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Attivista

Un arnese di inizio Novecento, ringiovanito negli anni di movimentismo ruggente ma tornato fuori in tempi assai recenti
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"Attivo maestro". Questo il titolo-calembour con cui, era quasi un mese fa (domenica 17 dicembre), il Manifesto ha annunciato la scomparsa di Toni Negri, che del collettivo del quotidiano e in particolare di Rossana Rossanda fu interlocutore polemico e costante. Il motto di spirito del titolo è, ancora una volta, azzeccato. A proposito di motti di spirito è però utile una premessa. Il genere sintetico dell'arguzia in inglese prende il nome di "pun" (in francese "pointe") in derivazione dall'italiano "punto" (o anche "punticcio": puntura e bisticcio). In spagnolo si dice "agudeza". Tutti nomi che alludono a ciò che si fa talmente sottile nel punto con cui ci raggiunge (cioè la punta) da toccare e quasi bucare e comunque irritare la pelle dando anche l'impressione di poterla trafiggere.

Come un ago, il motto di spirito infatti è una punta e ha la facoltà (nonché il mandato) di punzecchiarci, quantomeno attirando la nostra attenzione. A rendere acuminata/acuminato tale punta/punto è il fatto che vi convergono e vi si concentrano almeno due linee di senso concorrenti. A proposito dei titoli più celebri del Manifesto, per esempio, quello che salutò la nomina papale di Joseph Ratzinger era composto da due attributi perfettamente calzanti per la persona prescelta dal Conclave (l'essere un sacerdote, quindi un "pastore"; l'essere "tedesco") ma bisognava discernerli e separarli giacché il loro accostamento formava, a sorpresa, il nome di una razza canina di caratteristica tenacia nella guardia e nella difesa. In senso non più letterale bensì metaforico, e con disinvoltura certo non molto riverente, pure questa interpretazione del titolo si attagliava al teologo che per più di vent'anni aveva guidato, non senza asprezze, la congregazione per la dottrina della fede. La punta, l'agudeza era così ottenuta dall'esprimere riferimenti così diversi, ma anche calzanti alla persona, in una sola espressione linguistica multitasking. Anche nel caso del titolo "Attivo maestro" su Toni Negri a convergere nella punta/punto del motto erano due stereotipi, e proprio i due stereotipi con cui negli stessi giorni il filosofo scomparso veniva definito da antipatizzanti e simpatizzanti: rispettivamente, "cattivo maestro" e "attivista". "Cattivo maestro" è la più classica definizione malevola toccata innanzitutto a Toni Negri, e poi a quanti altri intellettuali si imputasse moralmente o anche penalmente di mandare malcapitati alunni a tirar molotov e pistolettate. L'origine della definizione si perde nella notte di quei tempi (oscuri diversamente ma non meno degli attuali): sembra rovesciare la bonomia proverbiale di detti come "L'uso è il miglior maestro" e "Il buon maestro fa buoni scolari", come dire che se invece ci sono scolari cattivi in giro occorre trovarne il docente (a farne l'elenco si scoprirebbero molti casi interessanti). "Cattivi maestri" era dunque una definizione, del tutto negativa, che derivava da una retorica conservatrice e paternalista; a questa si opponeva una retorica assai più indulgente, quella che parlava di "compagni che sbagliano". Maestri, compagni, alunni: cose un po' da libro Cuore. "Attivista" è un arnese di inizio Novecento, ringiovanito negli anni di movimentismo ruggente ma tornato fuori in tempi assai recenti. Giunti a un punto morto i partiti e intorpiditi i movimenti, la militanza non si sa più cosa sia. In compenso è tornato l'attivismo, come esperienza volontaria, di base, che si propone in ogni caso di "fare qualcosa", qualcosa di vistoso, tale da entrare nell'agenda dei media (anche loro malgrado) e smuovere le coscienze. L'attivismo ha sempre una causa "monografica", a volte di estensione assai circoscritta a volte del tutto generale: c'è attivismo contro i cambiamenti climatici planetari e attivismo contro il maschile grammaticale sovraesteso, attivismo contro i sospetti avvelenamenti degli orsi in Trentino e attivismo per i diritti umani. Toni Negri era dunque un attivista? Avrebbe approvato l'etichetta? Alcune delle vicende giudiziarie che l'hanno riguardato - diciamo le meno pretestuose e teorematiche - vertevano proprio sulla sua attività di professore e di dirigente di Potere Operaio e Autonomia Operaia: era soltanto accademico-politica o istigava effettivamente, fattivamente alla violenza che quei gruppi effettivamente, fattivamente (anche se non sempre apertamente) praticavano? È dunque come se le parti si fossero invertite: i suoi odiatori lo chiamano maestro, ancorché "cattivo", come se si fosse limitato a insegnamenti dottrinali; i suoi compagni o chi almeno lo riteneva un interlocutore con cui utilmente polemizzare lo definisce "attivista", come a rimarcare che non soltanto di parole si trattava. In effetti la consapevolezza che parlare è in sé una forma di azione si è molto diffusa (anche troppo, se a volte porta a non distinguere più tra violenza verbale e violenza fisica). Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, dice il proverbio. E proprio per mare, secondo le cronache, il professor Toni Negri lasciò l'Italia che, dopo averlo carcerato preventivamente per quattro anni e quindi eletto al Parlamento aveva consentito a un suo nuovo arresto, e ritornò a quella sua attività accademica che veniva ampiamente, e non soltanto dai suoi ex-seguaci, considerata magistrale.


Questa è Lapsus del 14 gennaio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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