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Stabilità

Stabilità
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Il dubbio che un esordio della legislatura tanto agitato non può che inoculare riguarda la stabilità. Richiesta dai "mercati", promessa agli elettori, sempre minacciata da almeno minime incrinature, scosse, schermaglie, la stabilità degli assetti politici non è nella tradizione italiana. E se la parola ha un'indubbia connotazione positiva, il fenomeno (o l'assenza di fenomeni) a cui viene riferita è, più in profondo, controversa.

Stare o non stare? L'inghippo si scopre incrociando l'elenco delle parole che il Partito Democratico rivendica come valori e quelle che i suoi detrattori gli rimproverano come vizi. Si è vantato di essere il partito della stabilità; gli si è imputato di essere il partito dell'establishment. "Establishment" significa "cio che è stabile": il motivo di vanto pare contenuto nel motivo dell'accusa. Dov'è quindi l'errore? La stabilità è un vizio o una virtù?

Stare è permanere, essere in continuità. Il fatto che il Pd sia rimasto al governo molto a lungo, quasi stabilmente, viene notato come un fattore di stabilità non proprio positivo. Come la Democrazia Cristiana nella cosiddetta Prima repubblica (ma senza la forza per riuscirci effettivamente) il Pd identificherebbe la stabilità del Paese con la propria stabile presenza al governo.

Il problema è però ancora più serio e ha proprio a che fare con il modo in cui la lingua rappresenta le durate. Ciò che è stabile lo è perché si è stabilito in passato, e si è dimostrato durevole. Promettere stabilità significa dunque promettere conservazione, dichiararsi parte dell'establishment, il che non accattiva le simpatie di chi vorrebbe veder stabilirsi qualcosa di nuovo e magari migliore rispetto al passato.

Il verbo "stare" è anche all'origine della parola "stato" e mette un po' di brividi che il nostro ordinamento e la sua persona giuridica prendano nome da un verbo al passato. Dello "stato" sappiamo abbastanza; l'"è" cambia non appena diventa "stato"; ignoriamo invece tutto del "sarà". Sarà quel che sarà; e poi sarà stato.


Questa è Lapsus del 15 ottobre 2022, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento