Rumore

Rumore

La scelta dei giovani dopo il delitto di Giulia: in quelle chiavi sbattute c'è un richiamo collettivo dell'attenzione

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Molti anni fa, ospite di un'università spagnola, ero a colloquio con il rettore nel suo studio quando un'impiegata entrò a dirgli qualcosa. Lui guardò l'orologio, si scusò per dover interrompere l'incontro: lui e i suoi connazionali presenti nello studio sarebbero dovuti scendere in strada. Il giorno prima era stato compiuto dall'Eta un attentato mortale e in questi casi a mezzogiorno in punto tutti gli uffici pubblici si svuotavano per un minuto di silenzio da passare in strada. Mi unii ai miei ospiti e una volta in strada notai che si fermarono spontaneamente anche un'automobile di passaggio e un operaio che aveva girato l'angolo a piedi e ci aveva visti, tutti fermi lì davanti.

Era il famoso "minuto di raccoglimento": ogni individuo si raccoglieva in sé stesso, contemporaneamente agli altri e portava il suo contributo singolare al momento collettivo in forma di sottrazione. Tutti fermi, a capo chino,in silenzio: niente da ascoltare, niente da vedere, niente da dire, niente da fare. Il lutto si esprime del resto con il colore nero, che risulta dall'assenza dei colori dello spettro visibile. Ma sappiamo bene che il lutto si può esprimere anche con il colore bianco, che è dato dalla sintesi non sottrattiva bensì additiva dei colori visibili.

La sorella, i compagni, gli amici ma anche tutti i giovani che sono rimasti particolarmente sconvolti dalla sorte di Giulia Cecchettin, assassinata dal ragazzo con cui aveva avuto e poi interrotto una relazione sentimentale, hanno scelto di esprimere il dolore e l'indignazione nelle modalità del lutto bianco: coprendo cioè lo spettro udibile con il proprio rumore.

Rumore non è soltanto un successo ormai semisecolare di Raffaella Carrà e Fai rumore non è soltanto la canzone con cui Diodato ha vinto il Festival di Sanremo del 2020. "Rumore" è anche un termine tecnico per indicare ogni disturbo che si sovrappone, per esempio al segnale televisivo.

Il problema del lutto nero è l'essere remissivo, si esprime a testa china ed è facile scambiarlo per una forma di rassegnazione. Il lutto bianco che fa rumore disturba ogni altra cosa, interrompe la normalità con la forza e non con la mitezza di un convincimento. È quel che ci vuole? Si potrebbe prenderlo come l'equivalente dell'applauso ai funerali, usanza che risponde all'esigenza di comunicare la propria presenza in modo attivo. Ma c'è una differenza decisiva. L'applauso al funerale non chiede l'attenzione di nessuno, è semplicemente un segnale che la folla dà a sé stessa, una conferma dell'esserci. Invece nelle chiavi sbattute dagli studenti c'è anche e soprattutto un richiamo collettivo dell'attenzione.

Non stanno soltanto dimostrando a sé stessi di costituire una comunità, stanno anche dicendo qualcosa al resto della società. Lo stesso avviene anche nei pur fastidiosi blocchi stradali e nelle pur sconcertanti manipolazioni di monumenti e opere d'arte esposte in pubblico. Lasciamo qui perdere la liceità e l'opportunità di questi comportamenti e concentriamoci sulla loro finalità. Ottenere attenzione, qui sullo stato dell'ambiente, là sui rischi che le donne corrono sin dalla giovane età nelle relazioni anche con uomini loro coetanei e vicini, per età, attività, socialità.

Ci sono problemi che non vengono affrontati sino a che qualcuno non si mette a fare seriamente rumore e, se non viene ascoltato, ne farà ancora di più, sino a diventare egli stesso un problema.


Questa è Lapsus del 26 novembre 2023, la rubrica di Stefano Brtezzaghi sulle parole del momento

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