Andasse
di Stefano BartezzaghiIo non capisco mica perché, ma quando vengo a sapere che qualcuno - per esempio qualcuno che si chiama Lollobrigida -: "Salvini parlasse con Tajani!" sento un brivido nella schiena, e non è un brivido di piacere. Per una volta il mio rammarico non è dovuto al rinnovato ascolto di nomi e voci di personaggi che non sono tra i miei beniamini. In occasioni come questa un problema persino più grosso mi viene posto dal verbo che intercorre fra quei nomi. "Parlasse". Il fastidio che mi dà non è scevro d'angoscia. Per molti altri indizi di degenerazione riesco a trattenere l'istintivo ribrezzo; per questo, no. No, anche se adesso non sono più sicuro che sia davvero un indizio di degenerazione.
Il congiuntivo non è il modo preferito da chi, povero lui o povera lei, si trova nella necessità di imparare la nostra bellissima lingua. È stato detto: La più bella del mondo. Sì, non fosse per…
Il congiuntivo si usa perlopiù in frasi subordinate, ma ci sono anche alcuni casi in cui compare in modo del tutto indipendente. Per esempio per supplire all'imperativo, che di per sé contempla soltanto la seconda persona: "Vai!", "Andate!". Per mandare a quel paese non chi ci sta davanti ma qualcun altro dobbiamo allora dire "Vada, vadano". Dire così dobbiamo o meglio dovremmo: perché in realtà il più delle volte si sente dire "Andasse a quel paese!". E io patisco.
"Guardassero a come è rivolto il paese": è un'altra frase che mi ero appuntato e chissà se nei due casi si parli dello stesso paese (vi andassero e guardassero). Dev'essere stato proprio in quell'occasione che mi sono deciso a consultare il sito della Crusca, pensando di trovarvi una fiera difesa della correttezza del congiuntivo presente a totale discapito di quello imperfetto (e quanto, imperfetto). E invece no. C'è una risposta di una quindicina d'anni fa che svolge sì una difesa, ma questa non è proprio arcigna: "L’uso dell’imperfetto congiuntivo al posto del presente in frasi principali che hanno valore esortativo è certamente un tratto marcato come centromeridionale, estraneo alla tradizionale norma italiana".
"Ai margini della norma italiana", e non proprio estraneo, lo dichiarava invece il linguista Luca Serianni, definendolo costrutto " tipicamente romanesco e meridionale e generalmente malvisto altrove”. Ma lo diceva trent'anni e nel frattempo, attesta la Crusca, è successo qualcosa: si è diffuso, grazie alla popolarità arrisa a suoi frequentatori come Paolo Bonolis e Antonio Di Pietro ed è stato impiegato anche da parlanti settentrionali. Insomma: non è più tanto malvisto. Dice la Crusca che non è più da considerarsi come italiano regionale ma è già italiano "substandard", che non è un insulto "abilista" ma una categoria linguistica. Le forme "substandard" sono quelle ancora avvertite come scorrette ma largamente usate nel parlato (immagino che sia ormai "substandard" anche l'orrido "piuttosto che" nel senso di "oppure", di provenienza settentrionale ma oramai dilagato anche al centro e al sud).
Ancora sulla scorta di Serianni la Crusca aggiunge un dettaglio non proprio irrilevante. "Vadano a lavorare" è un'esortazione vera e propria. "Andassero a lavorare" pure lo è, ma in questo caso il congiuntivo imperfetto aggiunge una precisa connotazione di scetticismo. Si esorta facendo capire che non si crede neppure per un secondo che il nostro auspicio si realizzerà. Si tratta dunque non soltanto di una forma non del tutto scorretta, ma anche di una forma non del tutto inutile. Volesse il Cielo, dunque, che io mi rassegni. Almeno non fosse tanto frequente…
Questa è Lapsus del 21 gennaio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento