LAPSUS

Pace

Pace
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Il politicamente corretto di destra segna un nuovo colpo riportando sulla scena uno dei suoi inarrivabili capolavori: la pace fiscale. L'eufemismo del "condono" si era un po' sciupato dopo che Giulio Tremonti, che era divenuto popolare soprattutto per i suoi strali televisivi contro i condoni fiscali, venne cooptato da Silvio Berlusconi (già suo avversario elettorale) come ministro delle Finanze e da lì varò diversi condoni più o meno mascherati. Si sa che le posizioni di governo mostrano la realtà da una prospettiva diversa.

E si sa pure che gli eufemismi si deteriorano col tempo - persino l'offensivo "vu cumprà" era nato come appellativo scherzoso e benevolo. Perciò condoni, concordati, scudi oggi non riuscirebbero più a mascherare la sostanziale volgarità della realtà a cui si riferiscono: la pietra - a volte "tombale" - calata sull'idea che fare i furbi non convenga. Invece conviene. Ma come farlo? Lo scrupoloso controllo del lessico aiuta a tenere lubrificato e quindi moderare l'attrito tra quel che si dice e quel che si fa. Non si vuole mica condonare, si vuole soltanto fare la pace. E chi non desidera la pace?

Chi non desidera la pace è qualcuno che vuole fare la guerra, qualcuno che è contro alla civile convivenza e alla tolleranza [ps: in prima stesura avevo scritto "trolleranza": bel lapsus]. Lo si vede persino nel caso della guerra, quella vera, dove l'appoggio all'Ucraina con sanzioni e forniture di armi è preso come bellicosità. Il politicamente corretto di destra dice che chi vuole la pace non deve chiedersi chi abbia davvero cominciato a combattere. Avrà avuto le sue ragioni, bisogna comprenderlo: che si tratti di invasore o di evasore.


Questa è Lapsus del 12 novembre 2022, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento