione di materie prime. Ma i tombaroli li hanno trafugati quasi tutti e ora si trovano in musei come il British, il Louvre, il Metropolitan di New York, l’Archeologico di Palermo e l’Università di Catania. Centuripe fino ad oggi era conosciuta per i tombaroli e per i falsari che per generazioni hanno riprodotto vasi spacciati per autentici. Un tombarolo, Antonino Biondi, riuscì perfino a donare o a far donare a Mussolini un vaso spacciandolo per autentico e gli archeologi del duce non riconobbero che era un falso; lo disse lui stesso anni dopo. Per fortuna non ci sono più i falsari ma bravissimi artigiani che hanno ereditato le loro tecniche”.

Da sinistra le teste di Augusto, Germanico e Druso Minore
Da sinistra le teste di Augusto, Germanico e Druso Minore  
Augusto, il ritratto scoperto per caso

Venne l’epoca romana. La città siciliana, ricorda il sindaco-storico dell’arte, “ha sempre avuto quasi sempre rapporti privilegiati con la capitale, Cicerone la descrisse come una delle città più potenti e ricche della Sicilia. Distrutta da Sesto Pompeo per la sua fedeltà ad Ottaviano Augusto e ricostruita dallo stesso Imperatore, ha avuto un grande sviluppo architettonico sotto l’imperatore Adriano”. Dopo i ritrovamenti di notevoli statue in marmo e delle teste di Druso Minore e di Germanico, nel 1938 casualmente, durante dei lavori, emerse un ritratto proprio di Augusto. “È il più bello rinvenuto in Sicilia, di un marmo pregiatissimo, quasi trasparente”, osserva La Spina rimarcando come i lineamenti abbiano qualcosa di malinconico e dolce.

“Le statue rientrate a Centuripe per immaginarci un futuro diverso”

Il ritratto marmoreo di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto dal 28 agosto scorso è nel Museo Archeologico Regionale di Centuripe. È rientrato dal deposito del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa insieme ai ritratti di Germanico e di Druso minore. A breve rientreranno anche alcuni vasi centuripini e opere fittili. Le sculture e i vasi rientrano grazie all’intervento di La Spina, che ha voluto questo ritorno, all’assessore regionale per i beni culturali Alberto Samonà, alle istituzioni come il Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci diretto da Gioconda Lamagna e al Parco Archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro diretto da Carlo Staffile che gestisce, tra l’altro,  il museo siracusano. “Il busto di Augusto e le altre statue restano di proprietà del Museo Orsi ma qua possono diventare un volano per riappropriarsi di una identità perduta e di consapevolezza per immaginare un futuro diverso. È mancata fino ad ora la valorizzazione, invece intorno alle nostre testimonianze e ai resti dei monumenti imperiali possiamo costruire progetti di sviluppo turistico. Quella testa è in una vetrina blindata e da sola vale un viaggio in Sicilia: vederla dal vivo è sconvolgente”.

Segni rupestri nel sito del Riparo Cassataro presso Centuripe (En)
Segni rupestri nel sito del Riparo Cassataro presso Centuripe (En)