Incredibile

Incredibile

L'uso frequentissimo di questa parola è un test di pressoché assoluta infallibilità. Ecco perché

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Una serata, un fondale marino, un film, un viaggio, un'emozione, un sorpasso in Formula Uno, una fame, un panorama, una persona, un bacio, un sogno, un tramonto, una coincidenza... Molto diverse sono le possibili circostanze che ci muovono al racconto e che riteniamo memorabili (comprese quelle che in realtà avremo dimenticato fra due giorni). Occorre però saperle raccontare, cioè saper trasmettere davvero il senso della loro rilevanza a chi pazientemente ci ascolta, così come una bilia comunica il suo movimento a quell'altra contro cui cozza. Devi colpire me con quello che ha colpito te, altrimenti stai solo rendendo annoiato me e patetico te stesso. Ecco perché l'uso - nei fatti frequentissimo - della parola "incredibile" è un test di pressoché assoluta infallibilità. Spiace quasi doverlo proclamare, perché l'aggettivo è davvero molto comune e in sé appare innocente. Però non c'è nulla di male nell'essere mediocri: è bene rendersi conto di ciò che ci tiene livellati alla mediocrità, nel caso vogliamo staccarcene. 

Quindi va enunciato con chiarezza: quando qualcuno di ciò che racconta dice che si è trattato di una serata (un fondale, un film, un viaggio, un'emozione, un sorpasso in Formula Uno, eccetera) "incredibile" si può concludere pacificamente che costui è un narratore perlomeno mediocre. Assuefatti da dosi crescenti di enfasi, usiamo "incredibile" non per affermare che qualcosa non sia credibile (anzi, al contrario: si chiede di crederci) ma per ammettere che noi non sappiamo renderne l'idea. "Incredibile" è una bandiera bianca: è l'abdicazione del narratore. Avrebbe il potere, il privilegio e l'onere di impressionare e invece lo devolve all'immaginazione dei poveracci che gli danno retta. 

Sarebbe invece utile - oltre che più consono - riservare l'aggettivo ai casi in cui qualcosa o qualcuno non ha credibilità. Purtroppo non è così. Non si può dire che Giorgio Napolitano aveva esortato Silvio Berlusconi a dimettersi perché quest'ultimo era diventato un personaggio "incredibile", anche se la causa fu proprio la perdita della credibilità internazionale dell'allora premier. Si dice invece comunemente che Berlusconi è stato un personaggio "incredibile" ed è una sorta di complimento alla vastità delle risorse di cui a suo tempo ha disposto e che è stato capace di impiegare per sorprenderci. Inattendibile, implausibile sono gli aggettivi che impieghiamo per supplire alla lacuna, o meglio a questa diserzione lessicale: "incredibile" non è più al fianco di chi vorrebbe credibilità, ma si batte sotto la misera bandiera del "non ho parole (ma voglio parlare lo stesso)". La sua icona è Rolando, il personaggio interpretato da Aldo Baglio (di Aldo, Giovanni e Giacomo), che si sbraccia ululando: "Non ci posso credere". 

Con tutto il blaterare che si fa di "credibilità" (nazionale e internazionale, politica, etica...) sarebbe certamente utile cominciare a distinguere l'incredibile in quanto inattendibile dall'incredibile in quanto ineffabile e inenarrabile. E di ciò che non si può o non si sa narrare sarebbe ancor più utile magari tacere.
 


Questa è Lapsus del 30 settembre, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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