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Merito

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Più da vicino la si guarda più si trova che merito sia davvero una strana parola. In certi contesti si oppone al metodo, come quando si critica qualcosa per come è e per come è stata fatta (in questo senso della parola, a scuola il metodo dovrebbe contare quanto il merito, se non di più). In altri contesti, forse i più comuni, si oppone alla colpa: "Non mi meritavo questo castigo!", protesta il bambino punito al posto del fratello o del compagno colpevole. Protestano così anche tutti quelli che si sentono svantaggiati, per qualsiasi ragione: cioè, tutti. Bambini e no. Infine il merito si oppone al privilegio. Chi dice "me lo sono meritato" sta intendendo "non me l'ha regalato nessuno".

Sì, non te l'ha regalato nessuno, eppure ci deve essere stato qualcuno che ha stabilito che te lo meritavi. E come l'ha stabilito? I più meritevoli a scuola vengono chiamati "studenti modello": infatti si conformano per condotta e profitto a un modello dato. La cosiddetta meritocrazia premia il raggiungimento di obiettivi che erano stati stabiliti in precedenza: sarà anche un sistema legittimo ma non ha molto di oggettivo.

In settimana è trascorsa la festività di Ognissanti: la santità è essa stessa un merito, anzi è il modello stesso del merito. Sono oggettivi i criteri tramite cui viene riconosciuta? La risposta non è: no. La risposta è: sì, per chi ci crede. Il merito insomma non esiste in sé. Esistono i meriti quelli che si sono imposti dopo aver zittito gli avvocati del diavolo.

E poi oltre i santi ci sono anche le prostitute. La parola "merito" deriva dal participio passato del verbo latino "mer?re", che significa "ottenere la propria parte", "guadagnare"e non sempre quel che si guadagna è positivo. Anche la condanna la si merita, quindi ci sono meriti positivi e negativi. Bisogna anche vedere come si arriva a meritarsi qualcosa. Da "mer?re" viene anche la meretrice, che si chiama così perché fa quel che fa per averne profitto (si segnala incidentalmente che non esiste il "meretore", come parola: esempio di sessismo maschilista per via negativa).

La parola che è più curioso derivi proprio da "mer?re" non è neppure "meretrice": è "merenda". La merenda si chiama così perché è qualcosa che ci si deve meritare. Ecco allora che l'istituzione di un ministero per l'Istruzione e le Merendine potrebbe rassicurare i genitori degli scolari sul fatto che lì ci si occupa sia del tempo delle lezioni sia del tempo della ricreazione. Nel merito, e nel metodo.


Questa è Lapsus del 5 novembre 2022, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento