Pensarsi

Pensarsi

Dai tempi della foto pubblicitarie di Toscani le scritte che accompagnano una visione femminile posteriore rimbalzano sempre fra sensi letterali, allusi, fraintendibili e comunque equivoci

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Pensarsi, ma anche ripensarsi. In un'epoca che invita alla più svagata spensieratezza e non fa che propiziarla, tanto più in circostanze come la sanremese, quel "Pènsati libera"era sembrata quasi un controcanto. Superfluo ricordare che a rivolgere l'esortazione espressa nel modo del comando alle donne e in particolare a quelle giovani fu Chiara Ferragni e che non la pronunciò bensì la esibì, scritta, a lettere assai evidenti sulla stola che portava sul palco dell'Ariston, poco più di un anno fa.

Forse meno superfluo sottolineare che a differenza delle ormai usuali scritte sul recto delle t-shirt quest'altra, per essere letta, richiedeva che la sua indossatrice voltasse le spalle, nella più stereotipata rappresentazione mimica del distacco (e proprio a quel Sanremo si fanno risalire i primi dissapori coniugali), ma anche dell'avanguardia. Chi mi ama mi followi, chi mi segue mi legga. E dai tempi della foto di Toscani per i Jeans Jesus le scritte che accompagnano una visione femminile posteriore rimbalzano sempre fra sensi letterali, allusi, fraintendibili e comunque equivoci.

Non se ne rispolverebbe il ricordo se passate poche settimane dall'anniversario di quella esibizione la stessa immagine della stola non fosse tornata rivolta, e questa volta di fronte, alla stessa Ferragni, nei meme subito scatenati dalla notizia di anulari senza più fede e stanze senza più Fedez. "Pènsati libera" è quel che ora siamo noi, influenzati dall'influencer, a dire a lei stessa. Che peraltro si sarà sentita libera anche da sposata, non essendo quel suo "libera" interpretabile nel senso buroanagrafico con cui lo usano i memetisti che glielo rinfacciano. Se le parole contano, occorre farci i conti: e un conto è "libera" come opposto di "coniugata", un conto è "libera" come opposto di "soggiogata". Quella più interessante alla fine è però proprio la parola "pènsati".

A Sanremo sembrava far riecheggiare quello strappetto di enunciazione che Elisa compiva proprio sul finire della sua "Luce (Tramonti a Nord-Est)", che nel 2001 forse l'allora fresca adolescente Chiara Ferragni avrà visto con ammirazione trionfare su quello stesso palco. La canzone parlava di un amore non felice e, dopo aver ripetuto più volte l'esortazione "Ascóltami", proprio sul morire della musica concludeva variandolo in "Ascóltati".

Da innamorati ci si chiede l'un l'altro: "Mi pensi?". Significa "Pensi a me?", ma anche "Pensi me?": hai un’idea del mio ruolo nella tua vita, del tuo nella mia? Analogamente nel "Pensarsi" non reciproco ma riflessivo convivono un "Pensare a sé" (cioè preoccuparsi per sé stessi, badare alla propria salute, stare lontani da relazioni perniciose e tenere mediobasso il colesterolo) e un ben più impegnativo "pensare sé".

Sarà per il retaggio verdiano dell'"ali dorate", il pensiero nazional-popolare è spesso ritratto nell'atto di trasmigrare nei cieli, dal "Non restare chiuso lì" dei Pooh all' "E va / Il mio pensiero se ne va / Seguendo un volo che già sa / In quale cuore andare e arriverà" di Albano. Qui invece il pensiero si rivolge a sé, come dire che torna al nido - magari per trovarlo vuoto e non dispiacersene neppure troppo. Concluso il convolo e il volo stesso, chiuse le ali, ripiegato il capo, si cova qualcosa. Come ci definisce il nostro pensiero di noi stessi? Per saperlo, basta pensarci.

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