Si poteva rendere omaggio in tanti modi all’arte di Riccardo Pocci, ma la scelta è caduta sulla sua produzione più recente: le tele che sono state davanti ai suoi occhi e fra le sue mani per ultime, frutto di un lavoro in cui si sedimenta la consapevolezza di ciò che è stato e di ciò che rimarrà. My Favourite Things è il titolo della prima mostra dedicata al pittore e incisore toscano dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2024 a soli 52 anni, per una breve e grave malattia. L’esposizione è allestita nella storica sede di Palazzo Pretorio a Campiglia Marittima (Livorno) fino al 13 settembre, nell’ambito del progetto Artinsieme e in collaborazione con l’Archivio Riccardo Pocci. A curare il percorso espositivo sono Andrea Ponsini, direttore del "Salon de Montrouge" alle porte di Parigi, e la critica Lise Carta.
Nella sala principale del Palazzo, che costituisce la prima parte della mostra, le poche e ben selezionate tele colpiscono fin da subito per la sgranatura delle forme e dei colori. Le vedute della città di Roma appaiono filtrate da effetti fotografici che rendono la pittura vibrante, astratta e concettuale. Nonostante si riconoscano piazza San Pietro o una porzione del Colosseo, il rimando è a una capitale lontana dagli stereotipi da cartolina, ben più complessa nella sua essenza. In altre tele, sempre recenti, la città perde completamente i propri connotati per concentrarsi su dettagli ingigantiti: qui il gioco dello zoom allontana l’indagine sulla realtà anziché enfatizzarla. In questi spaccati è difficile scorgere la presenza umana, quasi fosse rimandata o evocata solo nella mente di chi guarda.
“Un attraversamento rapido di luoghi famosi, le cui immagini svaniscono e si disfano in modo repentino, in una riflessione che dialoga con il Futurismo, Mario Schifano e Gerhard Richter a cui Pocci dà però un contributo originale”, osserva il critico Lorenzo Canova nel suo contributo al catalogo della mostra. “Dipingere lo sfocato, il nebuloso, perché è così che si vede quando non si cerca di possedere ciò che si guarda e i monumenti ci sfuggono. La loro storia si ritira, troppo visti per essere guardati, troppo pieni di gente per appartenere a qualcuno, troppo carichi di storia per essere vissuti. Dipingendoli sfuggenti, Riccardo Pocci restituisce loro una resistenza. Non la nitidezza rassicurante dell'immagine già vista, già consumata prima ancora di essere guardata”, sottolinea sempre in catalogo, Lise Carta.
Per visitare la seconda parte della mostra si sale ai piani superiori di Palazzo Pretorio, dove l’opera di Pocci è messa in dialogo con quella di Carlo Guarnieri (1892-1988), celebre pittore e xilografo di Campiglia ospitato qui in maniera permanente. In questa sezione, una serie di xilografie di Pocci – che abbracciano varie fasi della sua produzione – sono accostate a quelle storiche di Guarnieri. Si crea così un corto circuito visivo che trova forma nella comune passione per l'incisione e nell’indubbio talento che ha contraddistinto entrambe le carriere: una molto lunga, quella di Guarnieri, e una spezzata troppo presto, quella di Pocci.
Oltre che artista apprezzato, con importanti tappe espositive a livello nazionale e internazionale, “Riccardo è stato anche un amato professore al liceo artistico 'Leon Battista Alberti' di Piombino”, racconta la compagna Marta, madre dei suoi tre bambini. Con gli occhi intrisi di commozione, ci spiega la parabola di un uomo interamente votato alla creatività e alla necessità di diffondere cultura, una missione che oggi lei ha scelto di raccogliere e portare avanti.
Nato a Piombino il 26 aprile 1972, Riccardo Pocci ha vissuto l'infanzia a Campiglia Marittima. La passione per il disegno lo porta a diplomarsi maestro d’arte all’Istituto Statale di Pisa. Nel 1997 consegue il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ottenendo poi nel 2002 il dottorato in Estetica e Teoria delle Arti all’Università Nazionale di La Plata, a Buenos Aires. È proprio in Argentina che prende il via la sua carriera internazionale e matura la sua cifra stilistica, caratterizzata dall'attenzione all’ambiente e alla dimensione socio-urbana. Dal 2004 al 2006 vive e lavora a Roma, iniziando la collaborazione con la galleria “Il Sole - Arte contemporanea”. Dopo un breve periodo a Praga, rientra in Italia e apre la sua Bottega d’arte nel borgo di Suvereto, vicino Campiglia, continuando a esporre a Berlino, Parigi, Londra, Marsiglia, Berna e Zurigo. Sempre a Suvereto, fonda l’associazione “5in5”, nata per produrre e promuovere la grafica e la stampa d’artista.
Nel territorio della Val di Cornia, Pocci si ritaglia un ruolo di primo piano: a Suvereto, nel 2022, assume la direzione artistica della manifestazione Artinborgo, che porterà avanti per due anni. Qualche anno prima, nel 2017, decideva di aprire un nuovo Atelier in una ex officina Piaggio in località Cotone-Poggetto, a Piombino, dove ha vissuto negli ultimi dieci anni, per trasformarla in un laboratorio-galleria. “Aveva sempre uno sguardo allargato, credeva nel confronto e nell’aggregazione fra artisti e appassionati – racconta con trasporto Marta –. Voleva che la cultura, in particolare quella legata alle arti visive, fosse contagiosa: un impegno che ha portato avanti negli anni con il suo lavoro da professore e con il suo infinito entusiasmo”.
My Favourite Things – Palazzo Pretorio di Campiglia Marittima, fino al 13 settembre.
• Giovedì 6 agosto, ore 20.30: Tra le mostre di Riccardo Pocci – Affissione di manifesti e presentazione delle esposizioni storiche dell’artista. Presso Neibar Laboratorio (Venturina Terme, Campiglia Marittima).
• Domenica 30 agosto, ore 19.00: Per una biografia sonora – Serata musicale in omaggio a Riccardo Pocci. Presso Villa Mussio (Campiglia Marittima).
• Sabato 12 settembre, ore 20.00: Finissage della mostra – Serata conclusiva con specialità enogastronomiche e piatti tipici locali. Presso G and B (Venturina Terme, Via della Pace).