Il cartello è esposto sulla terrazza della chiesa romana di San Pietro in Montorio. Ha le consuete fattezze di un segnale stradale che indica un belvedere; riporta la silhouette di una macchina fotografica d'altri tempi e la scritta: "Paesaggio con la caduta di Icaro". C'è il paesaggio, Icaro non c'è.
Si tratta di "Icarus", un'ironica installazione dell'artista spagnolo Rogelio López Cuenca risalente alla fine degli anni Novanta. Un tempo, cioè, in cui per "caduta" si intendeva ancora il destino finale di certe ambizioni, così come la "messa a terra" era una sconfitta nella lotta greco-romana o un K.O. a pugilato e non la realizzazione concreta di un progetto e la sua attivazione.
Ai nostri giorni "punto di caduta" ha preso un significato completamente diverso e addirittura positivo. Lo si è visto in questo tormentato dopo-elezioni quando gli analisti hanno cercato di prevedere gli esiti delle diverse trattative e la possibile composizione dei numerosi dissidi.
Sulla roulette della cronaca un croupier in incognito getta la pallina bianca: quale sarà il suo "punto di caduta" ? Chi avrà puntato sulle combinazioni giuste?
Come tutti i punti, anche quello di caduta ha come caratteristica primaria il fatto di costituire una singolarità. Lunghi processi e decorsi finiscono tutti in un certo punto. Si oscilla e rischia di cadere, sino a che non si è trovato il "punto di equilibrio". Ci si sfinisce di trattative sino a che non si comprende il "punto di resistenza" della controparte, ciò a cui non può rinunciare e senza cui romperebbe la trattativa. Si tira la corda, sino al "punto di rottura". La politica dà spesso l'idea di un durevole indugio, con peripezieè, digressioni e ribaltamenti sino ad arrivare a un singolo momento in cui tutto si decide.
È altrettanto vero però che fra tutti i punti quello di caduta non può che evocare incidenti alpinistici, balzi suicidi, naufragi. La disgrazia di Icaro: altro che il "When they go low we go high" della volitiva Michelle Obama! Il mondo appare capovolto: l'alto che avevamo sempre desiderato è ora un'astrazione, un'ideale immaginario, un lusso del pensiero che non possiamo più concederci. Più saggio auspicare un punto di caduta.
Quello "di caduta" è il punto più basso, il limite estremo, il fondo paventato. Quando si sta andando a rotoli, però comporta un vantaggio: giungere là sotto equivale a potersi finalmente fermare.
Questa è Lapsus del 22 ottobre 2022, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento