Fuorionda

Fuorionda

Breve storia di una pratica televisiva divenuta imprevisto strip-tease del quinto potere e dei suoi detentori

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Quando la televisione sembrava ancora una cosa seria c'erano bambini che si accostavano al bordo del teleschermo per guardare le gambe delle annunciatrici. Con la dubbia innocenza che attribuisce loro Sigmund Freud, intuivano che quel che conta non si vede e lo cercavano sotto quel che invece si vede. Era l'epoca in cui l'autorevolezza era garantita da quelle tipiche figure che il genio di Sergio Saviane accomunava sotto la specie dei "mezzibusti". Avrebbe fatto un certo scalpore venire a sapere che alcuni di questi potevano talora eseguire le loro corrispondenze dall'estero per il liturgico telegiornale unico essendo correttamente vestiti con giacca e cravatta soltanto nella parte superiore del corpo, quella visibile, e rimanendo in mutande sotto la scrivania. (Così almeno vuole la leggenda che si è sentita aleggiare attorno a Sandro Paternostro).

La televisione seria aveva insomma un sopra e un sotto. Il sopra era quel che si vedeva, quello a cui si puntava e così pareva sottintendere Luciano Salce, che faceva i suoi monologhi guardando in alto, sopra la telecamere, rivolto al cielo stellato sopra il soffitto dello studio. A dare problemi era il sotto, la dimensione infera: i piedi chiamati estremità, le gemelle Kessler costrette a coprire le gambe, i mezzibusti mai inquadrati sotto il torace, la trasgressività assoluta del tortellino ombelicale di Raffaella Carrà, le canzoni di Petrolini e poi Proietti sui piedi neri e un certo monologo di Walter Chiari sul medesimo tabù visivo-olfattivo... Era l'interdetto implicito su cui ha poi giocato il genialoide Paolo Beldì, con le sue fatidiche inquadrature di scarpe nelle trasmissioni di Fazio di metà anni Novanta (Quelli che il calcio, Diritto di replica, Anima mia).

Sappiamo però che lo sviluppo delle telecomunicazioni - dal monopolio radio-tv ai social network - ha tolto centralità alla dimensione verticale, così che l'alto diviene basso e il sotto va sopra in un'alternanza fluttuante, seguendo il modello dell'ondulazione marina. Eccole, le onde. Cosa è visibile e cosa non lo è, oggi? Esiste ancora la cresta dell'onda, certo: ma poi si abbatte, si rimescola, fa schiuma. Non è più solo l'alto ad andare, come si dice, "in onda". Anzi.

Nel 1994 in uno studio televisivo di Rete4 si svolse un colloquio tra Rocco Buttiglione e Antonio Tajani, allora avversari politici ma in via di avvicinamento. I due sapevano di non essere in onda ma non sospettavano che il colloquio potesse essere registrato. Fu poi diffuso da Striscia la Notizia, Antonio Ricci parlò di un "non in onda" e poi ci si assestò sul termine "fuorionda" per coprire una fenomenologia in realtà variegata.

Le telecamere ora entrano negli spogliatoi prima delle partite di calcio e nei camerini di Che tempo che fa nella nuova edizione Discovery, a soddisfare la diffusa curiosità per vedere quel che una volta sarebbe stato escluso della scena (cioè considerato "osceno", secondo l'etimologia, falsa ma suggestiva, diffusa in Italia da Carmelo Bene). Il conduttore sorpreso da uno stacco della regia, il rientro inatteso della pubblicità, il corrispondente che è già in linea ma che appare stupefatto da un ritardo del segnale, i tifosi allo stadio che non sanno di essere inquadrati: momenti imprevisti, non sceneggiabili, sbavature di reale che marcano la differenza fra un programma tv e un film.

Il fuorionda fa fare un passo avanti, poiché diventa tale sono quando si perverte e in onda ci va. È allora che dispiega la sua potenza rivelatoria, moltiplicata proprio dal suo statuto ibrido, di cosa da non vedere e (proprio perciò) da vedere, o improvviso e imprevisto strip-tease del quinto potere e dei suoi detentori. C'è infatti una bella differenza tra le cose "da non far vedere" e le cose "da far non vedere", cioè fra il trascurabile e l'insignificante da una parte e dall'altra il segreto, il recondito, l'occulto.

Niente di inferiore, niente di superiore, niente di interiore. Via l'Inferno, il cielo stellato, la legge morale. Resta quel che è in onda davanti a noi: anche se è poi un fuorionda.


Questa è Lapsus del 28 ottobre 2023, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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