La satira, ancora. E i suoi eterni alibi, gli interminabili equivoci. Ha limiti? È lecita? Chi decide? In che rapporti sta con il bullismo? Gli ultimi casi riguardano due donne quasi coetanee, che per gli standard italiani delle rispettive carriere e per le posizioni che hanno rispettivamente raggiunto si possono certo considerare giovani: la politica Elly Schlein e la giornalista Francesca Mannocchi. Un tratto in comune è l'essersi affermate senza aver fatto carriera interna a un partito (Schlein) o a un giornale (Mannocchi), bensì con modalità da free lance.
La prima è stata oggetto di una caricatura. È questo un genere di ritratto comico che prende il nome dalla tecnica di amplificare (quindi "caricare") il carattere somatico dominante di un volto o di un corpo. Il carattere scelto dal caricaturista era la dimensione e la forma del naso. A rendere vieppiù scivolosa la faccenda contribuiva una didascalia che tra le poche indicazioni biografiche specificava che la nuova segretaria del Pd è figlia di un ebreo ashkenazita. Sui giornali tedeschi degli anni Trenta il materiale analogo abbondava.
La giornalista Mannocchi invece è stata ritratta con un'espressione assente. La parte testuale, e un po' tortuosa, della vignetta menziona "fosforo" e "uranio" come sostanze di uso bellico, riporta tra virgolette due frasi non molto perspicue, per arrivare infine al calembour: "cranio impoverito".
Apparsi sul medesimo quotidiano, i due sono casi molto diversi. Intanto per i soggetti delle due vignette. Schlein è una politica, quindi una persona di potere, anche se al momento si trova all'opposizione. Mannocchi è una giornalista indipendente e le modalità del suo lavoro rendono ben difficile ritenerla appartenere a una casta. Diversi anche i generi espressivi: la caricatura, quindi il comico di deformazione, tale da far ridere anche i bambini; il calembour, in sé esplicito (praticamente la giornalista è dichiarata scema di guerra) ma motivato da allusioni e citazioni che potevano dire qualcosa solo a chi aveva seguito l'intervento della giornalista a un talk-show di qualche giorno prima.
Sull'effetto comico non si può discutere, ma diciamo che la risata dovrebbe derivare nel caso di Schlein dal nasone "caricato" e in quello di Mannocchi dall'insulto verso una voce considerata assai autorevole nel dibattito sull'aggressione russa dell'Ucraina. Il sospetto di bullismo è insomma legittimo.
Il problema della vignetta del cranio impoverito è il suo essere rivolta, con livore allusivo, contro una giornalista indipendente e contro opinioni maturate da un lavoro sul campo ed espresse in modo non provocatorio.
Il problema della caricatura di Schlein è che era accompagnata dall'indicazione dell'origine askhenazita del padre, evidentemente ritenuta rilevante.
In nessuno dei due casi era presente alcun elemento di leggerezza giocosa, alcuna forma di clownerie capace di stemperare almeno minimamente la corrosività del cupissimo umore di cui le due operine erano intrise.
Satira sì? Satira no? La satira contro soggetti che non sono potenti e contro le loro opinioni non è satira. Il messaggio antisemita travestito da satira non è satira.
Questa è Lapsus del 2 aprile 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento