"Spero che questa cosa non infici sull’immagine di Giorgia e che possiate rispettare la delicatezza di questo momento". Finisce così la dichiarazione con cui "Damiano dei Måneskin" (oramai il suo nome pare essere quello) ha reagito alla diffusione social di un video in cui lo si vedeva ballare con una ragazza e con lei baciarsi in modo diciamo convinto. Stiamo parlando di persone più vicine ai loro venti che ai loro trenta. La "Giorgia" nominata non è l'omonima presidente del Consiglio e non è neppure la ragazza che ballava con lui nel video ma è la persona precedentemente nota come "Fidanzata di Damiano dei Måneskin". All'inizio della dichiarazione "Damiano dei Måneskin" si rammaricava: "Sono molto dispiaciuto sia uscito questo video, non era così che volevamo gestire questa situazione".
Se siete interessati all'epoca in cui viviamo potete impugnare il taccuino.
Prima annotazione. "Uscire", in che senso? Due persone giovanissime - una rockstar e una modella in piena carriera - si baciano in mezzo a molti coetanei, in un'epoca in cui non c'è nessuno che non abbia una videocamera in tasca e un profilo social. Non è che la cosa potesse uscire: era già fuori.
Seconda annotazione. Tutti i protagonisti della storia sono sotto i venticinque anni. Nessuno è sposato, nessuno deve niente a nessuno anche se è ormai da decenni che si è resuscitata la categoria del "fidanzamento", ovviamente più impegnativa (a parole) di quella di "ragazzo", "boyfriend", "ragazza" "girlfriend". Ma, insomma: quello è anche una rockstar, ed è leader di un gruppo che emula assai volentieri le gesta delle rockstar più prototipiche. Ma ve lo vedete Mick Jagger che per una foto in cui limona Bianca anziché Marianne dichiara "Non doveva uscire così"? O anche soltanto Vasco?
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Quarta annotazione. A proposito del tono sostenuto c'è l'uso tremendo del verbo "inficiare"che significa "contestare la validità" o "compromettere" ma che in una frase come "Spero che questa cosa non infici sull’immagine di Giorgia" è usato come sinonimo di "pesare", "gravare", "incidere" e come se non fosse transitivo. È una manifestazione macroscopica di quel che in piccolo accade agli studenti che all'esame dicono o scrivono "egli" e coniano locuzioni come "i libri di egli". Inficiando un po' la propria immagine.
Infine, e anche senza voler far caso alla distorsione lessicale: cosa inficerebbe chi? Le corna? Dobbiamo intendere la frase nel senso di "Spero che il fatto che io abbia limonato con un'altra non faccia apparire Giorgia come una sfigata"? Avevamo già celebrato i funerali al vecchio motto britannico "Never complain, never explain". Casi come questo ci fanno capire che a farlo fuori è stato il culto dell'immagine. Non c'è nulla che abbia bisogno di didascalie - e quindi di parole, di scuse, lamentele, spiegazioni - quanto un'immagine. E non c'è immagine che non sia artificiosa.
Questa è Lapsus del 10 giugno 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento