Editing
di Stefano BartezzaghiLa frequenza dei nuovi casi è ormai davvero fitta. Ecco gli ultimi due a me notii
A un amico viene sottoposto in bozza il testo di una locandina che lo riguarda in cui si usa come preposizione la locuzione "insieme a". Lui, professore di linguistica, la ritiene una forma colloquiale e la rettifica: "insieme con". Se la ritrova stampata come "insieme a".
A un'amica scrittrice viene chiesto un testo per corredare un libro di cui è stata curatrice e a cui tiene molto. Cesella un incipit elaborato ed elegante. Quando gli arrivano le seconde bozze non si accorge che il correttore di bozze, non avendo affatto compreso il contenuto del paragrafo, ha ritenuto che alla sua sintassi potesse giovare l'aggiunta, con una sola lettera interposta, di una particella pronominale che quella sintassi ha invece distrutto, producendo un pateracchio nonsense.
Da quando la lavorazione editoriale dei testi ha preso il nome così apparentemente professionale di "editing" quel mondo - che perfetto non è stato mai, ma ha ambito a una propria dignità - è diventato una valle di lacrime. Non conosco nessuno a cui non sia capitato mai - mai, neppure una volta - che un intervento di chi dovrebbe aiutare l'autore a dare al proprio testo la veste migliore lo abbia invece compromesso introducendo una menda del tutto gratuita. Avendo cominciato a pubblicare negli anni Ottanta posso ricordare prestazioni redazionali pressoché spettacolari. Persone che, in assenza di scuole di scrittura, avevano imparato il mestiere sul campo sapevano trattare testi e autori con il giusto dosaggio di delicatezza e fermezza: una sorta di umile autorevolezza. Capita ancora di incontrarne, ma il più delle volte l'applicazione di norme e usanze redazionali (magari errate) è rigida e anche irrispettosa.
Cosa deve pensare l'amica che ha scoperto a libro stampato che l'incipit così accuratamente calibrato era stato devastato da un intervento increscioso? Gli interventi redazionali normalmente vengono segnalati nelle bozze. Quando io scrivo "sé stesso" con il segno dell'accento, come i linguisti raccomandano ma la tradizione grammaticale scolastica interdice, a volte la bozza mi arriva con il segno biffato per cancellazione. Allora io intervengo a mia volta scrivendo "vive": la deliziosa nota con cui l'autore richiede di tornare alla sua versione (meglio: "lezione") originale. Se però la correzione viene operata senza segnalazione l'autore si può trovare a dare il suo "si stampi" senza avvedersi della mosca nel latte.
Cosa deve pensare un linguista che raccomanda una rettifica e trova emendato il suo emendamento? Non pensiamo al merito: sulle ragioni per cui "insieme con" sarebbe preferibile a "insieme a" si può discutere. Ma quando è un linguista che suggerisce la forma migliore perché non dico non "obbedirgli", ma non tenere conto della sua opinione e fare il contrario senza neppure avvertirlo?
Parte dell'approssimazione ortografica e sintattica che si riscontra nei testi dati a stampa (o altrimenti pubblicati) non è dovuta a sciatteria ma al suo contrario: una specie di eccesso di zelo, fattispecie che nello specifico è noto con le eloquenti generalità dell'"errore sapiente". Sbaglio perché sono convinto incrollabilmente che quello che mi hanno insegnato (sul "sé" di "sé stesso" il segno dell'accento non va) sia ineccepibile. Sbaglio perché credo di aver capito e visto un errore, ma l'errore non c'era. Sbaglio perché non penso che un linguista abbia il diritto di vedere un testo che lo riguarda nella forma che ritiene più corretta, se questa al mio orecchio suona male.
Sbaglio perché al corso mi hanno insegnato come un testo deve essere, per esempio che non deve contenere ripetizioni e quindi se si deve citare Leonardo Sciascia una riga dopo averlo nominato al posto del cognome va "lo scrittore di Racalmuto", e io sto attento a quello e qualche dettaglio ortografico o logico può anche sfuggirmi, sono umano anche io.
Assommando questi agli errori che gli autori producono da sé (neppure i linguisti ne sono assolutamente esenti) e a quelli dovuti al caso risulta che circolano più testi scorretti oggi di quando la produzione editoriale era più artigianale e i suoi ranghi erano meno nutriti da diplomati di scuole e master appositi.
Questa è Lapsus del 16 settembre 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento