"Boncasà"

"Boncasà"
Quando Samuel Beckett spiegò perchè scriveva: "Non so fare altro"
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In una recente intervista Margaret Atwood ha ricordato quella volta che a Samuel Beckett avevano domandato perchè scrivesse ed egli aveva risposto di non essere capace di far altro. Nell'intervista, rilasciata a Giulio D'Antona (la Stampa, 3 maggio 2023), la frase si legge in inglese ("Good for anything else"), come l'ha certamente detta Atwood, ma come altrettando certamente non l'ha detta Beckett. Il significato è quello, e ben riferito, eppure il senso complessivo è un altro. Vale la pena di raccontarlo perché è una storia curiosa.

Dobbiamo tornare al marzo del 1985 quando il quotidiano Libération, che era stato fondato dieci anni prima, decise di uscire con un numero speciale in occasione dell'apertura Salon du Livre. Si trattava di un libro di 114 pagine in brossura, intitolato "Pourquoi écrivez-vous?". Perché scrive? Nel 1919 le risposte alla stessa domanda avevano riempito tre numeri della rivista surrealista "Littérature". Nel 1985 il quotidiano parigino la pose a 400 scrittori di tutto il mondo, tra cui Jorge Louis Borges, Georges Simenon, Charles Bukowski, Raymond Carver, Allen Ginsberg, Marguerite Duras e i nostri Umberto Eco e Alberto Moravia (che rispose: "Scrivo per sapere perché scrivo"). La risposta di Beckett spiccò fra tutte le altre. Alcuni si dilungarono, altri furono più concisi ma nessuno lo fu quanto Beckett, a cui bastarono quattro parole, per scrivere le quali bastarono otto lettere alfabetiche: "Bon qu'à ça". Undici battute. In traduzione "Non sono buono che a far quello". In calco: "Buono che a quello". In pronuncia originale: "Boncasà".

Tra le tante virtù questa trovata beckettiana ha anche quella di chiarire bene in che modo le parole hanno senso oltre al loro significato. Fra: "Non sono capace di fare nient'altro" e "Bon qu'à ça" non ci sono differenze di significato, ma il senso è certo diverso. Non è una questione di "sintesi", nel senso, volgare, di "accorciare". È una questione di sintesi nel senso chimico, è riduzione all'unità. In "Non sono capace di fare nient'altro" il significato si articola, un pezzo alla volta, mentre in "Bon qu'à ça", risulta compresso, quasi fosse un'unica parola e magari un'esclamazione. La prima è la frase di una persona che ha fatto un'introspezione; la seconda sembra l'etichetta su un utensile. O il soprannome per un maniaco ossessivo.

Questa risposta di Beckett fa peraltro il paio con quella che riservò a un'incauta dama parigina, che al nativo di Dublino chiese se fosse "anglais". Lui rispose, spietato: "Au contraire".


Questa è Lapsus del 13 maggio 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento