Caro-carrello

Caro-carrello
(reuters)

Solo Maga Maghella ci salverà dall’aumento dei prezzi

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Da bambini, tanti anni fa, risultava incomprensibile la preoccupazione dei grandi per il "caropane". Cosa temere dall'incontro di due parole tanto benevole come "caro" e "pane"? "Carovita" poneva poi addirittura un problema di concordanza, scuotendo le primissime convinzioni grammaticali appena cristalizzate in aule scolastiche ancora abbastanza austere. Ma adesso che anche la presidente del Consiglio parla di "caro-carrello" (dai giornali viene perlopiù trascritto con il trattino), adesso sappiamo: parecchie crisi e congiunture negative ci hanno nel frattempo illuminato sull'ambivalenza dell'aggettivo "caro", tanto caro quando è caro e tanto ostile quando invece significa "dispendioso".

Nell'ambivalenza dell'aggettivo "caro" è riassunta la legge economica fondamentale del capitalismo. Il valore è dato dalla domanda: se una cosa ti è molto cara la pagherai molto cara. È anche per l'umore indotto da considerazioni simili che l'economia è detta "scienza triste".

Però il "caro carrello" è una trovata indubbiamente innovativa, che parla di noi e dei nostri consumi. L'"indennità di caropane" fu concessa nel 1947 ad alcune categorie in seguito all'abolizione del prezzo politico del pane. Quello era da sempre il bene essenziale, assieme all'acqua che però era risorsa naturale gratuita (oggi che ci siamo abituati a brandizzare anche lei, quella del rubinetto è chiamata "acqua del sindaco"). Che fosse il bene essenziale per eccellenza lo dimostra anche il nome "paniere" assegnato, da che esiste l'Istat (1926), all'insieme dei prodotti di largo consumo tramite cui si osserva l'andamento dei prezzi.

Anche da un punto di vista meramente evocativo non ci si può non accorgere che da "paniere" a "carrello" il passaggio è il medesimo che avviene tra Cappuccetto Rosso nel bosco e una persona qualsiasi persa tra gli scaffali di un mini-, super-, ipermarket anche virtuale, titolare di tessera di fidelizzazione. Dal pane al paniere e dal paniere al carrello la categoria di generi dei prima necessità si è inoltre ampliata. Non si pretende più che le esigenze primarie si restringano nei limiti di un cestello: pane, uova, pere, poco più che una merenda da Geppetto.

Il comunismo non è arrivato ma il consumismo sì e quindi ora è importante che ognuno possa riempire non il suo paniere ma, almeno in parte, un carrello vero e proprio.

Se dal punto di vista delle funzioni sintattiche il "caro-carrello" riporta al costrutto del "caropane" (che è un francesismo) dal punto di vista di quelle poetico-retoriche sembra una filastrocca. "Caro carrello" come "capo cappello" o "casto castello".

Scatta un richiamo remoto, ma preciso. A Canzonissima 1971 Raffaella Carrà prendeva i panni di Maga Maghella, quella che "subitosto te lo dirà": "Se sei dei Gemelli tre giorni belli / Stasera esci se sei dei Pesci / Per la Bilancia che mal di pancia / Toro lavoro ti arriverà". Per alleviarci il caro carrello ci vorrà dunque Maga Maghella?


Questa è Lapsus del 16 luglio, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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