Andare a... ovvero che diavolo è l'armocromia?

Andare a... ovvero che diavolo è l'armocromia?
Il moto a luogo che è il costrutto su cui si basano le più popolari offese imperative. Ma anche molto altro
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In una delle puntate del suo Caro Marziano andate in onda in settimana (RaiTre) Pif si è sottoposto a una seduta di armocromia. Nel corso della puntata una gentile consulente d'immagine, perugina, ha accostato all'attore drappi di colori diversi per stabilire quale sia la palette più adatta ai di lui colori naturali. L'esito è che Pif è un "inverno" (le identità armocromiche sono fondate sulle stagioni) e perciò è consigliabile che si attenga alla selezione di colori che la consulente gli ha infine fornito su un'apposita schedina.

La scena vista in tv è senz'altro curiosa, ma va considerata tutt'altro che esotica. A quanto pare l'armocromia è diffusa su tutto il territorio e sono molti ai nostri tempi a sottoporsi a sedute analoghe. Del resto, male non fa: né obbliga ad abbracciare credenze discutibili o a sospendere il proprio vaglio critico razionale (come accade nel caso dell'astrologia). A chiunque sarà capitato almeno una volta di sentirsi dire: "il colore della tua sciarpa (camicia, cravatta, foulard, maglia) ti sta davvero bene". Chiunque si sarà sentito libero di tener conto o no di un simile parere. L'armocromia è l'evoluzione a sistema di questo genere di rilievi.

La consulente di Pif si faceva notare soprattutto per l'eloquio, dove ricorrevano frasi del tipo: "l'armocromia va a valorizzare la nostra unicità". Riconosciamo lo stile, lo abbiamo sentito altre volte da persone che svolgono funzioni analoghe. È uno stile che si fonda sull'espressione tecnica, che però deve anche essere comprensibile al cliente, pur continuando a risultargli professionale e quindi non alla portata di chiunque.

È proprio in questo tipo di discorsi che più naturalmente si ambienta il costrutto "andare a". A prima vista si tratta di moto a luogo ed è anche il costrutto su cui si basano le più popolari offese imperative, fra cui il nazionale "vaffanculo" che appunto sintetizza "un andare a fare" oppure l'eufemistico "vaffanbagno" e anche i non volgari "va' a nasconderti", "va' a scopare il mare" (che non ha nulla di sessuale ma invita a dedicarsi ad attività del tutto prive di possibilità di riuscita). Qualcuno però deve considerare volgare l'"andare a" anche quando suggerisce attività del tutto terse, e non scatologiche o peggio sessuali: sono coloro che per il moto a luogo ritengono più adeguato al proprio rango dire non di andare bensì di recarsi.

Nel caso di "va' a valorizzare la tua unicità", però, non si tratta di moto a luogo. Né il preziosismo deriverebbe dalla forma inglese "going to", come qualcuno pure ritiene. La sua origine è casomai dal francese, lingua il cui futuro prossimo si costruisce con "aller à" ("andare a"; in italiano invece usiamo un verbo dal senso letterale opposto: "stare per").  Ma per essere ancora più precisi l'origine è teatrale. Vi ricordate Dario Fo in Mistero Buffo ?

Spiegava il pezzo che stava per eseguire ed esaurita la spiegazione ripeteva sempre "Andiamo a cominciare". Un caso? Forse no, se nel glossario teatrale in calce al suo Manuale minimo dell'attore (Einaudi 1987, 1997) troviamo una quantità di voci come : "andare a soggetto", "andar d'addome", "andare di maschera", "andare di testa", "andare sul pubblico", "andare sul velluto", "andata via". Sono tutti modi di dire che riguardano le tecniche di recitazione, di presenza in scena e di uso della voce.

Coloro che come la perugina esperta di armocromia consultata da Pif usano frequentemente la costruzione "andare a" non ne sono magari consapevoli ma stanno facendo ricorso a una risorsa linguistica di teatralità. Del resto perché dovremmo stare attenti alla palette dei colori con cui adorniamo il volto e il corpo, se non per la nostra andata in scena sociale?


Questa è Lapsus del 18 febbraio 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento