Vittorio Sgarbi non chiamatelo Vic ma Vittorione. Non gradisce nomi alternativi al suo se non quello. Non risulta però che Morgan gli abbia chiesto perizie su ipotesi suggestive come Vittoriale o Vittoriano quando, la sera del solstizio d'estate, era con lui sul palco del museo romano Maxxi a presentarne il programma estivo. Sono passate più di due settimane e su quell'evento non si è ancora posata la più tenue cortina dell'oblio.
Nonché del museo e dei nomignoli, essendo in una fase provvisoriamente on della loro amicizia i due personaggi si sono occupati di moltissimi altri temi. Per esempio della prostata di Vittorione e di quella dello scrittore francese Michel Houellebecq, evocato per affinità di patologie (auguri a entrambi). Il primo lo conoscete di sicuro e quindi non vi avrà stupito sapere che oltre che alla sua prostata si è riferito più volte anche all'organo attiguo (attiguo e, a seconda dei casi, più o meno estroflesso), chiamandolo in causa con il suo nome meno aulico e adibendo lo stesso nome a interiezione secca e a ingrediente di imprecazioni più articolate.
Lo ha anche elevato a organo supremo della conoscenza, che almeno per lui è "penetrazione" ("lui" anche nell'accezione moraviana). Morgan ha allora domandato se Vittorione avesse conosciuto più donne o penetrato più libri e insomma la serata si è animata, come capita quando si hanno sul palco personaggi come i due.
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Della colorita conversazione il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano ha poi chiesto conto sia ad Alessandro Giuli (il direttore del museo, la cui nomina è stata uno dei primi atti da ministro di Sangiuliano) sia allo stesso Vittorione, che di Sangiuliano è sottosegretario, in una convivenza che si prevede non sarà sempre armonica. Non lo fu neppure quella con un altro ministro di cui Sgarbi fu sottosegretario, dal 2001, Giuliano Urbani.
Allitterazioni assai ricche, queste: Giuli, Giuliano, Sangiuliano. Dipendenti del Maxxi, donne e non solo donne, hanno poi contestato turpiloquio, sessismo e conseguente degrado della figura femminile. Si è così configurato un ormai ordinario circuito di trasgressione e indignazione.
L'interesse per il caso sarebbe francamente nullo se non fosse problematico indicare l'oggetto preciso delle trasgressioni. Le parolacce le avevamo già sentite tutte, le vanterie amatorie, pure. Si era in un museo di arte contemporanea, poi, e non c'è "provocazione" che non trovi proprio lì la sua cornice espositiva ideale e il suo posto nel relativo catalogo. Che le abbia dette un sottosegretario, figura cioè istituzionale, è una conseguenza ormai del tutto pacifica e attesa del fatto che sottosegretario sia proprio "lui".
Viene il dubbio che la vera trasgressione, l'eresia degna di censura, fosse nel riferimento alla malattia. Se il ministro ci chiedesse cosa ci sia stato di strano in quella serata con Vittorione gli risponderemmo: "Sangiuliano, la prostata!".
Questa è Lapsus del 9 luglio, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento