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Ritrattare

Dal calciatore Acerbi a Rocco Siffredi: prima le scuse, poi la negazione delle scuse. Un fenomeno italiano
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Nella stessa settimana è capitato due volte, ad altrettante persone che, ciascuna a proprio modo, rappresentano altrettante categorie della maschilità nazionale: un calciatore e un pornodivo. Il calciatore è l'esperto Francesco Acerbi, già campione d'Europa e presumibile prossimo campione d'Italia con l'Inter; il pornodivo è Rocco Siffredi, che nel proprio settore è ancor più acclamato, anzi la stella di maggiore magnitudo.

Nulla lascia pensare che i due si conoscano ma a distanza di pochi giorni hanno compiuto schemi d'azione perfettamente analoghi, come lo stessa tema di una fuga musicale eseguito però su diverse tonalità prima da un oboe e subito dopo da un violino. Nel tema si distinguono tre fasi successive. Nella prima si svolge un colloquio privato: parole scambiate in campo, nel caso del calciatore; un'intervista, nel caso della pornostar. Nella seconda, accusato di aver offeso la persona con cui interloquiva, il protagonista si scusa e le sue scuse vengono in sostanza accettate.

Nella terza fase l'incidente che pareva già chiuso in effetti si riapre: il calciatore sostiene di non aver detto nulla di razzista contro il suo avversario, il pornodivo sostiene di aver usato un linguaggio sessista per esasperazione e di essersene scusato subito. Le scuse sono ritirate, i presunti offensori ora si dicono offesi e mentre risuona l'eco del curioso contrappunto l'impressione finale è che se viviamo nell'epoca della comunicazione non è perché comunicare si sappia, anzi. È l'epoca in cui la comunicazione si è fatta difficile, quasi impossibile, sempre critica e a volte disastrosa.

E allora è forse un po' come quando di un certo periodo storico si dice che è stata un'epoca di pestilenze. In un film o anche in un documentario l'esemplarità dei due episodi apparirebbe un filo troppo smaccata. Il calciatore e il pornodivo sono "maschi", "bianchi", "cisgender" ed eccellono in due materie in cui un po' di arroganza certo giova. In rapporto alle rispettive specialità le loro età si possono dire avanzate ma entrambi prolungano una carriera più che onorata, avendo anche superato passaggi critici di cui tutti sanno tutto (un tumore, il calciatore; un momentaneo ritiro dalle scene e disagi psicologici, il pornodivo).

In quanto alle accuse, il calciatore avrebbe impiegato contro un avversario brasiliano quella parola tabù che ormai non si può più neppure menzionare per prescriverla; il pornodivo avrebbe rivolto a una giornalista prima profferte sessuali scherzose ma esplicite e in un secondo momento insulti sessisti. Oggi come oggi donne e persone di colore costituiscono due dei tre principali bersagli di offesa (assieme agli omosesssuali) su cui si appunta il discorso becero e al cui proposito fa denuncia il discorso inclusivo ma farlo notare non deve essere ritenuto schematico: schematica è casomai la circostanza per cui ciò (i due incidenti, con quei due tipi di offesa) è effettivamente avvenuto e trattandosi di realtà non si può neanche criticare chi ne ha predisposto la sceneggiatura.

L'autrice è l'epoca. Invertendo un ordine che forse un tempo sarebbe apparso più naturale (o comunque più spontaneo) i due protagonisti non hanno negato per poi ammettere e scusarsi: hanno ammesso - ottenendo anche un primo effetto provvisoriamente difensivo - per poi negare. Forse ognuno dei due ha compreso sia pure in ritardo come la portata sociale dell'accusa che gli veniva mossa (e che dall'essersene lui scusato risultava asseverata) fosse tale da perdurare oltre l'accettazione delle scuse e il perdono da parte della persona offesa. Forse, invece, dopo le scuse proferite per tamponare il danno e magari per sincero rammarico è intervenuto qualche consiglio legale, a suggerire di negare sempre e comunque tutto ciò che non fosse stato ancora comprovato.

Forse è andata diversamente in un caso e nell'altro. Alla fine, e in entrambi i casi, le scuse sono state ritrattate. "Ritrattare" è uno di quei verbi che - come "funzionare" di "fungere" o "sanzionare" di "sancire" - sembrano escrescenze di altri. Su "trarre" è sorto "trattare"; su "ritrarre" è sorto "ritrattare". Chi ritratta ritira quanto ha detto, se ne ritrae. Ma (guarda un po' come è a volte la lingua) "ritrarsi" significa anche produrre un'immagine di quel che si è, di come ci si vede. Non è da escludersi che i due protagonisti delle penose vicende di questa settimana siano meno razzisti e meno sessisti delle parole che avrebbero pronunciato. Del resto cambierebbe ben poco. Resta sempre che il sessismo, il razzismo esistono e non finiscono dove terminano le loro parole. Da quei fronti, anzi, le parole saranno le ultime a ritrarsi.


Questa è Lapsus del 24 marzo , la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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