Tagli

Tagli
Si è parlato tanto di quelli delle accise. Ma che cosa sono queste benedette (o maledette) accise?
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"Tagli, ritagli e frattaglie": così si intitolava il programma semplice ma efficace con cui nel 1981 Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo aprirono la strada a un personaggio e a un genere che grandi successi di lì in poi avrebbero entrambi riscosso in televisione. Il personaggio era Lory Del Santo, che nel programma debuttò come soubrette (dopo qualche partecipazione minore). Il genere televisivo era quello del riciclo: il programma mostrava spezzoni di tv del passato, cosa che poi sarebbe diventata usuale con programmi come "Schegge", "Blob", "Techetechete' " ma che sino ad allora non era capitata praticamente mai. La paleotelevisione era flusso eracliteo, soltanto poi sarebbe diventata eterno ritorno nietzscheano.

Anche il titolo era divertente, con due parole strettamente imparentate e una invece no. I tagli e i ritagli sono lineari, precisi, calcolati. Le frattaglie (da "fratto", spezzato, rotto) sono invece organi interni, esito di operazioni splatter. Come a dire che certi spezzoni di tv sono segmenti autonomi, ben selezionati, mentre altri sono estratti in modo meno formalmente sorvegliato. Le teche contengono esemplari ben schedati, le schegge hanno una loro identità formale, mentre un "blob" è gelatina in diffusione. Alla fine però tutto fa brodo. O per dirla con Achille Campanile, per fare televisione non occorre il senso della misura ma il senso della mistura.

A parte il precedente televisivo il taglio è un'operazione che interviene in una quantità sbalorditiva di attività. Chiunque abbia a che fare con una materia solida prima o poi dovrà operare un taglio: la sarta, il falegname, il contadino, il chirurgo, il tappezziere, la cuoca, il mazziere, la parrucchiera, il macellaio, l'enologo, l'orafo, la manicure, il fabbro, il boia, il giardiniere, lo spacciatore, la presidente del Consiglio...

D'accordo: l'ultima è presente solo per scherzo. Non che tagli non ne possa fare, assieme al suo ministro dell'Economia; ma non appartiene a quella serie perché nel suo caso non si tratta di tagliare materia solida. Tagliano astrattamente (ma spesso non meno dolorosamente) amministratori, censori, redattori, moderatori, dirigenti sportivi, montatori.

Quello di cui si è discusso in settimana era però un mancato taglio, lo sforbiciamento delle accise. Ma cosa sono le accise? È una di quelle parole che sentiamo al telegiornale e accettiamo per quel che sono, senza farci troppe domande al loro riguardo. Abbiamo soltanto capito che sono imposte cioè tasse (perché non distinguiamo neanche tra quest'altre due fattispecie più generali) e colpiscono carburanti, sigarette e chissà che altro. Tanto ci basta.

Qui se ne parla perché il verbo latino "acc?dere" significa a sua volta "tagliare" e quindi il "taglio delle accise" è un taglio di tagli. Zac zac.

Anche se non ce ne accorgiamo il mondo in cui viviamo è ampiamente fondato sui tagli e a dimostrazione c'è la galassia dei derivati dalla radice originale, che è il latino "c?edere":

"incidere" (tagliare dentro);

"coincidere" (essere tagliati allo stesso modo, collimare);

"circoncidere" (tagliare intorno);

"decidere" ("tagliare via": scegliere, risolvere);

"recidere" ("tagliare da");

"uccidere" ("tagliare per abbattere", quindi con ostilità).

Ognuna di queste attività può essere compiuta con maggior o minore precisione, che pure è parola di famiglia, assieme a "cesura", "cesoia", "cemento", forse addirittura "Cesare" e "cesareo", "omicidio", "stillicidio" e tutti i "-cidio".

Come si vede la vita umana è quel che può andare dal cesareo all'uccisione, anche se ci si augura sempre che gli esiti di entrambe le operazioni possano essere ottenuti con metodi invece naturali.

Il taglio è anche un punto di vista, una particolare angolazione o impostazione: il modo individuale che ognuno può avere di fare qualcosa. E anche la parola "taglio" ha ovviamente un etimo: deriverebbe indirettamente da "talèa", che il ramo, o la foglia, o la radice da cui può nascere una nuova pianta. L'etimologia non va mai presa troppo sul serio, può dare tutt'al più suggestioni. Ma questa della talèa è una suggestione da cogliere perché noi pensiamo che i tagli siano sempre operazioni crudeli, quando non sanguinarie. Eppure chi dice "diàmoci un taglio" anche se lo fa bruscamente ha sempre l'intenzione di finire qualcosa per cominciarne un'altra. Questioni di dettaglio? No, si taglia sempre perché qualcosa germogli. Sperando ovviamente che tale qualcosa, o tale talea, non sia un'altra accisa.


Questa è Lapsus del 14 gennaio 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento